INTRODUZIONE ALLE FESTIVITÀ PAGANE

Le festività pagane e le feste legate ai Sabba interessanto centinaia di migliaia di persone. Applicando il Calendario Solare possiamo essere meglio preparati per soddisfare le nostre esigenze durante l’intero anno, attraverso gli otto Sabba ed i cicli stagionali. La primavera è un periodo per il rinnovo e l’iniziazione. L’estate è una stagione di maggiore attività e opportunità. L’autunno è un momento per rallentare e prepararci per la prossima stagione. L’inverno è una stagione per il riposo e per l’introspezione. Nonostante si tratti di festività appartenenti alle culture pagane, anche i Satanisti ne fanno uso per gestire progetti e obiettivi annuali o a lungo termine, applicandovi un approccio satanico, sacro e celebrativo. Queste festività appartengono tanto ai Pagani quanto ai Satanisti – anche se si tratta di due Tradizioni differenti – poiché le loro origini hanno un’unica grande matrice che li unisce: la Natura ed i suoi cicli.

IMBOLC – 1° FEBBRAIO

La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando.  Presso i Celti il 1° febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti, Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia” e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali. Invece Oimelc significa “Iattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire “nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra. Imbolc è una delle quattro feste celtiche dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costitui­scono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Il concetto di purificazione è pre­supposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Imbolc è una festa dove si onorano il principio femmini­le della Natura e l’infanzia, vista come inizio promettente di ogni cosa. È il periodo in cui una nuova corrente di vita inizia a scorrere nel mondo della Natura: noi dobbiamo lasciare definitivamente il passato e guardare al futuro con fiducia e ottimismo. È tempo di prendere coraggio da questi piccoli segni di rigenerazione e riconoscere che su di essi si costruiranno tante cose nei mesi a venire. Questo è il momento delle potenzialità, il potenziale della Primavera e dei semi che si muovono nel terreno ma anche il potenziale dei semi di crescita e di creatività nelle nostre vite. Per pre­parare il sentiero alle nuove energie occorre però compiere un cammino di purificazione, abbandonando alle nostre spalle le scorie del passato. Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata e di partecipare al risveglio del cosmo dalla lunga notte invernale.

Imbolc offre un’opportunità per il Satanista di valutare ciò che è ed ha ottenuto nella propria vita, dai beni materiali ai progetti, ai problemi personali, e decidere cosa sarebbe meglio eliminare per raggiungere l’obiettivo preposto. Imbolc è una sorta di periodo di pulizia dove si rimuove tutto ciò che è di ostacolo alle nostre intenzioni per sostituirli con ciò che può invece essere funzionale.

CORRISPONDENZE: il segno di Imbolc è l’Acquario, il portatore d’acqua. L’attribuzione dei tarocchi sono Le Stelle, numero 17, i colori sono viola e blu. La pianta è la palma da cocco e l’ulivo.  Gli animali corrispondenti sono pavoni e aquile, mentre l’incenso è incenso e mirra. Il pianeta dominante è Saturno. L’Elemento di Imbolc è l’Aria (Est).

OSTARA – 21 MARZO

La primavera era la stagione per accoppiamenti rituali: gli hieros gamos, le nozze sacre in cui il Dio e la Dea (personificati spesso da un sacerdote e da una sacerdotessa) si accoppiano per propi­ziare la fertilità. Il Dio Sole inizia a far sentire la sua giovi­nezza e ad accoppiarsi con la giovane Dea della Terra. Come festa solare, appartengono all’Equinozio i temi del fuoco e della luce. L’Equinozio di Primavera è il momento del risveglio della Natura, in cui si manifesta pienamente il seme di luce germogliato a Imbolc.

