ERBARIO

ARTEMISIA/ASSENZIO

Proseguiamo la sezione con un’erba che è sempre stata al centro di grandi discussioni, il cui impiego in campo magico è sempre stato eccezzionale: l’artemisia.
Tratteremo in particolar modo la sua varietà più “famosa”, ovvero l’artemisia absinthium.
Prima di tutto occorre fare una considerazione generale sugli effetti di questa pianta.
Essa è stata resa famosa dall’omonima bevanda nata in Francia, ovvero l’assenzio: demonizzato come bevanda allucinogena e dai deleteri effetti sul corpo e sulla psiche.
Nulla di più falso.
L’artemisia contiene dei principi attivi alcaloidi (tra cui il tujone è il più importante) che sono stati considerati i responsabili dei suoi effetti allucinogeni.
In realtà questa cosa non è scientificamente attendibile in quanto per raggiungere un livello di intossicazione da tujone tale da riscontrare qualche effetto così potente sulla psiche bisognerebbe assumere una quantità enorme di assenzio che porterebbe molto prima al coma etilico.
La bevanda resa celebre dai poeti diventava allucinogena grazie al laudano, una tintura alcolica di oppio che veniva aggiunta a gocce del bicchiere.
Le due sostanze così mischiate si potenziavano a vicenda e, a lungo andare, provocavano le famose allucinazioni.
A seguito di ciò in Francia nacquero anche cause economico/sociali che portarono a bandire la bevanda: essa infatti era facilmente producibile e il suo basso costo la portò a diventare una piaga per la società francese, portando a intossicazioni alcoliche per la maggior parte del ceto basso della popolazione.
Inoltre la popolarità della bevanda fece calare drasticamente il consumo di vino, brandy e cognac di cui la Francia era una grande produttrice, con conseguente perdita di guadagni dei grandi produttori.
Ma non siamo qui a parlare di questo e dopo questa breve prefazione andiamo ad analizzare nel dettaglio le proprietà di questa magnifica pianta.
A livello erboristico l’assenzio denota un uso soprattutto come aiuto dell’apparato digestivo, grazie al suo sapore estremamente amaro.
È un ottimo aiutante della digestione e del fegato e generalmente viene assunta tramite tisana.
Utile anche per favorire l’appetito e per contrastare i cali di energia grazie al suo effetto di tonico per il corpo in grado di dare una mano anche alle difese immunitarie.
È infatti anche un buon antinfiammatorio e antispasmodico, antisettico e febbrifuga.
Per le donne è indicata anche per regolarizzare il flusso mestruale e per limitare i dolori provocati da esso.
Non è assolutamente da utilizzare in gravidanza, dato che i suoi principi attivi sono considerati abortivi.
Ma andiamo ora a prendere in esame i suoi usi magici:
In Europa questa pianta è sempre stata tenuta in gran considerazione in questo campo, tanto che in certe culture, come quella germanica, veniva chiamata “la regina di tutte le erbe”.
Veniva impiegata come erba estremamente protettiva, in grado di permettere comunicazioni sicure con l’altro mondo e, allo stesso tempo, di bandire ogni influenza e entità indesiderata.
Aldilà di questo suo potente uso purificante l’assenzio veniva considerata anche una grande erba meditativa, in grado di fornire visioni e di aiutare nelle meditazioni.
Veniva fumigata proprio per questo scopo nei rituali atti a accrescere il proprio potere personale e a ritrovare l’equilibrio dopo situazioni difficili.
Presso i druidi veniva impiegata nelle cerimonie di iniziazione (spesso insieme alla salvia) per accrescere i poteri dei giovani iniziati e per sviluppare le loro capacità di futuri guaritori.
Da sempre veniva quindi considerata un’erba sacra, legate alle dee e principalmente all’universo femminile.
Nelle gallie e nelle germanie veniva usata anche per comunicare con il popolo fatato che vive nel regno aldilà delle acque e nelle cerimonie di divinazione.
Una regina tra le erbe a tutti gli effetti che ancora oggi, aldilà di tutte le leggende che si porta dietro, con il suo aroma pungente e i suoi colori argentati può essere una guida per tutti coloro che sono disposti a seguirla.

