INNI E CANTI AGLI DEI

INNI E CANTI AGLI DEI

Inno Orfico alla Natura

“Natura, Madre divina di tutte le cose,
Madre degli Dei e degli uomini mortali,
origine di tutto, gioioso piacere,
nume operoso che tutto nutri
e fai lieta la vita.

Dea generosa che tutto indomabile domi
e conduci a buon fine e tutto distruggi,
fulgida dominatrice, comune a tutti
eppur tu sola non accomunata.

Splendida, gioiosa ed infinita,
gradita, varia, affabile, feconda ed operosa.
Che di fiori ti vesti e porti frutti
e di belle stagioni ti allieti.

O vergine nutrice dalle amabili chiome
dai seni ricolmi e dalla sorte felice,
impulso generante, abile, prudente.
Tu che in tutto ti effondi ciclica
e in molte forme appari.

Vita immortale, provvidenza eterna,
Tu sei tutte le cose. Tu sola queste cose produci.
Ti prego Dea: portaci la pace e la diletta armonia,
la ricchezza felice e la salute sovrana.”

INNO ORFICO ALLE ERINNI

“Ascoltate, dee onorate da tutti, risonanti, che gridate evoè, Tisifone e Aletto e divina Megera; notturne, che occupate le case sotto recessi profondi nell’antro caliginoso presso la sacra acqua di Stige, sempre sdegnate con i disegni empi dei mortali, furiose, altere, salutate con gioia le punizioni, vestite di pelli, vendicatrici, potentissime, fate molto soffrire, ctonie di Ade, fanciulle spaventose, dalle forme cangianti, aeree, invisibili, veloci nella corsa come il pensiero; infatti né le rapide vampe del Sole né della Luna e la virtù della saggezza e dell’audacia operosa grazia né della vita di splendida bellissima giovinezza senza di voi risveglia le gioie della vita; ma sempre sulle infinite stirpi di tutti i mortali sorvegliate l’occhio di Giustizia, essendo sempre giudici. Ma, dee Moire, con serpenti per capelli, multiformi, trasformate in dolce e benevola l’attesa della vita.”

Inno Orfico LXVI

Ad Efesto

“Efesto d’animo vigoroso, di grande forza, fuoco instancabile,
che brilli di ardenti splendori, demone che riluci per i mortali,
che porti la luce, dalle mani forti, eterno, che vivi dedito all’arte,
fabbro, parte del cosmo, elemento irreprensibile,
che tutto divori, che tutto domi, il più alto di tutti, che risiedi in tutto,
etere, sole, astri, luna, luce pura:
queste cose infatti, membra di Efesto, si mostrano ai mortali.
Hai ogni casa, ogni città, tutti i popoli,
abiti i corpi dei mortali, molto felice, potente.
Ascolta, beato, ti invoco alle libagioni conformi al rito,
affinché sempre tu venga mite alle opere che allietano.
Metti fine alla follia rabbiosa del fuoco instancabile
conservando nei nostri corpi il calore della natura.”

Inno orfico n. LXV

Ad Ares

“Indistruttibile, d’animo vigoroso, di grande forza, demone prode,
ti diletti delle armi, indomabile, omicida, distruttore di mura,
Ares sovrano, dalle armi risonanti, sempre imbrattato di strgi,
ti rallegri del sangue omicida, ecciti il tumulto di guerra, fai tremare,
tu che ami la lotta dissonante con le spade e le lance:
ferma la contesa furiosa, sciogli la fatica che affligge l’animo,
annuisci al desiderio di Cipride e alle feste di Lieo
mutando la forza delle armi nelle opere di Deò,
reclamando la Pace che nutre i giovani, che dà felicità.”