Psicologicamente è tempo di iniziare nuovi progetti, magari le cose che abbiamo sognato o immaginato durante l’inverno: è infatti tempo di mettere in pratica le lezioni che abbiamo imparato dalle nostre riflessioni invernali, dalle profonde visioni interiori e dalla espansione della coscien­za, tempo di portare quella conoscenza nel mondo esterno, uscendo dalla introversione invernale. Per manifestare in maniera ancor più concreta i muta­menti di questo momento di passaggio potremmo compiere qualche piccolo rito propiziatorio. Siccome l’uovo è un simbolo primario di Ostara e della rinascita pos­siamo usarlo per rappresentare questa rinascita, come pure la nostra rinascita interiore in questo periodo dell’anno, quando il clima si riscalda e i nostri orizzonti si espandono. L’uovo riflette il nostro potenziale interiore, già nato a Imbolc ma in attesa della sua schiusa.

Per i Satanisti, Ostara fornisce un indicatore per controllare il successo iniziale dei propri progetti e altri sforzi, oltre a determinare quali progetti potrebbero non essere produttivi.

CORRISPONDENZE: Il segno zodiacale legato a questa festività è l’Ariete ed il pianeta dominante è Marte, l’Elemento è Terra, il simbolo che meglio rappresenta Ostara è una finestra aperta ed il colore corrispondente è il rosso.  Il numero mistico è 120 mentre il valore stagionale numerologicamente è il 5, sia in greco che in arabo.  La pietra è il rubino. L’incenso ideale è formato dalla resina del sangue di drago.  Gli animali corrispondenti sono il montone e il gufo, le piante sono il giglio e il geranio.

BELTANE – 1° MAGGIO

La fine della metà “oscura” dell’anno e l’inizio dell’e­state hanno costituito da sempre un momento di passaggio, in cui la rigenerazione della vita vegetale è anche la resur­rezione della vita cosmica, un ritorno al tempo mitico degli inizi. Nella tradizione celtica le due feste maggiori erano quel­le che segnavano rispettivamente l’inizio dell’estate e l’inizio dell’inverno. Come molte altre popolazioni pastorali, gli antichi Celti avevano infatti due sole stagioni, non quattro: la metà oscura e la metà luminosa dell’anno; essi celebravano la festa di Beltane (pron. Beltein), nome anglicizzato che corrisponde al gaelico irlandese Bealtaine (pron. B’ioltinna) e al gaelico scozzese Bealtuin (pron. B’ialten). La festa celtica di Beltane divenne la festa medievale di Calendimaggio. L’inizio della bella stagione era celebrato con tornei dove il vincitore, personificazione del Dio vitto­rioso sulle tenebre invernali, otteneva il diritto di sposare la damigella per cui si era battuto. In molte località europee divenne usanza formare comitive di giovani che giravano per i villaggi cantando stornelli e augurando la buona fortu­na (il “cantar maggio” di molte località toscane). Rami e fiori venivano portati dai boschi la mattina di Beltane per decorare porte e finestre o per fabbricare ghirlande che i giovani portavano in giro per le strade cantando e chieden­do cibo e dolci in cambio. Infatti, una caratteristica dei festeggiamenti di Beltane è la celebrazione della vegetazio­ne, così una usanza celtica era quella di appendere una ghir­landa primaverile (simbolo della grande Dea) a un tronco privo di rami (simbolo fallico del Dio selvaggio).

Beltane è un momento in cui le energie della luce e della vita si manifestano nel loro aspetto più gioioso e trionfale. Questo è un tempo in cui celebriamo il ritorno dell’estate e della fertilità, è il momento adatto per operare, per condurre a realizzazione le cose che ci siamo prefissati di compiere. Seguendo le tradizioni possiamo mette­re ghirlande di fiori attorno ad un albero. Un’altra tradizio­nale attività di Beltane è attaccare nastri rossi (colore della passione) a cespugli di biancospino per propiziare amore, fortuna o guarigione. Si possono accendere due piccoli fuochi e passare in mezzo ad essi per purificarci, sentendo la loro energia riem­pire i nostri corpi quando attraversiamo il loro spazio.

Per i Satanisti, questo è un giorno in cui molti dei progetti annuali entrano nella loro pienezza e cominciano a generare un profitto. Si inizia insomma a fare i primi progressi.