SALVIA

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo delle erbe con una pianta che è pressoché onnipresente nella medicina tradizionale e nella magia di tantissime culture, sia grazie ai suoi numerosi usi, sia grazie alla sua grande presenza sul territorio con le sue diverse specie.
Una pianta che principalmente si conosce per i suoi usi culinari, ma che ha anche molto altro da offrire: la salvia.
In questo articolo daremo una presentazione generale di questa pianta, dai suoi usi erboristici a quelli magici e tratteremo in esame alcune delle sue varietà più conosciute e utilizzate: la salvia comune (salvia officinalis), la salvia bianca (salvia apiana) e la salvia divinorum, con qualche accenno anche sulle altre varietà.
La salvia appartiene alla famiglia delle labiatae.
È un arbusto sempre verde di medie dimensioni che arriva a crescere fino a 70 cm di altezza, con le foglie dalla classica forma lanceolata, piuttosto spesse, resistenti e ruvide.
I fiori possono variare dal viola al blu e sono ottimi per l’allevamento delle api in quanto esse ne sono molto attratte.
Il periodo di fioritura generalmente è in primavera.
È una pianta pressoché onnipresente in quasi tutti i climi, la possiamo infatti trovare sia in quelli mediterranei che in quelli desertici o boscosi americani, come anche in quelli più rigidi del nord Europa fino a finire in quelli più caldi dell’Africa.
È infatti una pianta facilmente coltivabile e molto adattabile e resistente, con le dovute scelte riguardo alle varietà.
Il suo ciclo vitale è generalmente di 5 anni ma, se lasciata libera di svolgere il suo ciclo, nuove piante andranno a sostituire le vecchie, rendendo questa pianta pressoché perenne.
Come accennato prima ogni popolazione che è stata in contatto con questa pianta ha beneficiato delle sue proprietà, rendendola una pianta estremamente importante e sacra.
Partendo dalla “comune” salvia officinalis (quella che cresce spontanea in europa) troviamo notizie storiche che attestano il suo uso fin dal tempo dei Galli.
Presso questo popolo la salvia era ritenuta una pianta curativa dalle proprietà eccezionali tanto che il suo nome, secondo certi storici, si fa risalire al termine gallo/romano “salvus” che si traduce appunto con sano.
Presso i druidi questa pianta era conosciuta come rimedio per tutte le malattie, in particolar modo contro febbri e tosse.
Inoltre veniva utilizzata nei rituali magici in quanto era fermamente presente la credenza che fosse in grado di fornire un contatto sicuro con i morti e con il loro mondo, per questo gli antichi sacerdoti e sciamani europei erano soliti fumigarla e assumerla durante questo genere di rituali.
Questa sua sacralità si diffuse anche presso i romani, che continuarono a reputarla sacra tanto che solo poche persone iniziate al sacerdozio potevano raccoglierla e lavorarla, non prima però aver offerto dei sacrifici alla pianta stessa.
Presso le popolazioni indigene delle Americhe questa pianta gode della stessa importanza e sacralità.
La varietà qui presente è la salvia bianca (salvia apiana) che è pressoché onnipresente nei rituali dei nativi.
A livello di medicina tradizionale queste popolazioni utilizzavano questa pianta in molti modi: veniva (e viene usata anche oggi) dai navajo per curare le ustioni applicando la pianta su di esse, impacchi caldi vengono utilizzati contro i disturbi reumatici mentre il suo infuso viene usato per contrastare la perdita di liquidi dovuta alla sudorazione.
Si dice infatti che sia proprio questo il motivo della così grande resistenza del popolo apache nel deserto durante la guerra che subirono.
Nei rituali magici invece, come la sorella europea, viene utilizzata per il suo effetto altamente purificatore, per questo veniva bruciata nelle capanne sudatorie e durante i rituali curativi.
In Africa invece possiamo trovare una varietà di salvia (salvia repens) che viene anche essa utilizzata per i rituali di purificazione e guarigione.
