INTRODUZIONE ALLA STORIA DEL SATANISMO

Tracciare una panoramica ideale e semplicistica della storia del Satanismo è cosa assai ardua e difficile. Proporsi il fine di inquadrare in un unico fotogramma la complessità della filosofia del culto, con tutte le sue varianti, le sue cause, e i suoi possibili risvolti in ambito personale, l’unico nel quale una sorta di “sentire” metafisico è accettabile, è un compito che richiede impegno e disponibilità mentale di lasciar cadere i propri pregiudizi, distruggere una propria realtà se necessario, per cercare di cogliere nel seme più intimo come effettivamente la realtà satanica a noi oggi nota si sia evoluta nel corso della storia.

È mio personalissimo interesse cercare di sviscerare e trovare anche i più occulti agganci con quanto di, apparentemente, più lontano vi possa essere dal Satanismo propriamente detto, poiché la realtà del culto di Satana è nascosta, remota, antica e moderna allo stesso tempo; una realtà nella quale confluiscono pensieri e filosofie diverse, iconografie, rituali, pantheon e scritti provenienti da tutta una varietà di culture e ideologie che è impossibile elencare.

“L’ascendenza di Satana è il risultato di un elaborato incrocio di tradizioni che è durato millenni.”

Chris Mathews, Modern Satanism: Anatomy of a Radical Subculture

Tuttavia, già parlare di una definizione del Satanismo è qualcosa di limitante, parziale, che può dare delle risposte giuste ma che sempre finirà con l’essere qualcosa di incompleto vista l’ampiezza e la difficoltà del compito che ci si propone. L’unico modo per cercare di fare ordine in qualcosa che ordinato non è, è abbandonare le definizioni semplicistiche, ma che poi, al sopraggiungere dei fatti, non sono spendibili nella realtà. Ebbene, se si riesce a distruggere questo primo ostacolo e si giunge ad un più alto grado di pensiero, qualcosa si può cogliere. Sarà pertanto doveroso per chiunque voglia districarsi nel groviglio in cui ci si sta addentrando, abbandonare il sistema definitorio e prendere per buono un altro modello di pensiero, quello per immagini.

“Da lungo tempo ormai mi son reso perfettamente conto che io penso per immagini o raffigurazioni.” De Chirico

Se si vuole prendere come punto di partenza del Satanismo il Paganesimo antico, gli agganci sono molteplici e le coincidenze numerose. Si parla di una varietà di Divinità che presentano caratteristiche affini, o uguali, a quelle che vengono comunemente accostate alla figura propriamente detta “Satana”, che come parola, e non come entità, compare per la prima volta in ambito biblico.

«La partenza di Balaam provocò lo sdegno di Dio. Balaam cavalcava l’asina, accompagnato da due servitori. L’angelo del Signore andò a piazzarsi sulla strada per sbarrargli il passaggio.» Numeri 22.22

Il termine “Sàtan” qui è assunto per indicare l’angelo avversario di Balaam, agli ordini di Dio e impegnato a far sì che l’uomo davanti a lui non percorra una strada sbagliata, qui intesa come “errore irreparabile”. Rimanendo in ambito biblico, e più specificatamente, ebraico, la parola “Sàtan” è citata solo ventisette volte, e rimane una figura di poco conto e poco valore, anche perché nelle citazioni essa NON è un nome proprio, ma un semplice aggettivo qualificante, significa “avversario”, “oppositore” e viene applicato soprattutto agli uomini (solo in Giobbe, che è un libro allegorico, si applica chiaramente a un ente con poteri sovrannaturali, figura comunque ancora molto distante dal Satana cristiano e che qui si rivela piuttosto come servo di Dio che “Inquisisce” le virtù dei suoi fedeli); tutt’altro avviene con gli altri demoni che vengono presentati, tutti derivati da un’originaria divinità egizia o cananea, demonizzata dal popolo ebraico in seguito a ragioni di carattere nazionalistico e indipendentista, e il periodo della schiavitù egizia fa la sua parte, facendo conoscere al gelosissimo popolo “eletto”, una realtà assolutamente diversa, occasione dalla quale si ricorderanno parecchie caratteristiche degli Dei stranieri che serviranno poi per la futura genesi della figura del Satana biblico. L’identificazione, tardiva, del serpente dell’Eden con Satana, non è assolutamente di matrice ebraica, per la cui cultura l’animale non ha uno scopo rappresentativo, se non legato proprio al fatto biblico, ma cristiana.

Dopo il periodo del Secondo Tempio i rabbini torneranno sulla linea di pensiero concatenata alla figura di un unico Dio completamente amorevole e benevolente, ma ciò nonostante, una figura maligna è sempre presente, anche se il Diavolo, per l’ebraismo, altro non è che la rappresentazione degli errati comportamenti umani.

SATANA NEL PAGANESIMO

Volendo cambiare completamente terreno e ravvisare Satana con nomi diversi nei vari pantheon pagani prima dell’avvento del cristianesimo, come abbiamo già detto, è bene partire con una premessa che ci eviterà errori imbarazzanti e non affatto supportati da una benché minima prova storiografica: la sovrapposizione della figura di Satana con quella di Enki è avvenuta per la prima volta con l’avvento di JoS; non vi sono fonti, dirette o indirette, le quali lascino trasparire una minima peculiarità che sia condivisibile dal Satana propriamente inteso, ossia, non vi sono prove archeologiche, letterarie, eccetera, che supportino empiricamente un tale accostamento. Tra gli Dei del Paganesimo e quelli del Satanismo vi sono certamente delle somiglianze assolutamente non arbitrarie e collegate tra loro grazie all’operazione di demonizzazione che le figure divine della Vecchia Religione, non in modo minore quella greca e romana, hanno subito con l’avvento su larga scala dei monoteismi. Trovarle è certamente un’operazione molto interessante, che deve però essere portata avanti con la massima delicatezza e sensibilità storica per evitare di fare un miscuglio che non porterebbe a nulla di veritiero, e con ciò, volendo condurre un’analisi parallela, analizzeremo le divinità pagane nelle quali più si riscontrano delle caratteristiche condivisibili con quelle di Satana:

  • Dioniso: Già riconosciuto da LaVey, l’accostamento Satana-Dioniso è uno dei più condivisi dagli stessi appartenenti al culto, i quali vedono nel carattere liberatorio del Dio dell’ebbrezza un’analogia con il caos e la ribellione che il Dio certamente porta. Rimando qui una citazione del mio articolo sui culti misterici: “Figlio di Zeus e della principessa tebana Semele, egli era detto il “nato due volte”, perché, tratto prematuro dal ventre materno, fu incubato in una coscia del padre, finché non fu il momento di venire alla luce; infatti la madre, che lo aveva generato, era morta incenerita per aver chiesto al suo divino amante la grazia di farsi vedere in tutto il suo splendore. Per sottrarlo alla gelosa vendetta di Era, Zeus lo portò lontano dalla Grecia sul monte Nisa. Qui Dioniso fu allevato dalle ninfe del luogo che furono successivamente ricompensate, ottenendo di venire poste in cielo, tra le stelle, come Iadi. Era già adulto e aveva inventato il vino quando Era lo rese pazzo. In preda alla frenesia errò a lungo attraverso l’Egitto e la Siria, quindi risalì le coste dell’Asia e giunse in India, dove fu accolto dalla Dea Cibele, che lo purificò, liberandolo dalla follia e lo iniziò ai riti del suo culto. Durante queste sue peregrinazioni Dioniso insegnò agli abitanti delle regioni che percorreva l’arte della coltivazione della vite e pose al tempo stesso le basi del vivere civile. Al suo ritorno in Europa giunse in Tracia, quindi si trasferì nella natia Tebe dove affermò la sua potenza: il re Penteo tentò di opporsi al nuovo culto ma venne bestialmente punito: Dioniso fece impazzire le donne della città, colpendo per prime le sue zie (Agave, Ino, Autonoe) le quali a loro tempo non avevano dato fiducia alle affermazioni di Semele che diceva d’esser stata messa incinta dal padre degli Dei. Sconvolse l’intera città che continuava a negare la sua divinità e si rifiutava di adorarlo. Le cittadine tebane lasciarono la città per andare nei boschi del monte Citerone a celebrare le orge sacre a Dioniso. Infine spinse lentamente alla pazzia anche re Penteo, convincendolo a travestirsi da donna per andare a spiare le menadi mentre celebravano nei tiasi i riti sacri al Dio. Attirato sul monte, lo fece uccidere dalle donne tebane, che invasate dalla divinità, scambiarono Penteo per un animale selvatico. Il sovrano venne letteralmente fatto a pezzi. La prima ad avventarsi su di lui fu proprio Agave, sua madre, posta a capo di un gruppo di baccanti. La donna tornò a Tebe con la testa del figlio su una picca e la riconobbe troppo tardi, quando infine scoppiò in un pianto disperato. Dioniso condannò all’esilio da Tebe i suoi parenti, garantendo così la sua totale vendetta. Ad Argo, dove si recò in seguito, manifestò la propria potenza in modo analogo: facendo impazzire le figlie di re Preto e tutte le donne del paese che divorarono i propri figli. Poi il Dio volle recarsi a Nasso e salpò su di una nave di pirati tirreni; l’infido equipaggio, però, prese la rotta dell’Asia con l’intenzione di vendere come schiavo l’illustre personaggio, ma furono tutti mutati in delfini. Dopo avere in tal modo gradualmente imposto il dominio del suo culto, la natura divina di Dioniso fu riconosciuta da tutti e il dio poté ascendere al cielo a prendere posto tra gli Olimpi. Uno dei suoi primi atti, come Dio, fu quello di rapire Arianna, abbandonata a Nasso da Teseo, che divenne sua sposa. Si narra anche di una sua storia d’amore con Afrodite da cui sarebbe nato Priapo, il grottesco Dio della fecondità dall’enorme membro, patrono delle forze generatrici della natura, ma essa è solo una delle numerose relazioni del Dio.