CORRISPONDENZE: i simboli utili per questo evento magico sono: i genitali che, governati dai segni della Bilancia e del Toro e governati da Venere, produrranno l’Androgino. Il numero corrispondente è il 4, i minerali sono rame, smeraldo e turchese, combinati in una corona da indossare; la carta dominante dei tarocchi è l’Imperatrice. La simbologia che meglio rappresenta questa festività è una dea alata incoronata di stelle, in piedi su una Luna crescente; gli animali simbolici sono il passero e il cigno, mentre gli incensi sono sandalo e mirto.

LITHA – 21 GIUGNO

Intorno al 21 giugno il Sole celebra il suo trionfo in quel­lo che è il giorno più lungo dell’anno ma che allo stesso tempo rappresenta l’inizio del suo declino. Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesora­bilmente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, in quella che è la fase “calante” dell’anno. Solstizio deriva dal latino sol stat, “il sole si ferma”. È il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della poten­za solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte. Seppur cristianizzata come festa di San Giovanni (24 giu­gno) la notte di mezza estate ha conservato tutte le sue valenze magiche. In tutta Europa si traevano presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sposeranno ed eventualmente acquisire indizi sull’iden­tità del futuro sposo. Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò sol­stiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. Era comune credenza che mol­tissime piante in quest’epoca avessero poteri quasi miracolosi. Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d’oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d’Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d’Oro dei miti. Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende bri­tanniche. Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori. In tutti i paesi europei si raccoglievano erbe rite­nendole impregnate di miracolose virtù: la verbena portava prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, proteggeva dal malocchio. Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”.

Al Solstizio d’Estate vengono ad interse­carsi i due cicli della Ruota dell’Anno: quello primordiale dei cacciatori-raccoglitori che narra lo scambio stagionale di potere tra due figure gemelle e il ciclo solare solstizia­le-equinoziale. L’idea di due divinità o di due re che combattono eter­namente tra loro appare in molte culture. Basti pensare ad Apollo che uccide il serpente Pitone a Delfi, al dio babi­lonese Marduk che abbatte Tiamat o a Zeus che lotta con­tro Tifone. Il serpente era nella remota antichità una divinità o il simbolo di varie divinità, forse la raffigura­zione del dio dell’anno calante. Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l’oscurità regnassero in equi­librio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmen­te per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi “luminosi” è sempre definitiva e senza appello. Tra i popoli nordici il Solstizio d’Estate era chiamato anche Litha, dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere. La pianta sacra del solstizio d’estate è l’iperico. L’iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cac­ciavano via gli spiriti maligni. L’iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.

E’ un momento adatto per concludere e portare a compimento quello che stiamo rea­lizzando. Psicologicamente è il momento di celebrare il raggiungi­mento dei nostri obiettivi, di riconoscere i nostri talenti e la nostra azione nel mondo esterno. Ma tutto scorre e dobbiamo ricordarci che la vita è un processo dinamico, non una condizione fissa. In questo periodo, punto di equilibrio tra l’anno crescente e l’anno calante, troviamo il momento idea­le per lavorare sulle qualità di integrazione e di equilibrio: integrazione di quello che abbiamo imparato in questi mesi e raggiungimento di un nuovo equilibrio interiore. Per celebrare il solstizio possiamo fare cose molto sem­plici. Ad esempio, alzarci all’alba e osservare il Sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino, la massima forza coincide con l’inizio del suo declino. Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momen­to: se si è all’aperto si può tenere acce­so un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascol­tare o suonare musica e fare offerte di vino e di dolci.

Litha, per i Satanisti, è un giorno per onorare Lucifero e l’influenza dell’iniziatore nelle nostre vite. È un giorno per godersi i propri successi per i quali si ha faticosamente lavorato durante la prima metà dell’anno, ed è anche un’opportunità per valutare le proprie esigenze.

LUGHNASADH / LAMMAS – 1° AGOSTO

Nei paesi celtici del Nord Europa il raccolto dei cerea­li avveniva più tardi e prima delle dure fatiche del raccol­to ci si concedeva una pausa di festa, contrassegnata il l agosto dalla celebrazione di Lughnasadh (pron. Luunasa), la “commemorazione di Lugh” (nasadh commemorazio­ne o assemblea). In gaelico irlandese Lunasa indica il mese di agosto, in gaelico scozzese la ricorrenza è chia­mata Lunasda. Lugh nelle leggende irlandesi era un capo dei Tuatha Dé Danann, il “Popolo della Dea Dana”. Lugh era detto anche Lamfhada “dal lungo braccio”, appellativo che lo avvicina al dio solare egizio Aton, raffi­gurato con raggi dalle lunghe mani. Nei tempi cristiani il suo posto fu preso dal­l’arcangelo Michele, una più tarda forma di Lucifero che come Lugh è portatore di luce.