Inno orfico n. LV

Ad Afrodite

“Urania, celebrata in molti inni, Afrodite che ami il sorriso,
nata dal mare, dea genitrice, che ami vegliare tutta la notte, augusta,
che unisci di notte, tessitrice di inganni, madre della Necessità:
tutto infatti proviene da te, hai aggiogato l’universo
e domini le tre parti, tutto generi,
ciò che è in cielo e sulla terra dai molti frutti
e nell’abisso del mare, augusta compagna di Bacco,
che ti rallegri delle feste, madre degli Amori che prepari i matrimoni,
Persuasione che ami il letto, nascosta, datrice di grazia,
visibile, invisibile, dalle amabili trecce, di padre illustre,
nuziale, commensale, degli dei tieni lo scettro, lupa,
datrice di prole, ami gli uomini, desideratissima, datrice di vita,
che hai aggiogato i mortali con costrizioni senza briglie
e le numerose specie di animali con incantesimi che suscitano folle amore:
vieni, divino germoglio nato a Cipro, sia che sull’Olimpo
tu sia, dea regina, gioendo nel bel volto,
sia che ti prenda cura della dimora della Siria produttrice d’incenso,
sia che nei prati con i carri fatti d’oro
occupi i lavacri fecondi del sacro Egitto,
o che col cocchio tirato da cigni sull’onda del mare
andando ti rallegri delle danze circolari dei cetacei,
o ti diletti delle Ninfe dagli occhi scuri nella terra divina,
sui lidi sabbiosi…della riva con salto leggero;
sia che a Cipro tua nutrice, o sovrana, dove sia le belle
fanciulle vergini sia le spose per tutto l’anno
inneggiano a te, beata, e al santo Adonis immortale.
Vieni, dea beata, con aspetto molto amabile:
perché con animo pio ti invoco con sante parole.”

Inno orfico n. XXXVI

Ad Artemide

“Ascoltami, o regina, figlia dai molti nomi di Zeus,
Titana, Bromia, di gran nome, arciera, augusta,
a tutti visibile, dea che porti la fiaccola, Dictinna, protettrice del parto,
soccorritrice nelle doglie e non iniziata alle doglie,
sciogli le cinture, ami infondere delirio, cacciatrice, sciogli gli affanni,
dalla corsa veloce, saettatrice, amante della caccia, vaghi di notte,
celebrata, affabile, scioglitrice, d’aspetto maschile,
Orthia, acceleri i parti, demone che nutri i figli dei mortali,
selvaggia, ctonia, uccidi le fiere, dal destino felice,
che occupi i boschi dei monti, ferisci i cervi, augusta,
signora, di tutto sovrana, bel germoglio, sei sempre,
silvestre, protettrice dei cani, Cidonia, dalle forme cangianti:
vieni, dea salvatrice, cara, con tutti gli iniziati
affabile, portando dalla terra bei frutti
e l’amabile Pace e Salute dalle belle chiome;
manda invece alle sommità dei monti malattie e dolori.”

Inno orfico n. XXXI

Ad Atena

“Pallade unigenita, augusta prole del grande Zeus,
divina, dea beata, che susciti la guerra, dall’animo forte,
indicibile, dicibile, di gran nome, che abiti negli antri,
che governi le alture elevate dei gioghi montani
e i monti ombrosi, e rallegri il tuo cuore nelle valli,
godi delle armi, con le follie sconvolgi le anime dei mortali,
fanciulla che estenui, dall’animo che incute terrore,
che hai ucciso la Gorgone, che fuggi i talami, madre felicissima delle arti,
eccitatrice, follia per i malvagi, per i buoni saggezza,
sei maschio e femmina, generatrice di guerra, astuzia,
dalle forme svariate, dracena, invasata, splendidamente onorata,
distruttrice dei giganti Flegrei, guidatrice di cavalli,
Tritogenia, che sciogli dai mali, demone apportatore di vittoria,
giorno e notte, sempre, nelle ore piccole
ascolta me che prego, da’ la pace molto felice
e sazietà e Salute nelle stagioni… felici…
Glaucopide, inventrice delle arti, regina molto pregata.”

Inno a Dioniso
Inno orfico n. XXX

“Invoco Dioniso altisonante ed urlante,
primogenito, dalla duplice natura, tre volte generato,
bacchico sovrano,
selvaggio, misterioso, arcano, che ha due corna e due forme,
coronato di pampini, con la fronte di toro, bellicoso, evio,
ed augusto,
che di carni crude si nutre, treterico, cultore delle vigne,
vestito di fronde.
O saggio Eubuleo, da Zeus e da Persefone
su misterioso talamo generato, o nume immortale;
ascolta, o beato, la mia voce e lieto e sereno ispiraci
con cuore benigno insieme con le tue nutrici
dalle splendide cinture.”