Dioniso è un Dio che rompe gli schemi sociali, ai suoi misteri, nonostante la partecipazione sia essenzialmente femminile, possono prendere parte anche i maschi e gli schiavi.

Durante le celebrazioni gli iniziati si identificano con il Dio acquisendone il furore e facendo rivivere le sue vicende, si riuniscono tutti in un corteo, il tiaso, dove tutti, le donne come baccanti e gli uomini travestiti da satiri, si abbandonano alle più estreme sfrenatezze al limite della decenza, la violenza e il sangue scorrono, la sessualità e la depravazione, la dissolutezza, l’incesto, la lascivia, l’ubriachezza e l’annullamento dell’individualità portano i partecipanti a un furore brutale. Vengono uccisi animali a mani nude e le loro carni vengono mangiate crude, e attraverso l’ingestione del sangue si onora Dioniso, si sperimenta la zoè e si percepisce il caos dell’esistenza e la forza della natura.”

  • Pan: Dio della vegetazione e dei pascoli, della sessualità volta al puro godimento fisico, del piacere più basso, dello stupro e della masturbazione. Pan ha un’iconografia che rimanda decisamente al classico stereotipo di Satana, e ciò non è un caso, proprio perché viste le forte connotazioni sessuali di cui si faceva Dio, la moralità assente e la violenza di alcuni miti che lo vedono protagonista, la Chiesa decise di utilizzare i suoi attributi per simboleggiare il corruttore dell’umanità. Dal suo nome deriva il sostantivo panico, originariamente timor panico o terror panico, poiché il dio si adirava con chi lo disturbasse emettendo urla terrificanti, provocando così una paura incontrollata. Pausania descrive come i Galli, saccheggiando la Grecia, videro nel tempio di Delfi la statua del dio Pan, e ne furono così tanto spaventati, che fuggirono; alcuni miti raccontano che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata. Ma il mito più famoso legato a questa caratteristica è la titanomachia, durante la quale Pan salva gli Olimpi emettendo un urlo bestiale.

Il pagano Plutarco, nel suo De defectu oraculorum, racconta di come Pan sia stato l’unico Dio a morire. Durante il regno di Tiberio la notizia della sua morte venne rivelata a tale Tamo, un mercante fenicio che sulla sua nave diretta in Italia sentì gridare, dalle rive di Paxos: “Tamo, quando arrivi a Palodes annuncia a tutti che il grande dio Pan è morto!”. Gli studiosi si dividono tra il significato storico e quello allegorico. Secondo Robert Graves, per esempio, il grido non fu “Thamous, Pan o megas tethneke,” ma ”Tammuz Panmegas tethneke”, che significa “L’onnipresente Tammuz è morto”, cioè il dio babilonese della natura, a indicare così la fine di un’oscura era politeista, di cui aver “timor panico”, e l’inizio di un nuovo mondo sotto la luce di Cristo, morto appunto sotto l’impero di Tiberio (così Eusebio di Cesarea nel suo Praeparatio Evangelica).

A partire dall’epoca romantica, soprattutto in Inghilterra, la figura di Pan venne però enormemente rivalutata, in quel mondo avviato verso l’industrializzazione e la distruzione progressiva dell’ambiente naturale, come reazione vi fu una ricerca della purezza delle origini e così il Pan romantico divenne quasi il dio della natura per antonomasia. Tra l’altro, la voglia di tornare alla purezza dei costumi del passato fu una caratteristica onnipresente anche nella patria del suddetto movimento artistico, ed è a questo periodo che torna in auge l’interesse per l’antico e la mitologia germanica.

Il successivo passaggio di rivalutazione viene spiegato da Hutton con i lavori dell’antropologa Margaret Murray: il dio divenne il fulcro degli studi dell’autrice ed in particolare di una sua tesi molto controversa, secondo la quale Pan era al centro di un culto pagano, sopravvissuto all’avvento del Cristianesimo, un culto poi catalogato e perseguitato dall’inquisizione come stregonesco. In seguito a queste premesse, la figura di Pan venne quindi sincretizzata con quella di altre divinità cornute come Dioniso e Cernunnos, divenendo la divinità principale dell’odierna religione Wicca.

  • Cernunnos: nome latinizzato dell’originale “Kernon” celtico, il Dio delle sacre querce, lo spirito divinizzato degli animali, in particolare dei cervi, i quali lo rappresentano, ed è, insieme a Pan, il Dio cornuto dalle più forti connotazioni sessuali. I rituali in suo onore si tengono nei boschi, e sono cerimonie animalesche nei quali si richiama anche la forte natura sessuale da lui rappresentata. Il fatto che sia rappresentato da un cervo non è una coincidenza, poiché l’animale matura le sue corna proprio durante il periodo dell’amore, le quali poi cadono e si rinnovano ogni anno. Questo è uno dei tanti motivi per cui tutti gli Dei cornuti, o quasi, rimandano a un qualche ambito della sfera sessuale, o più frequentemente, alla sua totalità, e, guarda caso, sempre a livello animalesco.
  • Seth: qui giungiamo infine a trattare una figura decisamente strana; classicamente, Seth è il Dio del caos, della violenza, degli stranieri, e del deserto infecondo, colui che uccise suo fratello Osiride, preposto invece a protezione del nero limo fertile, per usurparne il potere. È un Dio mai compreso fino in fondo, di cui non conosciamo ancora l’animale simboleggiante, chiamato tutt’oggi “animale di Seth”, proprio per la nostra ignoranza in merito, né tantomeno l’esatta pronuncia del nome.

Durante la XIX dinastia il nome di Seth torna a comparire nelle titolature reali come nomen (Seti I e Seti II), lo stesso tempo nel quale viene rivalutato a causa del legame sacerdotale tra il potere regale e il Dio stesso, e le raffigurazioni che lo vedono sulla prua dell’imbarcazione notturna di Ra, impegnato nel conflitto con Apopi, risalgono proprio a questo periodo. È stato la maggiore divinità degli Hyksos, come pure il protettore dei sovrani condottieri Ramessidi, divenendo infine la divinità dei paesi stranieri e quindi un Dio ostile. Seth è il Signore del deserto, adorato dai carovanieri che si spostavano tra un’oasi e l’altra. È però una divinità a tutti gli effetti, di pari potere agli altri e che merita adorazione per la sua possanza. Assolve, inoltre, anche compiti fondamentali: è il dio della guerra e della forza bruta, che insegna ad asservire nella lotta violenta per vincere in battaglia e trovare l’onore. Il Compendium Daemonii stesso supporta la tesi secondo la quale Seth sia una delle forme primigenie di Satana.

A proposito di parallelismi con altri culti, il satanista laveyano Vexen Crabtree illustra altre figure religiose metafisiche che a suo avviso sono assimilabili all’archetipo satanico. Uno probabilmente valido e decisamente interessante è ad esempio quello ravvisato tra il Satana cristiano e il Mara Buddhista, entrambi simboli del male perché forze delle passioni e dei desideri carnali umani

Ora però, non vogliamo certo cadere nel banale errore di fraintendimento tipico dei profani, ossia ritenere le caratteristiche sopra indicate peculiari di un Dio maligno e menefreghista; tralasciando il fatto che, e lo dico a sprezzo di tutte le accuse che mi si possono muovere contro, nulla di male ci sarebbe nell’ispirarsi a un Dio così forte e freddo, proprio per acquisire una padronanza bestiale di sé stessi, è doveroso rimandare anche l’aspetto luminoso del Dio al quale tutti ci ispiriamo: Lucifero. La stessa formula rituale “In nomine Dei nostri Satanas Luciferi Excelsi” non è un qualcosa da ripetere come automi ignorandone completamente il senso. Il porre una dualità in una formula così famosa sta ad indicare i due aspetti del Dio, quello bestiale, caprino, furioso, animalesco, quello che non viene accettato dal Satanismo buonista e, come a tanti piace definire, “sicuro”. Parlando di “Via della Mano Sinistra”, bisogna infatti essere coscienti che si nomina un percorso non affatto facile, non affatto sicuro e non affatto tranquillo, nel quale non è sufficiente leggere un singolo libro, quando vi è la decenza di farlo, un sito, o peggio ancora, basarsi solo sul proprio sentimento, senza riempirsi la bocca di inutile retorica e nozioni storiche completamente prive di fondamento o di senso. Il sentimento per così dire “fideistico”, è presente, specie agli inizi del proprio percorso, e non si parla solo di Satanismo, un sentimento di “fede” irrazionale, è normalissimo, ma è una fede che si basa sul nostro sentimento il quale verrà poi messo alla prova, testato, distrutto e ricostruito sulle vecchie macerie dell’ignoranza pregressa, sia agli inizi, per capire se questa è la strada che fa per noi, sia durante le ricerche e le esperienze che si accumulano durante il percorso, e il sentire dovrebbe essere solo la piattaforma di lancio per poi gettarsi in ricerche più concrete, dapprima sui libri, e infine passando alla pratica. Non è possibile tirare a campare nella via satanica continuando a pensare che gli Dei siano tutti buoni e pronti a donarci irrimediabili segreti occulti se e solo se siamo belli innamorati di loro. Tuttalpiù, questa è la base su cui poi uno deve spingersi oltre fino ai limiti estremi della propria mente e del proprio fisico, perché credere e ritenere che tutti i grandi maghi della storia siano stati degli incapaci e degli illusi dai grigi, è pressoché imbarazzante. Quindi, il Satanismo, quello vero, richiede il sangue, l’autosacrificio e l’oscurità, e per oscurità si intende proprio Oscurità, non un semplicistico amore del buio correlato da una frase ad effetto che lascia trasparire soltanto idiozia e banalità.