In questo periodo dell’estate avanzata, si erano lasciate alle spalle le fatiche e le preoccupazioni del raccolto del fieno e ci si preparava al raccolto di grano e orzo, le messi che il calore del sole ha fatto maturare. Lughnasadh era occasione di raduni e feste per le tribù celtiche, in cui ci si dedicava a giochi, gare e banchetti. Era tempo di baldorie propiziate dal calore estivo e si celebrava l’inizio del raccolto e l’offerta dei primi frutti agli Dei, così come pure la potenza della luce solare e l’abbondanza generosa della natura. Il Sole aveva trionfato su venti, gelo e nebbie e ora il raccolto era pronto. Lughnasadh dovrebbe essere tempo di gioia e di vacanze, un periodo in cui raccogliamo e godiamo i frutti delle nostre fatiche. Le cose che abbiamo portato a termine al Solstizio ora sono mature e possiamo vedere i primi risul­tati delle nostre azioni intraprese nei mesi precedenti. Ma è anche un momento di preparazione per il futuro, di riflettere che presto sarà autunno e che dovremo affrontare una fase diversa. Per capire l’importanza di questa festa nella nostra vita psichica, ci occorre comprendere l’impor­tanza del tema di morte e di rinascita nelle nostre vite. Diventiamo consapevoli che la vita umana cresce e poi declina, è una ruota che deve continuamente essere equili­brata. Questo è il culmine dell’anno ma anche l’inizio del processo del suo declino. E’ utile comprendere l’idea del sacrificio in termini di trasformazione, non tanto di morte bensì di lasciare andare via qualcosa per arrivare ad un più alto livello creativo nella nostra vita. Il grano sacrificato diventa pane, il frutto viene raccolto in modo che ci possa nutrire. Lughnasadh è festa di trasformazione e la rinascita è la legge perpetua della Natura.

MABON – 21 SETTEMBRE

I Sabba e le Festività Pagane: Cosa sono e come Celebrarli 2All’equinozio di autunno il Sole, nel suo cammino apparente nel cielo, incrocia nuovamente l’equatore celeste e ancora una volta nel corso dell’anno giorno e notte si equivalgono nella loro durata, ma stavolta il percorso segue una direzione opposta a quella dell’equinozio prima­verile, passando dall’emisfero settentrionale dello zodiaco a quello meridionale. Il Sole scende letteralmente agli “inferi” e le tenebre cominciano a prevalere sulla luce. E’ un momento di passaggio, critico come tutti i momen­ti sacri dell’anno di cui abbiamo parlato, quando la barriera tra il mondo visibile e quello invisibile si fa più sottile. Gli antichi lo consideravano un periodo propizio ai riti misterici. Si celebravano ad esempio quelli di Mithra, signore e anima­tore del cosmo e allo stesso tempo mediatore fra le divinità e gli esseri umani, così come l’asse degli equinozi è interme­diario tra le due fasi dell’anno. Mithra veniva spesso raffigu­rato in mezzo a due portatori di fiaccola, uno (Cautes) con la torcia sollevata in alto a simboleggiare l’equinozio di prima­vera e l’altro (Cautopates) con la torcia abbassata a indicare l’Equinozio di Autunno. Più tardi le funzioni di Mithra ven­nero assunte dall’arcangelo Michele, la cui festa, insieme a quella degli altri due arcangeli Gabriele e Raffaele ricorre il 29 settembre. Il periodo equinoziale di autunno è chiamato appunto Michaelmas nei paesi anglosassoni. Se Lughnasadh è l’inizio del raccolto, rappresentandone l’aspetto sacrificale, il tema stagionale dell’Equinozio è la fine del raccolto, il suo completamento ma è anche il momento del secondo raccolto dopo quello dei cereali: quello della frutta e dell’uva. In questo periodo si tengono feste del raccolto, con abbondanza di cibo e di bevande. Queste celebrazioni avevano un’atmosfera di dolce malinconia: il Dio del Grano era morto, così come moriva il Dio del Sole. Egli viaggiava ora nell’Altro Mondo, discendendo agli inferi per addormentarsi nel grembo della Dea Madre, da dove sarebbe rinato al Solstizio d’Inverno. Più che una morte dunque, si trattava di un lungo sonno; la malinconia era dunque dolce perché c’era la consapevolezza di una rinasci­ta a una diversa condizione di vita. I due temi stagionali del Sole e del raccolto condividevano con l’umanità un univer­sale ciclo di nascite, morti e rigenerazioni. Nelle feste del raccolto aveva un posto d’onore un ogget­to simbolico che abbiamo incontrato più volte nelle feste sacre: la Bambola del Grano, formata dalle ultime spighe raccolte e legate con un filo solitamente rosso. La bambola, se non fosse venuta sepolta nei campi a scopi propiziatori, sarebbe stata conservata fino alla fine del raccolto dell’anno successivo. Essa veniva chiamata a volte “Ragazza dell’edera”, perché l’edera, che rimane verde durante l’inverno, è il simbolo della vita che continua: crescendo a spirale appare come un simbolo di rinascita (la vita che ritorna ciclo dopo ciclo) e come pegno di rinascita del Dio, sia come nuovo sole al Solstizio, sia come nuovo raccolto in primavera. La pianta sacra dell’Equinozio di Autunno è la mora sel­vatica.