Inno orfico n. XXIX

Inno di Persefone

“Persefone, figlia del grande Zeus, vieni, beata,
dea unigenita, e accetta i graditi riti,
sposa molto onorata di Plutone, eccellente, dispensatrice di vita,
che custodisci le porte dell’Ade sotto i recessi della terra,
Prassidiche, dalle amabili chiome intrecciate, sacro germoglio di Deò,
generatrice delle Eumenidi, regina di quelli di sotterra,
fanciulla che Zeus generò con unioni indicibili,
madre del molto risonante Eubuleo multiforme,
compagna delle Stagioni, portatrice di luce, dalla forma splendente,
santa, che tutto domini, fanciulla ricca di frutti,
dalla bella luce, dotata di corna, tu sola desiderabile per i mortali,
primaverile, ti rallegri delle brezze sui prati,
riveli la sacra persona con i germogli dai frutti verdeggianti,
rapita per essere sposata con nozze autunnali,
sola vita e morte per i mortali dai molti affanni,
Persefone: poichè sempre tutto nutri e uccidi.
Ascolta , dea beata, manda su dalla terra i frutti,
tu che fiorisci di Pace e Salute dalla mano soave,
e di vita felice che conduce ad una splendida vecchiaia
alla tua regione, signora, e al potente Plutone.”

Inno orfico n. XVIII

A Plutone

“O tu, dall’animo forte, che abiti la dimora sotterranea,
il prato del Tartaro dall’ombra profonda e senza luce,
Zeus ctonio, con lo scettro, accogli di buon animo questi riti,
Plutone, che hai le chiavi di tutta la terra,
che arricchisci la stirpe mortale con i frutti dell’anno;
tu che ottenesti come terza parte la terra di tutto sovrana,
sede degli immortali, possente sostegno dei mortali;
tu che hai stabilito il trono sotto il luogo tenebroso
lontano, instancabile, senza vita, indistinto Ade
e cupo Acheronte, che contiene le radici della terra;
tu che in grazia della morte domini i mortali, o Eubuleo
molto esperto, che una volta la figlia di Demetra purificatrice
avendo presa in sposa strappata dal prato attraverso il mare
con la quadriga portasti in un antro dell’Attica
nel demo di Eleusi, dove sono le porte dell’Ade.
Tu solo sei giudice delle opere invisibili e visibili,
invasato, onnipotente, santissimo, splendidamente onorato,
che ti rallegri dei nobili sacerdoti e dei puri riti;
ti prego di venire benevolo compiaciuto dagli iniziati.”

Inno orfico n. XVII

A Poseidone

“Ascolta Poseidone signore della terra, dalla chioma turchina,
equestre, che tieni nelle mani il tridente lavorato in bronzo,
che abiti le fondamenta del mare dal seno profondo,
protettore del mare che fai risuonare, dal cupo fragore, scuotitore della terra,
ricco di flutti, datore di gioia, che lanci la quadriga,
che agiti l’acqua salmastra con sibili marini,
che hai ricevuto in sorte come terza parte la corrente profonda del mare,
che ti diletti dei flutti assieme agli animali, demone marino;
salva le dimore della terra e lo slancio veloce delle navi,
portando Pace, Salute e prosperità irreprensibile.”

Inno orfico n. XIII

A Crono

“O sempre fiorente padre degli dèi beati e degli uomini,
astuto, incorrotto, possente, coraggioso Titano,
che consumi tutte le cose e di nuovo tu stesso le accresci,
che possiedi gli indistruttibili vincoli del mondo infinito,
o Crono, universale genitore del tempo, eloquente Crono,
prole di Gaia e dello splendente Urano,
origine, sviluppo e tramonto, amante di Rea, venerando
Prometeo, che abiti in tutte le parti del mondo, o Signore,
astuto, eccelso; ascolta la supplice voce
e manda alla vita ognora irreprensibile una fine felice.”