Come abbiamo potuto vedere i suoi usi erboristici e quelli magici sono pressoché gli stessi: è una pianta altamente purificatrice, in grado di lenire i malanni di corpo e mente.
L’erboristeria moderna non si è dimenticata di questa grande pianta che ancora oggi viene utilizzata per molte cose.
Sono molto note le sue proprietà antinfiammatorie, digestive e balsamiche.
Come nei tempi antichi viene ancora utilizzata contro il mal di gola e come velocizzante per le cicatrizzazioni.
Il suo infuso è ottimo per calmare le emicranie e per il rilassamento generale della mente.
È ottima come stimolante e tonico per l’organismo e riequilibra la mente nei casi di depressione, specie se unita all’iperico.
Utilissima anche nei casi di esaurimento fisico e mentale, essendo molto benefica per la mente e per la memoria (unita a yerba mate crea un tonico ottimo per donare energia al fisico).
Come possiamo vedere i nostri antenati già conoscevano queste cose e utilizzavano questa pianta come medicina per la mente e il corpo.
Ci troviamo quindi di fronte a una pianta che, come può essere nostra aiutante per il nostro corpo e la nostra psiche, può esserlo anche nei nostri lavori magici.
Il fumo fresco, resinoso, pungente e al tempo stesso morbido di questa pianta ci aiuterà nella purificazione degli ambienti, di noi stessi e dei nostri oggetti, come per creare un’atmosfera ideale e purificata per i nostri rituali e per i nostri lavori.
Come ultima parte di questo articolo voglio prendere in esame un’ultima varietà di questa splendida pianta: la salvia divinorum.
Ci tengo a specificare che questa pianta allucinogena è ILLEGALE, per cui ogni informazione di seguito riportata sarà solo a scopo informativo e divulgativo.
Questa varietà di salvia, presso le popolazioni americane da cui cresce spontanea, viene reputata incredibilmente sacra e viene utilizzata dagli sciamani nei loro rituali.
Produce un effetto allucinogeno pressoché immediato e molto potente, tanto che spesso è difficile da controllare se non si è esperti o se non si è in presenza di qualcuno in grado di guidarci.
Generalmente viene assunta fumandola, anche se alcuni sciamani la somministrano in una maniera tradizionale sotto forma di infuso, in cui le foglie vengono contate a coppie di due e somministrate in numero diverso a ogni persona dallo sciamano che è in grado di capire quante ne occorrono a ognuno.
Una volta assunte sempre nel periodo notturno ogni più piccola luce o fuoco deve venire spenta, lasciando agire la pianta nella più totale oscurità.
Come detto le allucinazioni sono forti e estremamente potenti, quasi incontrollabili se assunta per scopo “ludico” o senza una preparazione adeguata.
Se preparati e rispettosi questa pianta sarà in grado di condurre la persona o lo sciamano nella realtà non ordinaria, donando visioni, poteri e preveggenze.
L’effetto comune e immediato è quello di sentirsi immediatamente scaraventati al di fuori del nostro corpo e, a seguito di ciò, ci si può trovare in luoghi distanti e incorporei, oppure si potrà osservare la realtà attorno a noi muoversi in una maniera diversa, più viva, ma da un punto di vista esterno al nostro corpo.
Una mia personale esperienza con questa pianta, utilizzata durante una cerimonia di stampo sciamanico, è stata quella di essere preso con forza e strappato dal corpo, per assistere alla scena che si stava svolgendo attorno a me da un punto diverso, esterno alla mia persona fisica, fino al punto in cui i tamburi non hanno preso a cavalcare molto velocemente.
A seguito di questo la mia coscienza è potuta accedere alla realtà non ordinaria, ma questa è un’altra storia.
Come detto quindi questa pianta non è da prendere con leggerezza, la sua potenza è pressoché illimitata e nessuno dovrebbe anche solo pensare di assumerla se non preparato o seguito da qualcuno di preparato, senza contare inoltre la sua illegalità nel nostro paese.