È per questo motivo che il Satanismo non sa cosa farsene di meditazioni spicce adattate per la mentalità occidentale; credere o meno al concetto di Shakti nel corpo umano, ovvero sia chakra e kundalini, e, conseguentemente, passare alla pratica, sta alla potestà del singolo satanista, ma lo stesso satanista DEVE sapere che questi sono concetti originari del sub-continente indiano, e strettamente connessi con uno dei culti più belli di tutta la storia dell’umanità: l’Induismo. Ripeto, il Satanismo non è castrante, e rende il praticante libero di prendere ciò che ritiene consono a lui, ma intelligenza vuole che almeno si conosca veramente quello in cui si crede, la sua genealogia e la sua storia. Tuttavia, per non dilungarsi oltre, la formula latina a cui prima si accennava, allude a due aspetti di Satana, quello ferino, e quello luminescente, al quale è collegata la figura di Lucifero, inteso come liberatore, distruttore di dogmi e di catene, portatore di razionalità e conoscenza illuminata. Anche qui, si ravvisano in diversi pantheon alcune caratteristiche affini a quelle del Portatore di Luce:

  • Shiva: Le Divinità indù hanno una genealogia e una complessità troppo grande per essere tutta esplicata, tuttavia qui basterà dire che uno degli epiteti di Śiva è Hara, che letteralmente significa “Colui che porta via”, “Colui che distrugge”. L’aspetto distruttivo è da ricercarsi nelle origini dell’Induismo, negli inni vedici più antichi, in cui era chiamato Rudra e dipinto come una deità terrifica e potente. Con la diffusione del concetto, fuorviante, di Trimūrti, la figura di Śiva è stata identificata principalmente con il suo aspetto dissolutivo, e quindi rinnovatore (senza tuttavia dimenticare o trascurare gli altri aspetti). Nella Trimūrti Śiva rappresenta la forza che riassorbe i mondi e gli esseri nel Brahman immanifesto, è l’aspetto divino che conclude i cicli duali di vita-morte, per consentire a Brahmā (l’aspetto creativo) di iniziarne degli altri; è anche il Signore che distrugge la separazione tra il Sé individuale e il Sé universale. L’appellativo di “distruttore” non è quindi da intendersi in senso negativo, in quanto tale azione si esplica in realtà contro ciò che ostacola, oppure è un aspetto della necessità stessa degli eventi: non è possibile una creazione senza una precedente distruzione. Shiva è inoltre considerato il distruttore delle illusioni e delle menzogne. Poiché la Trimūrti è correlata anche coi tre guṇa (le tre tendenze, o qualità della manifestazione), come componente della Trimūrti ed in virtù del suo appellativo di Distruttore, Śiva è anche considerato l’aspetto divino preposto al controllo del tamas, la tendenza disintegrante, cui sono associate qualità come passività, inerzia, non-azione, ignoranza; qualità che si riferiscono al mondo sensibile, quello delle azioni cioè: solo tramite la non-azione, la rinuncia ai vizi come alle virtù, al bene come al male, è possibile la realizzazione.
  • Prometeo: secondo la mitologia greca, Prometeo donò il fuoco agli uomini, e fu punito dal Dio degli Dei, Zeus, perché il fuoco era un elemento divino, custodito solo ed esclusivamente nelle fucine del fabbro divino, Efesto. Come punizione fu condannato ad essere incatenato al supplizio, e, incatenato al Caucaso, un’aquila gli rodeva giornalmente il fegato, che poi ricresceva ogni notte, e la tortura andava avanti in eterno.

Riguardo la figura di Lucifero, inteso come “portatore di conoscenza”, possiamo includere nell’Archetipo:

  • il Serpente dell’Eden con il frutto proibito della Conoscenza del bene e del male
  • gli Angeli Vigilanti che insegnano le arti e le scienze agli uomini nel Libro di Enoch
  • il Cristo gnostico
  • Maui, dei miti polinesiani, direttamente comparabile al Prometeo greco, che ha rubato il fuoco del progresso agli Dèi per averlo donato agli uomini
  • Inanna, dei miti sumeri, che ruba le sapienze di tutte le arti e scienze ad Enki per portare la civiltà al suo popolo.

La cosa davvero interessante di queste figure è che tutte in qualche maniera sono “ribelli” e disobbedienti ad un’altra divinità dominante e sono veicoli di questo sapere proprio per liberare gli uomini dall’egemonia di questi Dèi dominanti (un desiderio di emancipazione e indipendenza dalla divinità per mezzo del sapere conquistato che possiamo ascrivere tranquillamente a istanza demoniaca). Quasi sempre infatti, questi semidei o figure mitiche vengono punite o ostacolate dal Dio maggiore perché non sia permesso all’uomo di conquistare questo sapere occulto. Un archetipo trasversale a un po’ tutti i popoli e culture umane che Jung lo definisce come qualità propria dell’Archetipo del Puer Aeternus, dell’eterno e divino fanciullo che tenta di emanciparsi dalle figure dominanti e apparentemente invincibili per giungere all’autorealizzazione:

“Il fanciullo è avvenire in potenza. Perciò non sorprende che i salvatori mitici siano spesso Dèi fanciulli. Il fanciullo anticipa quella forma che risulterà dalla sintesi degli elementi coscienti e incoscienti della personalità. E’ dunque un simbolo unificatore degli opposti, un mediatore, un “salvatore”; ovvero un artefice della totalità. […] “Fanciullo” indica qualcosa che muove verso l’autonomia. Esso necessita un distacco dalle origini: lo stato di abbandono è dunque una condizione necessaria, non un mero fenomeno concomitante. […] Non poche figure di fanciullo sono “portatrici di civiltà” e sono identificate tra coloro che promuovono la civiltà, come il fuoco, il metallo, il frumento, e via dicendo. “Portatori di Luce”; cioè accrescitori della coscienza, essi sconfiggono le tenebre, ovvero il precedente stato di incoscienza. Una coscienza più alta, in quanto sapere che oltrepassa i limiti della coscienza attuale, è sinonimo di solitudine universale. La solitudine esprime il contrasto tra il portatore o simbolo della coscienza superiore, e il suo ambiente. […] egli personifica forze vitali al di là dei limiti della coscienza e una totalità che abbraccia le profondità della natura. Egli rappresenta l’impulso più forte e più irresistibile di ogni essere: l’impulso all’autorealizzazione. Questo impulso all’autorealizzazione è una “legge di natura” e ha quindi una forza invincibile anche se la sua azione all’inizio può sembrare insignificante e improbabile. […] appare dapprima come “servus fugitivus” per raggiungere infine, un’autentica apoteosi, la dignità di filius sapientae o deus terrenus, “luce sopra tutte le luci”, potenza che racchiude in sè tutte le forze superne e infere.”

Estratti da “Psicologia dell’Archetipo del Fanciullo

SATANA E LUCIFERO

Adesso si giunge al pezzo veramente dolente della genealogia del Satanismo, che si sia d’accordo o meno, alla Storia poco importa, proprio perché sono la stessa Storia e filologia a dirci come la sovrapposizione della figura di Satana, con quella di Lucifero, sia stata merito di uno dei padri della Chiesa: San Girolamo, il quale tradusse la Bibbia dal greco al latino, incontrando il termine Phosphoros, cioè “portatore di luce” e dedusse quello di Lucifero, il quale era già ricco di significati e proveniente da una tradizione letteraria e mitologica greco-romana affermata, ricordiamo infatti che Eosforo, detto anche Fosforo, era il Dio figlio di Eos nella mitologia greca, e che veniva messo in relazione con il leggendario Prometeo. A causa di questa traduzione, Girolamo considerava la “stella del mattino” di Isaia un angelo ribelle che cade dal cielo, egli pensò che si riferisse a Satana, e non al sovrano Nabucodonosor II, il quale, precedentemente a San Girolamo, era stato definito come “Lucifero” visti i suoi peccati ed eccessi sibaritici, e facendo così entrare il termine “Lucifero” nel linguaggio cristiano come uno dei nomi di Satana. Facile da qui, giungere a parlare del ruolo svolto dallo Zoroastrismo, anzi, fu proprio grazie alla sua influenza sull’élite ebraica di Gerusalemme che si andò delineando la dualità moralistica propria di tutte le religioni monoteistiche, proprio perché dualistico è il suo modo di approcciarsi alla vita: da un lato, la schiera benefica e benevola degli spiriti divini guidati da Ahura Mazda, dall’altro, gli spiriti oppositori guidati dall’incarnazione del Male Assoluto, Ahriman, detto anche Angra Mainyu. È bene sapere infatti che il Mazdeismo, altro nome per indicare lo stesso culto fondato da Zoroastro, è il primo culto della storia dell’umanità che divide in modo così netto i concetti di “bene” e “male”, tanto che lo stesso Nietzsche, nella sua opera di distruzione della morale, “Così parlò Zarathustra”, pone come profeta proprio il fondatore di questa religione, perché da “inventore” della morale, deve esserne, secondo l’ottica del tedesco, anche il distruttore. Tuttavia, dopo la diffusione del Cristianesimo in Europa, nel periodo medievale si uniscono i rimasugli del culto pagano alle più tarde tradizioni filosofiche gnostiche del tardo Impero Romano.