Inno orfico n. XIV

A Rea

“Rea venerabile, figlia del multiforme Protogono,
che metti il carro dalle sacre ruote sugli uccisori di tori,
accompagnata dai timpani, che ami il delirio, fanciulla risonante di bronzi,
madre di Zeus egioco signore dell’Olimpo,
da tutti onorata, dalle forme splendenti, beata compagna di Crono,
che ti diletti dei monti e degli spaventosi urli dei mortali,
Rea di tutto sovrana, che susciti il tumulto di guerra, dall’animo forte,
ingannatrice, salvatrice, liberatrice, origine prima,
madre degli dei e degli uomini mortali;
da te infatti derivano e la terra e l’ampio cielo in alto
e il mare e i venti; amante della corsa, aeriforme,:
vieni dea beata, salvatrice con benevolo consiglio
portando Pace con ricchi beni,
mandando brutture e i Morti ai confini della terra.”

Inno a Mercurio

“Mercurio, estroso nipote di Atlante,
che svelando la parola e l’armonia dei gesti
hai col tuo genio ingentilito le abitudini
primitive degli uomini,
ti voglio cantare, messaggero di Giove
e degli dei, ideatore della lira,
che sai nascondere con lo scherzo di un furto
tutto ciò che ti piace.
Cosí Apollo il giorno che ti stordiva bambino
di minacce, perché rendessi le mandrie sottratte
con l’inganno, vistosi derubato anche
delle frecce, scoppiò a ridere.
Ancora: sotto la tua guida, uscendo da Troia
col suo riscatto, Priamo eluse l’arroganza
degli Atridi, le sentinelle dei mirmídoni,
tutto l’esercito nemico.
In luoghi di letizia tu riconduci le anime
dei giusti e con la verga d’oro come un gregge
guidi la folla delle ombre, tu caro agli dei
del cielo e dell’Averno.”

64 Onori ad Hermes

Traduzione di Joel Douglas Adams da un testo di http://inahawksi.wordpress.com/

“Io celebro te, amico dell’uomo,
Io celebro te, viaggiatore e protettore dei viaggiatori,
Io celebro te, oratore dalla lingua d’argento,
Io celebro te, guida verso l’ultima destinazione,
Io celebro te, piedelesto,
Io celebro te, portatore del kerykeion,
Io celebro te, nato dalle montagne,
Io celebro te, figlio di Maia,
Io celebro te, che hai restituito Persefone a sua madre,
Io celebro te, dalle dita leggere,
Io celebro te, che hai prestato i sandali a Perseo,
Io celebro te, padre di Pan,
Io celebro te, al quale nessuna serratura può resistere,
Io celebro te, signore dei corvi,
Io celebro te, dedito agli inganni,
Io celebro te, che hai scacciato l’armento di Apollo,
Io celebro te, che attendi ai crocicchi,
Io celebro te, che stai fuori da ogni porta,
Io celebro te, il cui scettro invita al sonno,
Io celebro te, ladro ai cancelli,
Io celebro te, patrono dei lottatori,
Io celebro te, scorta per i morti,
Io celebro te, creatore della lira,
Io celebro te, che hai donato il moly a Odisseo,
Io celebro te, rappresentato da pile di pietre,
Io celebro te, fratello di Apollo
Io celebro te, fortunato,
Io celebro te, che porti la parola di Zeus agli uomini,
Io celebro te, rovina di Argo,
Io celebro te, nemico dei cani da guardia,
Io celebro te, proclamatore della propria innocenza,
Io celebro te, il riflessivo,
Io celebro te, vincitore di ogni corsa,
Io celebro te, il più acuto,
Io celebro te, che conosci ogni lingua,
Io celebro te, che parli con le api,
Io celebro te, il senza morte,
Io celebro te, che ricevi i sacrifici dei viaggiatori,
Io celebro te, figlio di Zeus,
Io celebro te, che segni ogni confine,
Io celebro te, che hai guidato Priamo alla salvezza,
Io celebro te, che hai cantato della tua intelligenza,
Io celebro te, che vegli sui mercati,
Io celebro te, protettore dei pastori,
Io celebro te, che concedi fascino,
Io celebro te, arbitro ed interprete,
Io celebro te, padre del padre di Odisseo,
Io celebro te, creatore del fuoco,
Io celebro te, signore di Arcadia,
Io celebro te, che doni la fortuna a chi non ne ha,
Io celebro te, patrono degli oratori,
Io celebro te, che primeggi in ogni contesa,
Io celebro te, che invii sogni profetici,
Io celebro te, che hai mutato Battos in pietra,
Io celebro te, la cui voce risuona in quella del gallo,
Io celebro te, che hai trasformato la tartaruga,
Io celebro te, che hai donato a Pandora le menzogne,
Io celebro te, che comunichi attraverso il sogno,
Io celebro te, l’astuto,
Io celebro te, che tracci le mappe celesti,
Io celebro te, errante su ogni strada,
Io celebro te, che hai parlato prima del tuo primo giorno,
Io celebro te, mio signore ed amico.”