CALEA ZACATECHICHI

Proseguiamo la sezione con un articolo dedicato a un’erba a me molto cara, una pianta originaria del Messico utilizzata dai dreamwalker per raggiungere uno stato onirico lucido, vivido e intenso: la Calea zacatechichi.
Come già detto viene tradizionalmente utilizzata dagli sciamani di alcune culture messicane per raggiungere uno stato di illuminazione ed evoluzione tramite i sogni.
Assumendola gli sciamani, una volta addormentati, erano in grado di ricevere visioni sul futuro e messaggi dai loro spiriti aiutanti su come, ad esempio, guarire una persona o, in generale, qualsiasi “comunicazione” o messaggio di cui essi possano necessitare.
Inoltre favorisce anche il viaggio sciamanico indotto tramite le apposite cerimonie, preparando la mente al viaggio.

INFORMAZIONI BOTANICHE

La Calea zacatechichi appartiene alla famiglia delle Asteraceae e si tratta di un arbusto di medie dimensioni con infiorescenze gialle dalla forma molto simile ad una tromba, con un’altezza che può raggiungere anche il 1.5 metri.
È una pianta considerata infestante, in quanto colonizza in fretta anche le zone più impervie.
Generalmente si utilizzano principalmente le foglie, ma vengono usati anche gli steli e fiori.
Come già detto la Calea zacatechichi ha quindi la facoltà di potenziare molto l’attività onirica e anche coloro che non sono soliti “muoversi” in certi ambiti possono riscontrare questa cosa.
I vostri sogni saranno molto più vividi, fino a divenire veri e propri sogni lucidi in cui il dreamwalker potrà muoversi a piacimento per trovare ciò che gli serve.
I metodi di assunzione possono essere molti:
Può essere fumata e fumigata come incenso prima di dormire, come può essere assunta anche tramite tisana.
Il mio personale consiglio è quello di preparare un infuso di 2 tazze circa di acqua con 3 gr di foglie di calea e di berne una prima di coricarsi, possibilmente a stomaco vuoto.
Il giorno seguente aggiungerete una tazza di acqua all’infuso rimasto dalla sera precendente mettendovi in infusione altri 3 grammi di calea.
Proseguite così per una settimana, in modo da aumentare gradualmente la concentrazione dei principi attivi del vostro infuso.
La Calea ha un sapore molto amaro e un odore molto pungente, ma estremamente gradevole.
Infine, come ultima nota, ci tengo a specificare che questa erba è assolutamente legale in Italia e che non presenta nessun tipo di effetti collaterali indesiderati durante la fase di veglia.

SAMBUCO

Biologia botanica

Il sambuco appartiene alla famiglia delle Caprifoliacee ed è una pianta pressoché onnipresente su quasi tutto il territorio europeo.
Lo si può trovare ai margini di fossi o fiumi, vicino a casolari abbandonati e al limitare di boschi e foreste.
È una arbuso molto ramificato che può raggiungere anche i dieci metri di altezza.
La corteccia si presenta con fusto dalla corteccia grigiastra, con rami verdi e molto morbidi, al cui interno si trova un midollo bianco e dalla consistenza ancora più morbida, molto utilizzato nell’antichità per le fumigazioni.
I fiori sbocciano in estate tra maggio e giugno, sono bianchi e molto piccoli, disposti in grandi “ombrelli” con un caratteristico profumo molto dolce che ricorda vagamente quello del miele, grazie alla grande presenza di polline al loro interno.
Verso fine estate (da fine luglio nelle zone più calde a settembre per quelle più fredde) maturano le bacche, dal caratteristico colore nero/violaceo.
Attenzione a utilizzarle solo ed esclusivamente a piena maturazione, in quanto le bacche verdi contengono una piccola quantità di cianuro e risultano quindi tossiche.
Da sempre vengono riconosciute a questa pianta numerose proprietà terapeutiche, che variano molto in base a quale parte della pianta viene utilizzata.
Difatti sono tradizionalmente sette le parti della pianta che vengono utilizzate in medicina popolare: le radici, la corteccia, il midollo, le foglie, i germogli, i fiori e le bacche.
La radice veniva pestata finemente e bollita per combattere disturbi alimentari e malattie a essi collegati (come la gotta)
La corteccia è un ottimo lassativo e, se presa in grandi quantità può causare vomito.
Raccolta fresca inoltre sprigiona una linfa da cui si può ricavare un’ottima per la cura delle irritazioni degli occhi.
Con il midollo si può creare un’ottima pomata se miscelato con miele e farina che può dare sollievo a dolori causati ad esempio da lussazioni.
Le foglie possono essere utilizzate per impacchi che aiutano a calmare il dolore ed a favorire la guarigione di ferite e scottature.
I germogli offrono un sostegno alla cura delle nevralgie, se consumati tramite decotto.
I fiori sono ottimi sotto forma di tisane per depurare il corpo fungendo da diuretici.
Inoltre sono indicati nei periodi invernali in quanto aiutano a fronteggiare malattie invernali ed infiammazioni ai bronchi.
Le bacche, come i fiori, possono aiutare a curare infiammazioni polmonari ed essendo ricche di vitamine sono ottime aiutanti del sistema immunitario, pur avendo un leggero effetto lassativo.
Inoltre si può preparare un ottimo liquore che, a differenza di quello che spesso si pensa, non è la famosa sambuca.
Passiamo ora a parlare degli usi magici di questa pianta.