Con l’avvento dell’Illuminismo spariscono, quasi totalmente, dalle alte sfere della società, le religioni, l’occultismo e la superstizione, ma è un qualcosa di passeggero, poiché la controparte risponde più che bene quando nel corso del 1800 nasce in Germania il Romanticismo. Ebbene, è proprio il Romanticismo a richiamare nelle sue produzioni: la mitologia, soprattutto quella nordica, il Satanismo, il Diavolo, la magia, l’interesse per l’irrazionale e la religione, tutto quanto vi sia di incomprensibile ai normali sensi. È a questo periodo che risalgono le opere artistiche di Fussil, definito “il pittore del Diavolo”, è qui che la figura di Satana acquista i connotati del Prometeismo e viene spesso richiamata come figura emancipatrice e donatrice del libero arbitrio alla stirpe umana. I romanzi gotici richiamano le atmosfere lugubri dell’Alto Medioevo e i culti segreti delle foreste più fitte, il macabro, la blasfemia e la critica religiosa ricorrono in particolar modo in quel magnifico romanzo gotico che è “Il monaco”, scritto da Matthew Gregory Lewis. Tutto questo perdura fino al periodo del primo Novecento, quando in Italia il movimento degli scapigliati recupera il grottesco e la violenza che nel periodo del Romanticismo era rimasta fuori dal Bel Paese, Carducci, richiamando ad una poesia del passato, e infatti parlare di Carducci sembra quasi anacronistico, scrive il suo “A Satana”, e in Francia Baudelaire la sua “Litanie”, preceduti entrambi poco prima dal genio di Leopardi con il suo “Ad Arimane”, ma richiami al Satanismo si ritrovano anche in autori come Byron, Percy Bysshe Shelley, Oscar Wylde, e tanti altri si rifanno alla figura del Diavolo in senso “allegorico” nella creazione dei capolavori letterari del periodo. Senza parlare poi del magnifico, certamente precedente, tutt’oggi considerato una sorta di “testo base” del Satanismo, il “Paradise Lost”, di Milton.

LA BLASFEMIA NEL SATANISMO

“Non nominare il nome di Dio invano. Scegli il momento più opportuno per l’effetto”

Ambrose Bierce, Dizionario del Diavolo

La blasfemia è un atto di volontaria e pesante ingiuria contro un qualcosa che è considerato sacro, una parodia, un’immagine oscena, una bestemmia, sono tutti fattori che rientrano nel grande insieme del vilipendio religioso. Essa ha una lunga storia alle sue spalle, che si perde nelle memorabili e meravigliose tradizioni religiose della paganità, a partire dall’epoca delle grandi civiltà mesopotamiche, e forse, anche prima. Non di rado i moderni studiosi hanno evidenziato come in questi tempi e successivi, la bestemmia fosse punita con la morte, allo stesso Socrate in Grecia era stato imputato di introdurre nuove divinità e corrompere i costumi civili della pòlis ateniese. Oggi questi atti di oscenità e offese contro una determinata religione sembrano essere tornati in voga, specie sulla “scena Satanica”, dove molti credono che la bestemmia e il calpestamento di crocifissi e madonne varie sia un “minimo comune multiplo” che deve essere condiviso da chiunque si consideri Satanista. Apparirà chiaro invece a tutti coloro che sanno veramente cosa significhi essere Figli di Satana che queste azioni e questo modus pensandi non sono certamente una legge inviolabile che non può non essere rispettata.

Una delle piaghe del Satanismo dopotutto, è proprio il comune pensiero che vede questo e la blasfemia come un binomio inseparabile, e dove vi è una si associa anche l’altra. Quindi, a pensarla così, il Satanista apparirà inevitabilmente come una persona che sputa su immagini di Cristo, brucia testi sacri, (e perché no, chiese!) offende continuamente il Papa ed i sacerdoti, e con l’hobby della bestemmia gratuita, insomma, un perfetto Anticristiano. Tuttavia del culto di crocifissi distrutti e chiese sconsacrate, un Satanista non sa cosa farsene, e un essere umano il cui scopo è puntare alla divinità, a sedere in un trono aureo accanto alle Divinità che tanto lo ispirano a migliorarsi e a perfezionarsi, non ha tempo da perdere con stupide riunioni di neonazisti del Satanismo che progettano piani per stuprare questa o quella suora, rubare ostie consacrate o distruggere a martellate immagini che i religiosi considerano sacre.

La lunga storia del Satanismo possiede però una piccola parte dove coloro che si sono avvicinati al Culto di Satana hanno effettivamente fatto cose del genere, pur non arrivando a certi livelli e con ben altri scopi piuttosto che quello di farlo solo per il gusto di vedere un cumulo di macerie dove prima si ergeva una chiesa. Nei secoli bui del Medioevo, molte delle credenze pagane, il novanta per cento parliamoci chiaro, erano state distrutte da un cancro marcio e opulento che è la chiesa cattolica, che, fattasi promotrice di un sapere unico e universale ha distrutto templi, scuole, tradizioni, libertà di pensiero e di informazione. È proprio in tale periodo che molti, iniziando a ragionare con la propria testa abbandonano la via del cristianesimo per dedicarsi anima e corpo a quella del Diavolo. Qui la blasfemia gioca un ruolo particolarmente importante visto che aiuta a raggiungere quello che LaVey ha definito “psicodramma”.

“Una bestemmia vale più di mille libri di teologia.” Jacques Prévert

Ma certamente l’ennesima incomprensione di quello che non si conosce è servita facendo leva su questa tanto agognata blasfemia, agli ignoranti per non perdersi un’ulteriore occasione di accusare di nuovo il Satanismo e il Paganesimo. L’estetica Satanica di fatto può predilire immagini crude, oscure, buie e grottesche, c’è chi si scandalizza alla vista delle foto di LaVey con le spade, tuttavia le armi non sono solo sinonimo di violenza, ma di difesa e protezione, aspetto che il Satanista tiene certamente in conto poiché mai porge l’altra guancia. La parte cruciale di un discorso tanto ampio e complesso come la blasfemia in ambito Satanico però, ritengo sia la sua applicazione nell’acidismo. Se c’è un nemico comune a tutti i Satanisti, oltre l’ignoranza che i monoteismi spargono come cioccolatini sui propri fedeli, certamente è questa corrente Pseudo-Satanica che compie atti osceni in nome di un Dio che da migliaia di anni si prende la colpa di tutto quello la cui responsabilità, è in realtà da attribuire all’uomo stesso. Orge, sacrifici di sangue umani e animali, bambini e feti abortiti posti su altari, droga, siringhe riciclate e prove di iniziazione quali spegnimento di sigarette sulle braccia, hanno un muro a confine con il vero Satanismo, che di questi atti innominabili viene sempre incolpato per venire continuamente diffamato. Citare il caso delle “Bestie di Satana” è ormai clichè, ma purtroppo questo non è l’unico caso avvenuto nel bel paese. Studiare e conoscere certe cose certamente è interessante dal profilo culturale e sociologico, anche per i veri Satanisti, ma disgustoso se si guarda la faccenda con occhi spirituali di un vero seguace del Culto. Quello dei gruppi acidi è quanto di più estremo possa esistere in ambito blasfemo, anche se questo modo di fare è dato dalle tendenze criminali di questi cristiani arrabbiati. Ma forse è niente a confronto degli idioti che usano il Satanismo e la spiritualità come un accessorio per il proprio ego e alla vista di immagini di suore che leccano crocifissi tirano giù un bel corollario di bestemmie facendo i leoni da tastiera. Questa gente è probabilmente il genere più idiota di essere vivente che possa esistere poiché si limita a portare un pentacolo, ascoltare metal, e strafogarsi d’alcool come i disperati perché “Il Satanismo è libertà”, e pubblica continuamente sui social inutili e stupide foto di crocifissi rovesciati e Diavoli in mezzo alle fiamme che fanno sesso con qualche bella ragazza. Ecco quindi che una frase tanto bella e vera quanto la sopracitata viene svuotata e riciclata, e un fattore tanto particolare come la blasfemia, perde il suo senso. La blasfemia fine a sé stessa dopotutto può anche essere divertente e non a torto è più liberatoria di qualsiasi altra espressione in certi casi, ma quello che il Satanista riesce a fare è a non cadere nel comune inganno che per seguire il percorso si debba per forza sputare su croci e madonne. Nessuno vieta ciò, dopotutto, una certa avversione per un credo che tante tradizioni ha distrutto e tanta gente ha ucciso è anche normale. È proprio il caso di ripeterlo, “Il Satanismo è Libertà”, fate ciò che volete della vostra blasfemia, ma non portatela ad essere l’unico l’elemento del vostro percorso e della vostra evoluzione.

LE CORRENTI SATANICHE

Quando ci si affaccia per la prima volta al mondo del Satanismo è inevitabile ritrovarsi davanti a delle diramazioni di pensiero: il Satanismo infatti – come la maggior parte dei Culti – è formato e strutturato in diverse correnti/scuole di pensiero. Non esiste per così dire “un solo Satanismo” ma tante sfaccettature che ne esaltano uno specifico aspetto. Scegliere quale filone del Satanismo seguire può risultare a volte semplice come invece estremamente complesso e questa scelta può in alcuni casi portare a vere e proprie “crisi esistenziali”: qual è il Satanismo giusto? A quale branca del Satanismo appartengo? Queste sono alcune delle domande più frequenti ed inevitabili che un neofita si ritrova a dover fronteggiare e darne una risposta può richiedere del tempo.