Le 63 adorazioni di Apollo

“Ave Apollo, amato figlio di Zeus, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, amato figlio di Leto, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, portato al mondo da Artemide, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, rallegrato da Artemide, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, accudito da Themis, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, benedetto dalle arti di Pan, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, padre misericordioso di Asclepio, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, venerato dagli Iperborei, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, portatore della fiamma di Elio, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, signore chiamato distruttore, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dalla spada d’oro, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dall’arco d’argento, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, arciere dall’infallibile mira, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, sterminatore di topi, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, vittorioso sulle locuste, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, liberatore dalla paura, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, lodato nel Peana, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, protettore dell’ospitalità, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, signore dell’arte armonica, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, guida delle figlie di Mnemosine, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, maestro della cetra, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, tu che donasti la lira al tracio Orfeo, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che tendi la corda d’oro, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che canti la parola divina, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dalla corona d’alloro, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, purificatore del ramo d’alloro, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, restauratore della salute benedetta, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, protettore dei bambini, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, rallegrato dalle canzoni dei ragazzi, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che porti i giovani all’età adulta, a te la mia adorazione.
Ace Apollo, padre di Imene, protettore dei matrimoni, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, uccisore di uomini giusti, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che accogli i morti, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, protettore dei cimiteri, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, campione dell’umanità, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, signore della libertà, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, custode delle sacre leggi, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che incoroni i vincitori ai giochi, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che porti il volere di Zeus, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dalla parola veritiera, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che ristabilisci la parità in assemblea, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, patrono delle assemblee, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che unisci nella parità di legge, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che separi il bene dal male, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che eserciti la giustizia, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, che cambi le stagioni, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dal carro luminoso, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, auriga di draghi, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, grande coltivatore, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che fai maturare la vite e le colture, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che ti delizi nei frutteti, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, divino pastore dei pascoli, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, che hai ricevuto Kore, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, celebrante di Dioniso, a te la mia adorazione.

Ave Apollo, signore della luce che porta la torcia, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, signore del confine, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, signore della strada tortuosa, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, re nato grifone, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, re delle alleanze, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, lodato dai cigni che cantano, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, Re bacchico due volte nato, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, Re Carneo dalle corna d’ariete, a te la mia adorazione.
Ave Apollo, dai capelli d’oro mai tagliati, a te la mia adorazione.”

ISHTAR

“Io sono Ishtar, la sola ed unica, quella a cui nessuno può paragonarsi.
Io sono la Dea maestra di grandi e piccoli,
quella che depone e feconda,
quella che sradica e distrugge.
Io sono la sola a risplendere nei cieli,
la sola dal momento che muore il giorno.
Dall’alba al tramonto, io sono colei che è in prima linea nella battaglia.
Io sono colei che prende posto in battaglia,
quando monta l’attesa.
Io sono colei che quando infuria la battaglia
rappresenta il vigore, il coraggio eroico
delle armi.
Io sono colei che sostiene la battaglia
dalle retrovie, quando la forza d’urto
del nemico prevale.
Io sono la donna che ti inebria
e ti porta nell’alto dei cieli.
Io sono colei che ti conforta
accanto al vino,
quando ti siedi.
La donna devota al marito io sono,
quella che ti dona la calma quando sei in collera.
La donna rispettosa delle regole e convenzioni sono.
Io sono l’amante cortese
nell’intimità della sua casa.
Io sono la pietra preziosa,
la punta di una daga
che penetra nelle carni.
Io sono colei che a notte,
nel cielo, riempie di luce il firmamento.
Colei che genera il timore e l’inquietudine
della notte, sono.
Colei che richiama dagli abissi
i pesci alla superficie.
Dov’è la mia parola perentoria e chiara?
In una rete a larghe maglie stesa sui campi.
In una rete a strette maglie tirata su dai campi,
sì che nessun uccello voli via.
La mia parola attraversa il mare
ed il mare ne è spaventato.
La mia parola attraversa laghi ed acquitrini;
penetra la corrente dell’Eufrate e ne diventa
essa stessa corrente.
Sono colei che dà parola alle prostitute
nei templi, quella che fa parlare il fango.
Io da sempre, sono la maestra e la Dea di Ekur
ancor prima di Bel.”