Gli equinozi, tempi di attività sospesa, sono periodi in cui le persone cambiano i loro ritmi vitali, adattandoli ad una fase stagionale diversa. Psicologicamente è tempo di riflessione e di con­templazione, di ringraziamento per i frutti della terra e per le esperienze che abbiamo avuto durante l’anno. Come ogni festa dell’anno anche l’Equinozio va visto come una piccola iniziazione ad un nuovo livello di consa­pevolezza: è tempo di viaggiare nel­l’oltremondo e di esplorare il sé, incontrando quegli aspet­ti di noi che ostacolano la nostra vita interiore. Ricordiamoci soprattutto che come la morte del Dio della Vegetazione significa trasformazione, rigenerazione e rinascita, così anche noi rivedremo la luce rigenerati e rinnovati. Se desideriamo fare qualcosa di più complesso per celebrare questo periodo dell’anno possiamo celebrare un piccolo rito di ringraziamento, sarebbe preferibile il tardo pomeriggio, osservando il Sole che tramonta. Si può accendere una candela blu: è il colore dell’oceano cosmico in cui tramonta il Sole, il colore sacro dell’Occidente.

SAMHAIN – 31 OTTOBRE

L’autunno inoltrato, con l’arrivo delle nebbie e dei primi freddi è un altro punto di svolta della grande Ruota dell’Anno. In questo periodo infatti, cade la grande festa celtica di Samhain (pron. Souin). Samhain in gaelico irlandese indica il mese di novembre e il corrispondente gaelico scozzese Samhuin (pron. sov’en) è la festività di Ognissanti. Questa ricorrenza, il cui nome signi­fica “fine dell’estate” rappresenta la controparte di Beltane, l’arrivo della parte oscura dell’anno, l’inizio stagionale dell’inverno (mentre quello astronomico è determinato dal Solstizio d’Inverno). Samhain era il Capodanno celtico: infatti, per gli antichi Celti, l’anno inizia­va con la sua parte oscura, allo stesso modo in cui il giorno iniziava con le ore notturne. Nella tradizione celtica, al pari di altre culture, il giorno che segna la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, non appar­tiene a nessuno dei due (né al passato né al futuro) ma è un “tempo oltre il tempo”, una scintilla dell’eternità. Il momento in cui una stagione cede alla successiva è particolarmente significativo da que­sto punto di vista, come abbiamo visto a proposito della festa di Beltane. Samhain è ancora più cruciale perché è l’i­nizio di un nuovo anno, per questo motivo più di ogni altra festa annuale è un momento critico: non appartenendo al tempo quotidiano, esso costituisce un passaggio fra la real­tà del nostro mondo e altre dimensioni, è un momento speciale perché il velo del tempo si solleva e si può comunicare con gli altri livelli di esistenza in maniera più chiara che mai. In questo giorno i vivi possono visitare il mondo dei morti e i morti possono tornare tra i vivi. Secondo un’antica concezione pagana si festeggiava la vita nella morte con una celebrazione che non aveva nulla di triste, quasi a ricordare che ogni fine è un nuovo inizio e ogni morte in questo mondo è una nascita nell’altro mondo. Così da un lato si propiziavano i morti, dall’altro si dava luogo a disinibite feste che riaffermavano il valore della vita di fronte all’incombente oscurità. Samhain può sembrare un inizio strano per il nuovo anno, ma l’esistenza per gli antichi era una ruota, in cui la morte intesa come fenomeno naturale precedeva necessariamente qualsiasi nuova nascita. Di tutte queste credenze è rimasta qualche eco nelle celebrazioni cristiane dei defunti, il 2 novembre.