Partiamo innanzitutto dal concetto che quando si parla di correnti di pensiero sataniche, non ne esiste una giusta o una sbagliata, nonostante la guerra tra di esse sia a dir poco storica. Ogni corrente ha la sua storia, il suo leader ma soprattutto i suoi principi basilari, tutte accomunate sotto il nome di Satana e tutte legate dagli stessi obbiettivi. In realtà la divisione del Satanismo in correnti, oltre ad essere inevitabile, porta spesso a conflitti interni tra le varie “fazioni”, poiché ognuna vorrebbe prevalere sull’altra. Niente di più sbagliato. Le differenze non sono un ostacolo, bensì una virtù da sfruttare per ottenere un quadro completo di ciò che il Satanismo tutto rappresenta.

Il Satanismo Tradizionalista.

Con il termine Satanismo Tradizionale si intende quella particolare corrente del panorama Satanico che affonda le proprie origini nel periodo buio del medioevo. Suddivisa in “scuole” intese come sottocorrenti, essa rappresenta la reale e dimostrabile origine di un culto con esplicito riferimento al nome Satana. Qualsiasi altro sincretismo con precedenti culti pagani è opinabile e riservato all’opinione del singolo individuo in base all’elaborazione filosofica e teorica. Da esso nel corso del tempo ne sarebbe sorto un genere letterario prima, e una modulazione del culto stesso in Razionalismo e Teismo intesi nelle loro concezioni attuali. Ma esiste oggi una corrente tradizionale omogenea? La risposta a questa domanda sta nel mezzo. , in quanto seppur in forma di minoranza dovuta a poca pubblicità della corrente stessa, i Tradizionalisti esistono ancora. No, in quanto non ritengono che la loro corrente, la “Matrice”, debba essere rappresentata da un qualche tipo di bandiera pubblica. Essi praticano nel privato, e qualora si uniscano ad altri fratelli per l’esecuzione di aspetti ritualistici, lo fanno in segreto poiché determinati a mantenere la Matrice intatta come la tradizione orale che le appartiene vuole. Quanto segue è una descrizione della “scuola 666” ovvero la Via Dritta del Serpente (per distinguerla da altri percorsi suddivisi in più vie) attiva in alcune aree del torinese tra il 2009 e il 2013 (dopo non se ne è più riscontrata notizia).

Secondo la visione tradizionale, Satana rappresenta la dimensione priva di leggi karmiche detta anche “acausale” (senza binomio causa – effetto), in cui vi trovano dimora le energie oscure elementari che secondo il principio di equilibrio luce/oscurità mantengono l’Universo materiale (il nostro, detto “causale” poiché soggetto al karma) nel suo stato d’essere. Scopo delle cerimonie di questa antica e particolare corrente è attingere potere e conoscenza personale dal Satana inteso come sopra, al fine di creare sintonia tra la propria anima e l’Oscuro. Ragione di tale intento è l’assicurarsi il Satana come luogo di destinazione dell’anima dopo la morte. I cosiddetti Dei Oscuri, locati in quel luogo, altro non sono che le anime dei trapassati che al Satana sono giunti divenendo pertanto padroni del proprio potere. Scopo ultimo è quello di saturare il Satana così che l’Oscuro ne fuoriesca permeando l’Universo materiale e annichilendo la Luce, permettendo agli Dei Oscuri di giudicare l’uomo e porre le basi dell’Eone Oscuro sulle macerie di quello precedente.

La corrente tradizionale si oppone fermamente al sacrificio umano o animale, tollerando la violenza (e la vendetta) unicamente come forma di autodifesa necessaria laddove sia messa a repentaglio l’incolumità propria o di terzi affetti. Essi sono dunque spronati a vivere in uno stato di costante vigilanza e tenersi pronti a combattere per non farsi sopraffare, adducendo a uno stile di vita e una condizione emotiva tipica del guerriero. La ragione per cui il sacrificio religioso non è tollerato è da ricercare nelle tradizioni stregonesche antiche in cui la strega o stregone era solito possedere animali come famigli o protettori. I tradizionalisti sono soliti svolgere le operazioni di ritualistica all’aperto, nel mezzo della natura. Essi attingono nozioni magiche da qualunque tradizione stregonesca o esoterica compreso quanto tramandato dalla cosiddetta Via della Mano Destra, convertendone simboli e nomi adattandoli al Satanismo. Particolare enfasi è riposta nella ricerca pratica dell’autocontrollo, considerato un mezzo per sviluppare la mente e padroneggiare le arti occulte: “se non sai controllare te stesso non puoi controllare le energie Oscure”.

A differenza di altre correnti Sataniche che spronano l’uomo a raggiungere la possibilità di porsi al pari degli Dei, nel Tradizionalismo questa è una condizione che può unicamente essere elargita dalle Divinità stesse. Pertanto, questa corrente pone particolare enfasi sull’aspetto dell’individuo di devoto, pur con un atteggiamento di fierezza e non di sottomissione totale. Più o meno come porsi in una posizione di rispetto verso qualcuno che, ad esempio, sul lavoro riveste un ruolo superiore.

Il Satanismo Teista.

Il Satanismo Teista, tra tutte le correnti, è quello forse più diffuso ma anche quello più strumentalizzato (purtroppo): per i Satanisti che seguono questa branca, Satana è un’Entità reale, viva, spesso tangibile; per alcuni Teisti, Satana è considerato il Creatore dell’umanità, un dio antico di origini precristiane spesso assimilato con Lucifero o in riferimento a sincretismi spesso di dubbia attendibilità.

Per tutti i Satanisti Teisti però, Satana è una figura lontana dalla concezione biblica, considerata come una vera e propria diffamazione da parte delle religioni atta a nascondere la vera natura del Dio della Conoscenza (in riferimento a Lucifero: portatore di luce/conoscenza). Satana dunque risulta essere, per i Satanisti Teisti, una figura saggia, giusta ma soprattutto viene vista come una sorta di Guida che accompagna l’Iniziato durante il proprio percorso spirituale poiché il Teismo è fondato proprio sulla spiritualità dell’Uomo il cui obbiettivo è l’autodeificazione.

La storia della corrente Teista è molto controversa: c’è chi sostiene essere di matrice molto recente così come c’è chi invece le attribuisce antiche e millenarie origini perdute. A livello storico difatti sono tante le discussioni per riuscire a capire se realmente ci fosse un collegamento tra gli antichi Culti precristiani ed il Satanismo odierno: molti tendono ad integrare la figura di Satana con quella di Lucifero, vedendoli come due aspetti della stessa medaglia, ma anche su questo le opinioni sono molto soggettive e non tutti i Teisti sono completamente d’accordo con un’ipotesi o l’altra. Altri Teisti sostengono che Satana possa essere nato dalla figura di Pan (colui associato ai piaceri carnali e non solo) ridotto poi ad essere demonizzato dalle religioni monoteiste. Qualcun altro ancora invece sostiene che Satana possa essere legato al dio pagano Cernunnos, il dio cornuto (famoso soprattutto nella Wicca) della natura.

I Satanisti Teisti si rapportano alla magia praticandola con fermezza e convinzione, votando di solito la propria vita al perfezionamento delle proprie tecniche e capacità psichiche. La prima persona a coniare il termine Satanismo Teista fu Diane Vera, fondatrice del blog americano Theistic Satanism nel 2002 ed attuale fondatrice della corrente Teista internazionale. Prima di allora il Satanismo Teista non aveva una reale denominazione, spesso è stato chiamato Satanismo Spirituale.

La storicità del Teismo dunque non ha in realtà fonti certe, si tratta perlopiù di ipotesi più o meno condivisibili, la maggior parte dei Teisti sostiene che le origini di Satana si siano perse nel tempo, oscurate e cancellate dalle religioni successive. Si crede infatti che Satana abbia avuto altri nomi in precedenza e che fosse conosciuto nell’antichità con il nome di Dèi differenti con la stessa grande caratteristica satanica: la ricerca e la divulgazione della Conoscenza. All’interno del Satanismo Teista, il Pantheon contemplato è molto ampio. Si può facilmente pensare che un Satanista abbia come unico punto di riferimento Satana ma non è affatto così: il Satanista è affiancato oltre che da Satana – che è ovviamente il Dio principale – da un vastissimo numero di Demoni; basti pensare che solo quelli più conosciuti ed importanti sono i 72 goetici. Solitamente il rapporto che un Teista ha con le entità è perlopiù fraterno se così possiamo dire; un legame indissolubile e profondo.

Fondamentalmente quando si tratta di entità sottili, i metodi di comunicazione sono spesso attribuiti alla propria percezione, sensibilità e sensazioni ma si possono utilizzare anche vari strumenti noti a medium e maghi. Anche per questo il Satanismo Teista è la branca Satanica più soggetta a critiche, poiché molto spesso i Satanisti appartenenti a questa corrente confondono la realtà oggettiva dei fatti con un improbabile soprannaturale. Non si deve infatti dimenticare che la mente umana potrebbe giocare brutti scherzi e la suggestione a volte può esserne complice. Non si nega certo l’esistenza della Magia, ma si deve imparare a riconoscerla.

Satanismo Razionalista.

Il Satanismo Razionalista è una corrente di pensiero, filosofia di vita promulgata da Anton Szandor LaVey, fondatore dell’organizzazione La Chiesa di Satana attiva ancora oggi a diversi decenni dalla sua morte. Il pensiero razionalista legato al Satanismo ebbe modo di diffondersi negli Stati Uniti prima e in tutto il mondo in seguito, diffuso da gruppi più o meno collegati all’associazione originale o anche indipendenti da essa e sviluppatisi unicamente sulla base di tale pensiero. Nella visione razionalista il Satanismo rappresenta, prima d’ogni altra cosa, una filosofia di vita fondata sugli aspetti più carnali dell’essere umano. Una ricerca costante di benessere fisico ed emotivo che porta l’individuo alla propria autorealizzazione in ogni aspetto della vita (professionale, privato, sessuale, sociale, artistico, culturale ecc ). Il Satanista è in questa concezione un edonista ed egoista il cui essere è volto all’appagamento del proprio ego. Ciò spinge i razionalisti a non mantenersi in una situazione di staticità ma a cercare di superare sé stessi in ogni ambito della loro vita. La stasi è vista come inerzia e dunque morte “spirituale”, mentre il caos suo opposto fonte di vita e mutamenti da cui l’Universo stesso ha avuto origine. Una filosofia che quindi non vive di sola carnalità ma anche di studio e ambizioni.