Inno di Shiller agli Dei della Grecia

“Quando il bel mondo sereno ancora reggevate,
o beate stirpi, e guidavate ancora,
col dolce laccio della gioia,
creature beate d’una terra favolosa –
ancora fioriva, ridente, il vostro culto
e come tutto era diverso, allora!
Allora i tuoi templi erano colmi
di ghirlande, o Venere Amatusia!
Nel creato scorreva la ricchezza della vita,
si provavano sentimenti ignoti,
e l’incantata custodia della poesia,
avvolgeva tenera la verità.
Massima nobiltà della natura
era stringerla al petto dell’amore,
tutto parlava allo sguardo iniziato,
tutto era traccia di un dio.
Dicono invece oggi i nostri saggi
che dove un tempo, in maestà silente,
Elio guidava il suo carro dorato,
ruota una morta palla di fuoco.
Un tempo le Oreadi abitavano questi spazi,
e c’era una Driade in quell’albero!
Argentea sgorgava la spuma dei torrenti
dall’urne di graziose Naiadi.

Cercando aiuto si torcea l’alloro,
la figlia di Tantalo era una muta roccia,
il lamento di Siringa risuonava da una canna
come, dal bosco, il dolore di Filomela.
Quel ruscello accoglieva le lacrime che
Demetra versava per Persefone,
mentre invano Citera chiamava da un colle
il suo leggiadro amico.
I Celesti si mostravano ancora
alla stirpe di Deucalione,
e, per vincere la bella progenie di Pirra,
il figlio di Leto impugnò la verga.
Ma fra uomini, dei ed eroi,
Amore intrecciò una leggiadra unione:
resero così grazie in Amatunte
i mortali, i divini e gli eroi.
L’oscuro, il grave e la tristezza
furon banditi dal vostro culto,
felici dovevano essere tutti i cuori,
chi è felice vi è infatti anche affine.
Nulla era sacro fuorché la bellezza,
e il dio non respingeva alcuna gioia.
Arrossivano le caste Camène, ma Grazia regnava.
I vostri templi erano in festa come palazzi,
il combattimento degli eroi vi celebrava
nelle gloriose feste istmiche,
ed i carri rombavano al traguardo.
Danze animate e leggiadre
incoronavano lo splendido altare,
ghirlande d’alloro v’adornavan le tempie,
e corone vi cingevano le chiome.
Le grida di chi agitava il tirso,
e la splendida coppia di pantere,
annunciavano il dio recante gioia.
Fauni e Satiri gli barcollano innanzi,
Menadi frenetiche gli saltano intorno
e inneggiano danzando al suo vino,
mentre le brune gote dell’ospite
invitano gaie alla coppa.
Dinanzi al letto del moribondo
non c’era traccia di scheletri orrendi:
mentre un Genio spegneva la sua fiamma,
un bacio ne raccoglieva la vita dalle labbra.
A regger la severa bilancia di Orco
era poi la progenie di un mortale,
e il lamento del Trace
commosse persino le Erinni.
Felice, l’ombra ritrovava
le sue gioie nel boschetto elisio,
i coniugi fedeli un puro amore,
ed il cocchiere la sua via.
Intona Lino i consueti canti,
tra le braccia d’Alcesti giace Admeto,
Oreste ritrova il suo amico
e Filottete i suoi dardi.
Premi maggiori erano un tempo concessi
a chi lottava per l’ardua virtù,
e splendidi eroi con le loro gesta
ascendevano verso i beati.
La schiera degli dèi s’inchinava silente
di fronte al difensore dei morti,
ed i Gemelli d’Olimpo guidavano
fra i flutti i naviganti.
Dove sei, bel mondo sereno? Torna,
incantata giovinezza di natura!
Ahimè, solo nella magia dei canti
delle tue meraviglie ancor c’è traccia.
Deserta e a lutto è la contrada,
non scorgo più divini,
di quell’immagine fremente di vita
non resta ormai che un fantasma.
Tutti quei fiori giacciono riversi
sotto il terribile vento del Nord:
per favorirne uno solo fra tutti
dové svanire questo mondo divino.
Mesto ti cerco nella volta stellata,
o Selene, ma la più non ti trovo;
t’invoco nei boschi, fra i flutti,
ma essi risuonano invano!
Ignara delle gioie ch’essa concede,
mai affascinata dal proprio splendore,
mai presente allo spirito, che la guida,
mai più felice per la mia gioia,
priva persino del sentire, per amore del suo artefice,
la natura, ormai senza più dèi,
s’inchina comunque umilmente alla legge dei gravi,
come ad un morto colpo di pendolo.

