COSMOGONIA CELTICA

COSMOGONIA CELTICA

Il mondo degli Dei, e il ciclo di morte e rinascita

Il Sidh era, insieme all’Oiw e all’Avalon, uno dei piani spirituali della religiosità celtica.
Laddove l’Oiw rappresenta il Tutto, l’immenso spirito o calderone dell’immortalità che permea e da vita a ogni cosa in natura ( piante, animali, stelle, pianeti ) a cui gli spiriti fanno ritorno in attesa della trasmigrazione o di altra destinazione, l’Avalon è invece l’isola dei guerrieri, e il Sidh simboleggia la dimora dei Tuatha de Danaan, ossia la casa degli Dei.
Da quel luogo puramente spirituale le Divinità operano e agiscono per influenzare le vite degli uomini, nella loro funzione di guide e giudici delle anime.
Esiste poi un ulteriore Regno spirituale chiamato Annwn, luogo di tormenti cui sono destinati gli spiriti di coloro i quali non sono graditi agli Dei. Il sovrano di questo luogo infernale è chiamato Arawn il quale esercita il controllo sulla soglia che ne traccia il confine con il nostro mondo, secondo le leggende situata nei pressi del fiume Severn e accessibile anche all’umano più coraggioso, insieme a due mastini demoniaci dal pelo candido come neve (il bianco era per i celti il colore della morte).
Quando un individuo muore, la sua anima viene “scremata”, cioè privata di tutti quei fronzoli prettamente collegati all’esistenza terrena affinché ne resti unicamente la sua reale essenza o sé spirituale. A seguire, essa diviene un tutt’uno con l’Oiw e mescolata a quella grande forza vitale che tutto permea. A questo punto, in tempi più o meno lunghi e in base a tale essenza rimasta, essa trasmigra tornando nel nostro mondo in un altro corpo, o in uno degli altri mondi spirituali.
Ruolo importante gioca il benestare di una divinità a riguardo, la quale dal Sidh può lasciare che il processo faccia il suo corso in maniera casuale oppure “raccogliere” l’anima dall’Oiw e gettarla nell’isola di Avalon (dimora di valorosi guerrieri in cui risiedono gli spiriti di grandi del passato come Re Artù), o nell’Annwn per essere suppliziata dai reietti spirituali del creato, come invece scegliere se rimandarla in Terra o aprirle le porte del Sidh.
Tra gli oltre quattrocento Dei della cultura celtica, i più importanti in quanto padroni di tale scelta sono Dagda (il sovrano del Sidh, chiamato anche Dio Benevolo), Lugh (il Dio della Luce ossia della sapienza assimilabile a Lucifero, colui il quale mira a condurre le anime a un piano di consapevolezza animica più elevato con la possibilità di farle dimorare nel Sidh stesso), Dis Pater (Dio assimilabile per certi versi a Satana il quale rappresenta la forza della materia e della carnalità che tiene le anime legate a questo mondo spingendole a farvi ritorno), e infine la Morrigan, Regina del Sidh, Regina di Avalon e dell’Annwn, decisamente meno clemente rispetto agli altri e la quale nelle sembianze della Signora del calderone Badb invita a compiere una crudele selezione tra spiriti destinati a quell’Avalon cui solo Lei ha accesso e spiriti indegni destinati ad ardere tra le fiamme di Annwn, senza concepire altre scelte che non siano dettate dalla massima “ricompensa per i valorosi, distruzione per tutti gli altri”.
In ogni caso anche la permanenza in tali piani spirituali è in qualche modo legata a delle tempistiche scadute le quali il processo di trasmigrazione si ripete, garantendo così l’immortalità perpetua senza reincarnazione unicamente ai Tuatha de Danaan, letteralmente Figli di Danu (la Terra), la prima generazione apparsa nel mondo e in seguito autoelevatasi al rango di Divinità, processo che passò per la sconfitta in battaglia dei vecchi Dei (Fomori) e la sostituzione ad essi.
L’unica via per “slegarsi” da tale ciclo consisteva nella vita ascetica del Druido, considerato pertanto una sorta di Dio vivente in spoglie umane con tutte le limitazioni che ne derivano. A egli solamente, per aver servito il volere degli Dei e per aver fatto da mediatore tra il mondo materiale e quello spirituale, è concessa l’eternità nel Sidh dopo il trapasso. Una figura in linea con i sacerdoti e pontefici attuali, laddove però la sua purezza d’intenti era strettamente correlata al suo livello di sobrietà. Sfarzo e lussi erano infatti indice di una fede e un operato religioso effimeri, e dunque disonesti. Tale comportamento era punibile dagli Dei con una permanenza nell’Annwn più lunga del normale.

(Nell’immagine una rappresentazione della cosmologia celtica attingendo alla raffigurazione del nodo celtico.)

Yvan Argeadi