Nel Razionalismo si ha una visione archetipica di Satana e dei Demoni. Essi sono metafore per descrivere tramite rappresentazioni allegoriche i diversi aspetti dell’animo umano e Satana in particolare, l’anti dogma da assimilare negli ideali e quindi in ultimo da emulare. Il Satanismo Razionalista può come non può incorporare elementi rituali i quali in questo contesto appaiono però come psicodrammi volti ad avere un’azione catartica sull’individuo. La maggior parte dei Satanisti razionalisti non credono nella vita dopo la morte e chi vi crede, facendo riferimento a un capitolo della stessa Bibbia Satanica intitolato “La Vita dopo la Morte attraverso l’appagamento dell’Ego”, semplicemente non se ne preoccupa. Ciò che conta è unicamente il QUI e ORA, poiché è questo il giorno di gioia e tormento dell’individuo e fossilizzarsi sulla preoccupazione del “dopo vita” porta solamente a non vivere appieno QUESTA vita. Pertanto, molti razionalisti non negano la possibilità in un aldilà, semplicemente sono abbastanza obiettivi da comprendere che in ogni caso preoccuparsene ora non ha alcun senso. In egual misura non negherebbero neppure l’esistenza di un eventuale Dio, solo che esista o meno, per loro non fa alcuna differenza in quanto unici padroni della propria esistenza. Tendenzialmente si approcciano positivamente alla scienza, applicando però anche ad essa il dubbio medesimo volto ad affermazioni teiste poiché, se nel secondo caso non vi sono riscontri certi, nel primo è altresì veritiero che la scienza non ha ancora scoperto tutto. Essi non si pongono come detrattori di X affermazione, semplicemente dubitano, e rimandano la risposta ad eventuali esperienze e ricerche personali e individuali. La base di tale visione individualista delle cose è la propria avversione a qualsiasi tipologia di dogma e verità assoluta. Essi seguono la filosofia del “sii il Dio di te stesso” inteso non in senso metafisico quanto piuttosto come metafora che descrive perfettamente il concetto di responsabilità per le proprie scelte e azioni, ossia assoluta padronanza della propria politica di vita invece che affidarsi a “sogni spirituali di cornamuse”.

COME AVVICINARSI AL SATANISMO

Premettendo che il Percorso Spirituale di ognuno è assolutamente soggettivo, vi sono senz’altro delle basi a cui fare riferimento per muoversi con consapevolezza in questo ambiente ancora molto diffamato e difficile da comprendere. Per quanto in moltissimi lo neghino, il Satanismo si fonda su due principi che vanno tenuti in perfetto equilibrio: l’esperienza personale ed un costante studio. Questi due fattori sono fondamentali e complementari in quanto necessitano di andare di pari passo per mantenere il corretto equilibrio tra spiritualità e ragione; le proprie esperienze personali sono ciò che nessun libro potrà mai sostituire ma allo stesso tempo bisogna imparare a saper distinguere con razionalità ciò che davvero può essere interpretato come un segno, da ciò che invece può essere uno scherzo della suggestione umana. Il primo gradino da superare quindi è saper interpretare gli eventi lungo il nostro Percorso: non prendete come segno divino qualsiasi cosa vi capiti, imparate a scindere la Vostra Verità dall’illusione. Inizialmente non vi sarà facile, ma man mano che avanzerete vi renderete conto delle enormi differenze. Una volta imparato questo, la cosa più intelligente da fare è iniziare a studiare: per prima cosa scegliete dei testi che trattino l’Arte della Magia in maniera generale, studiando quindi le basi fondamentali; questo – per quanto noioso possa apparire – è un passo indispensabile per poter arrivare a trattare argomenti più complessi con maggior fiducia e competenza. È naturale, se non si ha un minimo di base, non riuscire poi a portarsi avanti nello studio e tanto meno nella pratica. Ricordate che la Magia va affrontata gradualmente e con l’umiltà di riconoscere i propri limiti in quanto alle prime armi; abbiate pazienza e soprattutto tanta motivazione e perseveranza: con la buona volontà e l’impegno riuscirete a raggiungere i vostri obbiettivi. Potete assimilare informazioni da tutte le branche dell’esoterismo, l’importante è saperle poi reinterpretare ed interiorizzare in base alle vostre affinità. Dopo aver studiato a fondo le basi della Magia, inevitabilmente avrete imparato cose nuove che vi porteranno a porvi delle domande: sfruttate quella spontanea curiosità per approfondire ciò che maggiormente vi ha colpito e di conseguenza questo vi porterà a cercare sempre più informazioni sui più vari ed ampi argomenti.

Da qui partirà il vostro percorso intellettuale che si svilupperà unicamente secondo le vostre esigenze. Non abbiate timore di chiedere, non abbiate timore di oltrepassare i confini; pian piano scenderete sempre più a fondo nei meandri dell’Occultismo: informatevi su tutto ciò che vi interessa da quante più fonti riuscite a trovare; usate l’intelletto per scindere ciò che non è Satanico da ciò che potenzialmente può esserlo. Studiate a fondo ogni riga di quello che leggete, afferratene i concetti fondamentali ed interiorizzateli fino a fonderli in voi stessi. Allontanate tutto ciò che viene fatto passare per “comando”: le entità non possono essere comandate a bacchetta e tutto quel che noi possiamo fare è imparare da loro. Ricordatevi di trattare le divinità con estremo rispetto e mai con la presunzione e l’arroganza.

Lentamente metterete in pratica quello che avrete studiato, agendo gradualmente verso una ritualistica sempre più personale e meno “impostata”, imparando a comprendere la Scienza Magica che si cela al suo interno. Non abbiate fretta e ricordate che il meticoloso lavoro che farete all’inizio sarà le fondamenta del vostro futuro: tanto più saranno resistenti e solide, più efficace sarà la vostra Opera. Come precedentemente detto, un accurato studio è indispensabile per poter affondare le radici nel mondo esoterico, in quanto l’ignoranza vi porterà esclusivamente a fare errori potenzialmente fatali. La Magia non è un gioco ed i rischi di una pratica sconsiderata può rivelarsi estremamente dannosa.

Cosa fare dunque dopo aver maturato la giusta dose di studio?

Quando vi sentirete abbastanza pronti e sicuri per affrontare ciò che è la pratica rituale, potrete iniziare ad effettuare i vostri primi “esperimenti”. Se finora avete fiancheggiato una ritualistica già impostata, seguendo quelle che sono le regole di base, adesso è giunto il momento di mettere in atto le vostre conoscenze per costruire indipendentemente le cerimonie. Avete accolto dentro di voi ogni Tradizione Magica, imparando a conoscere tutte le tecniche dei vari Culti e delle rispettive Correnti, quindi questo è il momento giusto per esaltare le sfaccettature di ognuna e creare il vostro personale Metodo Operativo.

Il Satanismo è un Culto di Libertà e questo significa anche che non dobbiamo limitarci solo alla Pratica Satanica, ma ampliare le nostre ricerche a tutta l’Arte della Magia; il Satanismo racchiude in sé TUTTA LA MAGIA, non solo una parte. Raccogliete quindi tutti gli elementi necessari per sviluppare la vostra ritualistica e non preoccupatevi di poter apparire bizzarri: è il vostro metodo personale e soltanto voi potrete comprenderne i segreti ed i significati. Con il tempo e l’esperienza noterete i primi miglioramenti nei risultati, miglioramenti che andranno via via ad essere sempre più grandi e soddisfacenti.

Poco fa è stato accennato il suggerimento di iniziare gradualmente a fare pratica ma la domanda viene da sé: con cosa si può iniziare?

Partendo dal concetto che ogni tipo di rituale – anche il più semplice – può essere potenzialmente pericoloso se male eseguito, la regola di base è sempre la stessa: avere la giusta conoscenza dell’argomento per poter fronteggiare ogni eventualità. Quando si decide di voler iniziare a praticare, si dovrebbe partire da ciò che viene definita “Magia Bianca” ossia quel tipo di ritualistica atta al benessere proprio o altrui, alla purificazione di oggetti, ecc. La stessa meditazione può essere considerata un vero e proprio rituale, poiché si opera su se stessi al fine di auto-imparare a gestire le proprie energie, liberare la mente e tutto ciò che di norma è la “preparazione psico-fisica” per un qualsiasi rituale. Naturalmente più la vostra esperienza e capacità psichiche migliorano, più potrete addentrarvi in rituali più complessi.

APPROCCIO AL SATANISMO

Prima di iniziare questo capitolo ci teniamo a sottolineare che nessuno dei relatori del suddetto ha intenzione di imporre alcunché ai lettori, poiché il rapporto che ogni Satanista ha con Satana o con le varie entità è soggettivo e personale. Il nostro obbiettivo difatti non è dare una impostazione assoluta sull’approccio a Satana, ma semplicemente ricordare quali sono i principi basilari del Culto e del buon senso. Negli ultimi tempi si è reso noto l’affluire di comportamenti che non rispettano in alcun modo gli ideali satanici che il Satanismo rappresenta; questo capitolo dunque ha lo scopo di riportare un po’ di dignità ad un Culto che purtroppo sta andando sempre più verso la sua disgregazione.