In questo periodo cominciano gli oscuri, freddi giorni invernali. Ora è tempo che la nostra attenzione passi dal lato materiale a quello spirituale. È tempo di riflessione, di viaggi interio­ri per potere scoprire quegli aspetti di noi stessi che neces­sitano di essere cambiati prima che possa iniziare una nuova vita. Come gli antichi iniziati dobbiamo discendere nel mondo inferiore, ripercorrendo il viaggio delle divinità stagionali: seguiamo la spirale interiore dell’anno vecchio fino ad arrivare al nostro centro interiore e a questo punto ripercorriamo la spirale all’esterno portando fuori il nostro potenziale di vita e creatività che sarà manifesto nel nuovo anno, al tempo stesso conservando in noi la saggezza imparata nel passato. E’ un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e tradi­zionalmente propizio alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presen­te e futuro. Possiamo approfittarne per imparare qualche tecnica divinatoria, come i tarocchi. Inoltre, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con la morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato. Si dice che gli spiriti posso­no essere ora contattati e consultati ma è preferibile (se cre­diamo in una vita nell’aldilà) non disturbarli; è meglio prestare attenzione ai piccoli messaggi che ci possono inviare (sogni, ricordi improvvisi, ecc,). È infatti tempo di riflessione, tempo di considerare l’an­no passato e di confrontarci con quel fenomeno della vita su cui non abbiamo nessun controllo: la morte. Per celebrare degnamente il cerchio completo dell’esistenza dobbiamo riconoscere la realtà della morte e del declino fisico come eventi naturali, non come qualcosa da ignorare o da nascon­dere. A queste energie ora dobbiamo tributare omaggio ma dobbiamo al tempo stesso ricordare la nuova vita che sopraggiungerà. Le celebrazioni solari seguono l’ascesa e la caduta del Sole e in alcune culture sono state simboleggiate dalla figura di due “re”, un re per l’Abbondanza ed un re del Declino. Nel satanismo, questi due re sono simboleggiati come Lucifero, la stella nascente e Satana, il dio oscuro. Questi re non sono in opposizione, ma sono due fasi della stessa Forza, ognuna necessaria e preziosa. Non si pensi dunque al Declino come qualcosa di negativo, bensì come una Rinascita assolutamente indispensabile.

CORRISPONDENZE: il segno zodiacale corrispondente è lo Scorpione, la carta dei tarocchi è la Morte, il numero è il 13, i colori sono verde, blu, marrone e nero, gli animali invece sono il lupo, scorpioni, ragni. L’influenza planetaria è Marte, mentre l’incenso è il benzoino, la pianta è il cactus e l’Elemento è l’Acqua (Ovest).  L’immagine magica è un sacerdote/celebrante con un tridente in mano ed un teschio che può parlare: il potere legato a questa festività infatti è la Negromanzia.