Per tornare domani a liberarsi,
essa si scava oggi il sepolcro,
mentre le lune s’intrecciano da sole,
senza posa, in un eterno, identico fuso.
Inoperosi, gli dèi si volsero verso casa,
verso la terra dei poeti, scarto di un mondo
che oscilla solitario,
libero ormai dalla loro influenza.
Sì, tornarono a casa, e presero con sé
ogni bellezza, ogni grandezza,
ogni colore, ogni vita,
lasciandoci solo una parola senz’anima.
Strappati al flusso del tempo,
si rifugiarono sulle vette del Pindo:
quel che vive immortale nel canto
deve perire nella vita.”

Preghiera per i guerrieri

“Dee della giustizia,
vegliate su coloro che hanno combattuto per la nostra libertà.
libertà da donare a tutte le persone,
a tutto il mondo,
indipendentemente dalla loro fede.
Proteggete i nostri guerrieri da ogni male,
in modo che possano tornare alle loro famiglie
e alle loro case.
Tutelateli nella vostra luce,
Perché l’odio non li vinca
E il pregiudizio e l’orgoglio non li facciano
Prigionieri.
Dee della libertà, dei della giustizia,
ascoltate la nostra preghiera, e la luce del cielo,
torcia splendente nella notte,
possa guidarci a trovare la via del ritorno
fino a voi, finalmente uniti
in un unico cuore.”

CANTO AGLI DEI

“Hestia, cuore della casa, prima e ultima nata:
per la luce e calore, la casa e il focolare, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Possente Zeus, potente su tutti gli dei:
protettore, portatore di pioggia, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Nobile Hera, protettrice del matrimonio:
per la famiglia e la fedeltà, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Poseidone, signore delle profondità marine:
amico dei marinai e dei viaggiatori, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Demetra, madre eccellente, piena di virtù:
per i campi fertili e gli alberi carichi di frutti, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Ade, governatore del vasto Oltremondo:
per la fine gentile di una vita lunga, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Atena, figlia di Zeus, occhi grigi:
per la saggezza, per l’abilità, per la vittoria, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Splendente Apollo, arciere infallibile:
per la salute, l’arte, la musica, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Artemide, primogenita della bella Leto:
protettrice dei nostri bambini, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Hermes, furbo figlio di Zeus e Maia:
per le parole, la fortuna e le risate, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Gloriosa Afrodite, gentile, bellissima:
per l’amore, la sensualità, la passione, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Ares, che gioisce tra battaglie e conflitti:
per la forza, la volontà, il vigore, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Abile Efesto, creatore di meraviglie:
per l’artigianato e l’inventiva, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Dioniso, affascinante dio del vino:
per il rapimento e la trascendenza, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Grande Ecate, fanciulla sempre vigile:
guardiana portatrice di torce, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Persefone, dolce regina dei morti:
a te che accoglierai tutti noi, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Pan piede di capra, che vaghi nei luoghi selvaggi:
per l’istinto e l’irragionevolezza, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Gaia, antica su cui viviamo:
per le nostre vite, per l’esserci, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Eros, irresistibile forza del desiderio:
per la follia e la passione sregolata, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Giusta Tyche, che provvedi a tutte le cose buone:
per la fortuna che gentilmente doni, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.

Nike, patrona di atleti e soldati:
per tutte le nostre vittorie, grazie.
Una voce tra tante, io ti onoro.”