Quando un Satanista è agli inizi può capitare che nella confusione di idee generale (alimentata in particolar modo dalla spaccatura del Satanismo stesso in diverse correnti) tenda a porsi domande a cui troverà risposta con lo studio ed il confronto con altri Satanisti; uno degli interrogativi che molti invece danno per scontato è: come devo approcciarmi a Satana?

La domanda risulta in un certo senso ovvia e scontata per chi sceglie di perseguire questa Via, ma purtroppo in molti vi si avvicinano per scopi meno nobili, finendo per scambiare il nome di Cristo con quello di Satana riducendo il Satanismo ad una becera forma di Cristianesimo al’inverso. Cominciamo col dire che Satana esiste e non esiste. Proprio così, tutto si rifà al concetto di “Satana esiste nella forma in cui voi volete che esista.” cit. Compendium Daemonii.

Esiste in quanto esso è l’anti-stasi, il principio primigenio che mantiene l’Universo stesso in costante mutazione. Ne consegue dunque che, qualora abbiate una visione Teista, qualsivoglia divinità/demone/entità porti evoluzione, cambiamenti, distruzione, creazione e serva di quell’immensa forza anti-statica che è Satana e che nel caso del Satanismo Teista è appunto una divinità autoctona, pensante e viva e forse principio medesimo o fonte emanante delle altre divinità del caos o cambiamento, detti anche Dei della Via della Mano Sinistra o Via Sinistra.

Non esiste in quanto forza invisibile a occhio umano al pari della forza di gravità, quindi non materiale e quindi non sussistente. Qualora la vostra visione sia di stampo Razionalista egli altro non è che un’immensa forza, un moto non pensante e non sussistente ma presente ovunque (se la gravità non fosse presente leviteremmo tutti) e nell’uomo stesso, quasi come fosse una legge Universale e nulla più, ma presente secondo i concetti di micro e macrocosmo. Egli è la forza che spinge all’indipendenza e al cambiamento costante che l’indipendenza porta, la quale per sussistere necessita della ribellione al dogma (ossia la stasi accettata come filosofia di vita) e dell’abbattimento di quelle barriere limitative della libertà umana (quindi del caos, del cambiamento) tramite l’anticonformismo. Ma perché tutto ciò abbia luogo l’individuo deve essere animato da un fattore scatenante: l’ego. L’ego, se è fine a se stesso può rivelarsi limitativo per l’individuo che a quel punto non vedrà più in là di se stesso, ma se usato per far valere le proprie ragioni con razionalità e fine alla consapevolezza di quanto si vale, diventa motore di quanto sopra espresso. Nella visione Razionalista quindi Satana è identificabile nell’uomo stesso.

In entrambi i casi, le due correnti si intersecano come i serpenti di un Caduceo con punti in comune quali l’indipendenza, la forza interiore, l’avversione al dogma, puntando nella medesima direzione ossia il cambiamento dell’individuo a livello animico affinché prenda coscienza del divino potenziale che è in lui. Compreso cosa o chi sia Satana nelle principali visioni Sataniche resta da comprendere come approcciarvisi. Immaginate una divinità tanto potente da poter, se volesse, causare la scomparsa del nostro mondo; immaginate ora un evento catastrofico quale un uragano, capace di ridurre in frantumi intere città. Sia nel primo caso (Teista/Tradizionalista) che nel secondo caso (Razionalista), vi è una posizione ben chiara che l’uomo assume nei confronti di tale potere: il rispetto per qualcosa più grande di noi, che non comporta l’adorazione e la genuflessione (un uragano cesserebbe la sua furia se vi metteste in ginocchio ad implorarlo?). Tale rispetto è essenziale affinché l’uomo comprenda il proprio posto nell’Universo, i propri limiti e la meta ambita: diventare come Satana (Teismo) o diventare Satana (Razionalismo).

Quando si parla di Satanismo, uno dei principi base è proprio la non sottomissione: Satana ci insegna a non chinare la testa, a reagire, a ribellarsi a quel che ci imprigiona, a spezzare le catene di coloro che vorrebbero dominarci. Sottostare alla volontà di Satana non sarebbe diverso dal sottostare alla volontà di qualunque altro dio di qualsiasi altra religione: saremmo ugualmente sottomessi e non liberi di elevarci come invece il Satanismo insegna. Il Satanista deve lavorare CON Satana, come soldato di se stesso e non come un suo sottoposto obbediente. La fedeltà a Satana è un’altra cosa, rappresenta il valore dell’indipendenza nei confronti di un Ideale di Libertà che si comprende ATTRAVERSO Satana e non stando sotto di lui. Satana ci vuole liberi, fieri, autonomi e non inginocchiati in atti passivi.

Purtroppo, molti non riescono a capire che Satana è una figura da cui imparare per poter evolvere – spiritualmente o meno, in base alla propria concezione. L’atteggiamento passivo è fine a sé stesso e completamente inutile e controproducente per un Satanista degno di tale nome. E’ importante sottolineare però che, nello spirito satanico, riconoscere onestamente i propri limiti non significa auto-castrarsi e sminuire il proprio valore, tutt’altro! Ciò di cui si parla invece è rifuggire l’autoinganno e la pretenziosità, veri e propri “peccati” nella dottrina satanica LaVeyana i quali mettono in guardia contro una falsa e illusoria percezione di sé, in luogo ad un realistico ed obiettivo giudizio del proprio valore e dei propri limiti, ma non esiste un concetto di “limite” in senso dogmatico, fissato e assoluto; non si deve confondere il saper riconoscere concretamente le proprie competenze e i propri limiti in un dato momento, con il potenziale raggiungibile tramite lo sforzo e l’impegno. D’altronde, se Satana stesso non si è mai posto limiti nella sua volontà di “farsi simile all’Altissimo” e conquistare i Cieli, potrà mai il Satanista – suo emulatore – essere da meno?

Il Satanista, virtualmente, non deve porsi alcun limite auto-castrante e qualora esistesse una barriera (di tipo fisico, cognitivo, conoscitivo, etc.) essa deve essere infranta affinché il Satanista evolva incessantemente nel suo assurgersi a rango di Divinità, intesa come condizione dell’individuo pienamente padrone del proprio destino. E tale processo di auto-deificazione non nasce dal nulla ma è una riscoperta e consapevolezza delle proprie infinite potenzialità. Come insegna il Serpente, è la disobbedienza ai limiti imposti e il desiderio di acquisizione a quel che non è concesso, la spinta e conquista determinante per divenire come Dio, grazie alla conoscenza proibita.

In entrambi i casi in cui intendiamo Satana in senso Spirituale o Razionalistico, parliamo di un potere che rappresenta tanto il caos quanto la luce (Lucifero), l’anticonformismo e la cultura, il corpo e la mente e in ambo i casi, che si voglia essere metaforicamente lui o essere come lui, questi aspetti vanno nutriti entrambi con rispetto poiché parliamo sì di Satana, ma anche di noi stessi aspiranti Satana. Manchereste di rispetto a voi stessi? Avere rispetto per Satana (e/o per tutte le divinità affini al Satanismo) non significa essere terrorizzati costantemente al pensiero che una qualsiasi cosa possa risultare offensiva: siete Satanisti, non bambini, ciò che davvero può essere una mancanza di rispetto a Satana è il mancato rispetto di voi stessi e la non comprensione/applicazione di ciò che il Satanismo rappresenta: un’offesa a Satana sarebbe il vedervi succubi di un modo di pensare tipicamente di Mano Destra.

Il primo ingrediente di un corretto approccio a Satana è dunque il rispetto. Ciò non vuol dire prendere tutto troppo sul serio, non dimentichiamo che l’ironia e l’autoironia sono due doti estremamente luciferine; tralasciate tutte quelle pratiche che, se sono offensive per voi, lo sono certamente anche per lui in quanto Dio che ambite ad emulare e raggiungere o in quanto parte di voi stessi. Se Satana rappresenta la libertà e l’indipendenza, allora siate Liberi ed Indipendenti anche verso di lui: avvicinatevi al suo altare a testa alta, saldi sulle vostre gambe e fieri di poter essere al suo fianco e mai al di sotto. Se Satana ci avesse voluti sottomessi al suo volere, non avrebbe donato all’Uomo la Conoscenza e la possibilità di evolversi ed elevarsi fino ad esso.

Dopo il rispetto il passo successivo è il controllo. La meta finale del Satanista che prende coscienza della propria divinità è il controllo e dominio completo e perfetto di Sé che, simbolicamente, è Satana e tutte le legioni e schiere infernali di Demoni. Da qui, vi è il graduale e crescente controllo di ciò che è esterno a sé, che è lo scopo e definizione della Magia e che permette di essere gli unici artefici della propria vita, di giungere all’autorealizzazione più completa e profonda di se stessi. Non sarà e non dovrà mai essere Satana a dirvi cosa fare: siete Satanisti e come tali unici colpevoli o meritevoli delle vostre azioni. Non chiedete dunque “grazie” a Satana, egli potrà solo “privarvi di una gamba” affinché impariate da soli come si cammina. Satana vi ha indicato la Via, ma starà sempre e solo a voi stessi inoltrarvi ed affrontare gli ostacoli. Non pensate a Satana come ad un genio della lampada, sempre pronto a soddisfare i vostri desideri: per imparare è necessario Cadere affinché ci si possa rialzare più forti di prima. L’Indipendenza Satanica è proprio questa, contare su se stessi ma pensando ed agendo come una divinità. Satana non è sotto di noi, non è sopra di noi, bensì è di fianco a noi e mantenere il passo per camminargli vicino implica il non fermarsi mai davanti alle difficoltà ma lottare costantemente per guadagnarsi giorno dopo giorno quel posto al suo fianco.