YULE – 21 DICEMBRE

I Sabba e le Festività Pagane: Cosa sono e come Celebrarli 3Mentre l’anno volge al termine, nelle terre dell’emisfero boreale a clima temperato le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi, fino al giorno del Solstizio invernale, il 21 dicembre. Solstizio, dal latino “sol stat”, “il Sole si ferma” e difatti il Sole per circa tre giorni sorge sempre nello stesso punto. Il respiro della natura è sospeso, nell’attesa di una trasformazione e il tempo stesso pare fermarsi. È uno dei momenti di passaggio dell’anno, forse il più drammatico e paradossale: l’oscurità regna sovrana ma nel momento del suo trionfo cede alla luce che, lentamente, inizia a prevalere sulle brume invernali. Dopo il Solstizio, la notte più lunga dell’anno, le giornate ricominciano poco alla volta ad allun­garsi. Come tutti i momenti di passaggio, il Solstizio d’Inverno è un periodo carico di valenze simboliche e magi­che, dominato da una costellazione di miti e di simboli, echi ancestrali di un passato lontanissimo e dei quali abbiamo ormai perso il significato originario. E tuttavia, nelle moder­ne celebrazioni natalizie e di fine anno è ancora possibile discernere i simboli di tradizioni primordiali sotto la loro attuale veste, cristiana o consumistica che sia. La tradizione del ciocco è quella che, forse più di tante altre, ha fuso in unico simbolo il mito della luce solare e quello vegetale del dio che muore per rinascere dalle pro­prie ceneri. Il ceppo, di solito di legno di quercia, veniva portato nelle case la sera della vigilia, ornato di sempreverdi e innaffiato di vino, per essere acce­so nel caminetto dal membro più giovane o più anziano della famiglia (il nuovo o il vecchio Sole). Spento il gior­no dopo, veniva riacceso ogni sera nelle fatidiche 12 notti fino all’Epifania. La cenere era sparsa intorno all’orto con­tro i parassiti o sulle travi di casa a protezione dai fulmini. I carboni erano riaccesi quando minacciava la grandine. Il pezzo che restava era utilizzato per accendere il ciocco dell’anno successivo, a simboleggiare la forza della vita che passa da una modalità di esistenza all’altra, in un ciclo senza fine.

Il Solstizio può essere per noi un momento molto calmo e importante, in cui nella silenziosa e oscura profondità del nostro essere, contat­tiamo la scintilla del nuovo Sole. Questa è anche una oppor­tunità per gioire e abbandonarci a sentimenti di ottimismo e di speranza: come il Sole risorge, anche noi possiamo usci­re dalle tenebre invernali rigenerati. Ci sono tanti modi per celebrare a livello spirituale que­sta festa: possiamo decorare la nostra casa con le piante del Solstizio oppure fare un albero solstiziale. Non un solito albero natalizio, bensì un albero decorato con tante piccole raffigurazioni del Sole. Si possono accendere candele o luci per rappresentare la nascita delle nostre speranze per il nuovo anno. Possiamo anche compiere una celebrazione più rituale, con l’accensione del ciocco; anche se non abbiamo un cami­netto in casa possiamo accenderlo nel nostro giardino, o in un prato insieme ai nostri amici: si prende un grosso pezzo di legno di quercia e lo si orna con rametti di varie piante: il tasso (a indicare la morte dell’anno calante), l’agrifoglio (l’an­no calante stesso), l’edera (la pianta del dio solstiziale) e la betulla (l’albero delle nascite e dei nuovi inizi) e si legano i rametti al ciocco usando un nastro rosso. Se abbiamo cele­brato questo rito anche l’anno precedente e abbiamo un pezzo non combusto del vecchio ciocco, accenderemo il fuoco con questo. Una volta che il fuoco è acceso osserviamo le sue fiamme e meditiamo sulla rinascita della luce e sulla nostra rinascita interiore. Più tardi le ceneri del ciocco potranno essere sparse nel nostro giardino o nei vasi delle piante che teniamo in casa per propiziare la salute e la fertilità della vegetazione.

Ahsife Oscura

Fonti

Feste Pagane, Roberto Fattore

Baphomet Codex – Traduzione parziale

Satanic Rites and Ceremonies, Rev. Yaj Nomolos, S. P.

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