USI E TRADIZIONI MAGICHE

Il sambuco viene da sempre considerato una pianta molto amata dal “piccolo popolo” e dalle creature che in irlanda prendono il nome di Sidhe.
È infatti presso le popolazioni celtiche e germaniche che questa pianta ricopre un ruolo molto importante.
Presso i celti e i Galli veniva considerato come una pianta sacra alla Dea Madre e, più in particolare, alla Dea Corvo.
Si credeva infatti che la Dea si mostrasse agli uomini tramite i vari “aspetti” del sambuco:
I suoi fiori mostravano il suo aspetto di fanciulla, dolci e profumati.
Il verde rigoglioso dei suoi rami rappresentava la forte madre, mentre le bacche erano poste in relazione con la vecchia signora del calderone.
Presso certe popolazioni era talmente sacro che si credeva che non fosse realmente una pianta, ma una strega, figlia della dea, in forma di albero.
Per questo il sambuco era tenuto in gran considerazione perché in grado di benedire e guarire, ma anche di punire e distruggere se non trattato con rispetto.
Era anche associato a quel lato oscuro e notturno della magia e della divinazione, alla necromanzia e alla discesa dell’anima nelle profondità dell’altro mondo e, quindi, alla morte.
Presso celti e germani, come ancora oggi in molte zone rurali, si pensa infatti che il profumo dei suoi fiori conducesse all’altromodo e si credeva che addormentarsi sotto una di queste piante portasse a non svegliarsi mai più, dato che le creature che lo abitano avrebbero rapito l’anima dello sfortunato dormiente.
Era quindi una porta verso l’altro mondo e come tale una fonte di rigenerazione spirituale e nutrimento fisico.
Presso i celti veniva chiamato “madre sambuco” e si credeva che la fanciulla che abitava questa pianta potesse manifestarsi come una bellissima donna, pronta a dare doni oppure come una terribile creatura pronta a portare morte e perdizione.
Durante la festa di mezza estate si era soliti recarsi sotto questi alberi invocando gli spiriti che qui si credeva abitassero e ad invitarli a festeggiare con gli umani.
Ancora oggi nelle zone di campagna è sopravvissuta la credenza che in questi giorni si possa osservare una processione di spiriti, elfi e fate danzare sotto questi alberi, in attesa di qualche uomo disposto ad unirsi a loro nelle antiche usanze.
Il fortunato che lo farà riceverà in dono una corona fatta con le fronde del sambuco, in grado di donare la seconda vista e poteri magici di guarigione e preveggenza.
Spesso veniva piantata vicino a case e stalle, in quanto questa pianta, se curata e trattata con amore, avrebbe protetto la casa e i suoi abitanti da ogni male.
In caso contrario avrebbe portato maledizioni di ogni sorta a chiunque non si fosse avvicinato con rispetto a lei (è anche per questo che presso le famiglie contadine spesso si trovano questi alberi vicino a casa)
Con l’avvento del cristianesimo, ovviamente, questa magica pianta perse la sua magia, a discapito di odio e della credenza che portasse malasorte e sciagure (comune era la credenza infatti che questo fosse il bastone delle streghe)
Ma le vecchie tradizioni non sono mai morte e mai probabilmente lo faranno: così il sambuco ancora ai giorni nostri porta con sé l’alone magico che lo ha sempre caratterizzato, capace di donare la più grande gioia, di proteggere e di guarire, come di distruggere e maledire.
Forse poche piante sono in grado di esprimere come il sambuco le credenze di quei popoli che sono venuti prima di noi, grazie al suo incanto e alla sua magia, alla sua bivalenza e alla sua facoltà di portare l’uomo in un viaggio oltre i veli della nebbia, dove potrà apprendere gli insegnamenti di questa magica pianta e dei suoi abitanti.

La Croix