Eppure, spesso si tende ad andare da un estremo all’altro: da una parte vi sono i timorati di Satana, coloro che terrorizzati dalla sua Potenza si inchinano al suo servizio, dall’altra coloro che gli si rivolgono come fosse un amico. Un Satanista dovrebbe avere un certo equilibrio, saper dunque quale limite di buon senso non superare; certo non vogliamo dire che ci si debba rivolgere a Satana con estrema formalità, ma neanche trattarlo come se fosse un compagno di giochi: non dimentichiamoci che ci stiamo rivolgendo ad un Dio. Sapersi rapportare alle entità nel modo corretto è estremamente importante poiché per quanto Satana vi sia vicino, vi cammini di fianco o abbiate con lui contatti ravvicinati e costanti, egli è sempre un Dio e come tale è giusto che chi gli si avvicini lo tratti con eleganza, buon senso e rispetto.

Il secondo ingrediente è il rituale. E’ purtroppo cosa diffusa quella di pensare ad i rituali di stampo satanico come una richiesta di aiuto dai toni imploranti. Non è necessario genuflettersi a mani chiuse, perché nel caso Teista vi state ponendo in maniera dogmatica nei confronti di un Dio che è l’anti-dogma, nel caso Razionalista state implorando voi stessi riflessi in un archetipo. Per rituale si intende semplicemente un’azione catartica emotiva atta a mettervi in contatto con Satana in qualsivoglia modo voi lo vogliate vedere. Può essere un cerimoniale eseguito con candele, altari e sigilli vari, quanto la più semplice e apparentemente banale delle azioni che quotidianamente svolgete, come il guardarvi allo specchio al mattino per curare la vostra estetica. Ecco, quella semplice azione è un rituale e se siete Razionalisti sapete bene che state curando il vostro Satanico aspetto affinché sia impeccabile ai vostri occhi. Il rituale è un mezzo per conoscere meglio le entità evocate, per imparare a gestire progressivamente il vostro potere affinché possiate essere sempre più indipendenti. Anche nei rituali infatti, Satana vi accompagna finché non sarete in grado di fare ogni cosa nel Vostro Nome, che diverrà il nome stesso di Satana.

IL DEMONE GUARDIANO NEL SATANISMO

Nella storia dell’umanità, ogni Culto esistito ha raccontato la sua mitologia demoniaca, rappresentando il Male assoluto nelle fattezze più disparate e, al suo seguito, schiere di entità servili e nefande. A differenza dei Culti e delle religioni più o meno noti, il Satanismo si è fatto portavoce non solo degli insegnamenti di Satana e della sua Verità, ma anche di quella delle sue emanazioni: i cosiddetti Demoni. Un Culto politeista, quello di Satana, che potrebbe essere paragonato niente di meno che al nostro Sistema Solare, con Satana al centro del nostro piccolo Universo ed i vari pianeti, i Demoni, che – inesorabilmente – ruotano attorno a lui in una danza infinita; ogni Satanista diviene una stella, luminosa seppur lontana, ma viva e pulsante di energia. I Demoni (nella visione Teista del Satanismo) sono entità incorporee in quanto costituite da energia pura ma che mutano la loro forma in base all’evocatore o incarnando l’archetipo che li caratterizza. Essi sono energia primordiale, emanazioni di Satana e dell’Uomo stesso elevate a divinità.

Se nel caso dei Satanisti più spirituali il Demone rappresenta un’entità reale ma invisibile a occhio umano, nel Razionalismo esso può simboleggiare una particolare figura demoniaca assunta ad archetipo del proprio personale stile di vita. Esso può essere un demone tanto quanto Satana stesso che funge da ispirazione all’individuo. Una persona particolarmente amante dello studio e della divulgazione sapienziale ad esempio, può sentirsi ispirata da Lucifero quanto un individuo che rifugge l’autorità altrui e plasmando la propria vita sulla base di questo sentore (ad esempio lavorando in proprio o possedendo un’attività) può sentirsi ispirato da Belial (il senza padrone). Assunti questi esempi un Teista tenderà a vedere X demone come reale e manifesto sotto diversi aspetti sottili che permeano la sua giornata: il demone guardiano infatti vuole essere proprio questo, un’entità/figura che nonostante il “rango” infernale attribuitogli, si pone sullo stesso piano dell’individuo in una sorta di alleanza finalizzata alla protezione da energie negative (e talvolta anche dalle persone), all’intuizione, all’ispirazione e tutto ciò che sia finalizzato alla realizzazione dell’individuo e dei bisogni della sua anima. Se un Teista parlerà col proprio Demone tramite divinazione concependolo come entità, un Razionalista lo farà parlando a se stesso in quanto egli rappresenta una parte integrante del suo essere; se un Teista lo rintraccerà sul piano onirico o tramite Oujia o pendolo, un Razionalista verrà in contatto con lui riavvolgendo mentalmente il nastro della propria vita e trovando quella peculiarità, quella caratteristica che da sempre lo ha plasmato fino a renderlo ciò che è.

Una volta rintracciato il vostro Demone, accoglietelo e non respingetelo: farlo sarebbe un futile spreco di energie in quanto spesso il guardiano, ossia colui che vi accompagnerà durante tutto l’arco della vostra vita, possiede le vostre stesse caratteristiche animiche, pertanto tentare di respingerlo equivale a un tentativo di respingere sé stessi. Il Demone guardiano può essere maschile o femminile, goetico o no, Satanico o pagano (del resto non sono forse i Demoni satanici una deformazione nomeale di antiche figure pagane demonizzate?), come può essere una proiezione esteriore (o interiore) di voi stessi o se stessi resi perfetti. Sperimentare i diversi metodi di comunicazione ora, resta solo a voi.

INIZIAZIONE AL SATANISMO: LA DEDICA

Cos'è il Satanismo: la Storia, le Correnti, i Demoni, l'Iniziazione 2

La Dedica è un atto di massima volontà, una decisione sacra da prendere con ferma consapevolezza e determinazione. È la Scelta di voler seguire il Sentiero Satanico fino alla fine.

Nell’ultimo decennio si è pensato che la Dedica dovesse essere necessariamente accompagnata da una sorta di cerimonia auto-celebrata, attraverso la quale il rito di iniziazione venisse reso ufficiale. Molti hanno creduto che senza sfarzose cerimonie essa non potesse avere alcun valore, ma in realtà la Dedica ha il valore che ognuno le attribuisce e, soprattutto, troppo spesso ci si dimentica che il vero valore di qualsiasi atto magico sta nella sua volontà, non nell’applicazione materiale: non sarà scrivendo una dichiarazione firmata col proprio sangue a rendervi Satanisti, ma la scelta ponderata, cosciente e consapevole di proseguire lungo tale Via.

L’iniziazione satanica non è un rituale ma la scelta di iniziarsi al Percorso. Ciò non toglie che si possa procedere con i più svariati rituali e con tutti gli strumenti del caso, se lo si ritiene opportuno, ma tutto ciò che di fisico viene utilizzato durante un’operazione magica è solo un mezzo, un catalizzatore della nostra magia interiore. Non esistono oggetti magici ma proprietà naturali che, se usate correttamente, possono rivelarsi utili, specialmente ai neofiti. E’ necessario per l’aspirante Satanista che si sviluppi in lui un processo mentale di Iniziazione prima di procedere eventualmente all’atto pratico, perché la cerimonia non deve esserne il punto focale ma solo ed esclusivamente un contorno, uno psicodramma, come direbbe LaVey. La vera iniziazione deve nascere nella vostra intima convinzione, deve essere una presa di coscienza e poi – e solo poi – può sfociare in un giuramento cerimoniale, se lo si desidera fare. Questo significa che basta dire di essere Satanista per esserlo automaticamente? Certo che no, oltre che ammetterlo a se stessi bisogna anche dimostrarlo quotidianamente, ma non agli altri bensì attraverso la propria onestà individuale; mentire a se stessi non ha senso e vanifica qualunque parola detta o scritta che sia.

Molti credono che una volta dedicati tutto diverrà più facile, come se la strada venisse miracolosamente spianata, forti da qualunque pericolo sotto la protezione divina di Satana. Non è esattamente così. Un Satanista dedicato corre gli stessi rischi di un non dedicato e l’unica cosa che li differenzia è la quantità di esperienza maturata nel tempo. Un dedicato ha compiuto già la sua scelta; un non dedicato ci sta ancora riflettendo. La mancanza di attenzione durante le operazioni magiche, la poca serietà e l’inesperienza di un neofita, può attanagliare chiunque. La Dedica non rappresenta protezione assoluta o un espediente per procedere alla cieca, bensì implica la consapevolezza di dover avanzare passo per passo senza farne uno più lungo della gamba.

Che abbiate deciso di rendere cerimoniale la vostra Scelta o meno, è da questo momento che il vostro Percorso può dirsi ufficiale; se finora vi sentivate al sicuro sapendo di poter facilmente tornare indietro, ora non vi resta che andare avanti.

 

Ahsife Oscura

in collaborazione con Claudio Sciacca, Yvan Argeadi, Lucius Wagner, Marco Barsotti

 

Fonti

The Satanic Bible, A. S. LaVey

Compendium Daemonii, Il Tempio di Satana

Il Diavolo, Arturo Graf

Daemonic Offerings, S.  Connolly

Satanic Rites and Ceremonies, Rev. Yaj Nomolos, S. P.

Indagine sul satanismo: satanisti e anti-satanisti dal Seicento ai nostri giorni, Massimo Introvigne

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