L’UNO: COS’E’ E PERCHE’ NON BISOGNA TEMERLO

L’UNO

Il mondo, l’universo, l’esistenza, da qualche parte tutto ciò avrà pur avuto origine, ci sarà pur stato quell’attimo cruciale da cui tutto è scaturito, per il quale le piante, gli animali, l’uomo, e per chi ci crede, anche altro, oggi esistono.
“L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere.”
                                                                      Parmenide

Già duemila anni fa Parmenide pone un’affermazione tanto banale quanto sensata, complessa, e che ha dato vita ad un interrogativo per il quale ancora oggi gli scienziati e i filosofi lavorano. Indirettamente parlando, Parmenide si ricollega al nostro discorso, a dimostrazione di quanto la filosofia sia qualcosa che, tanto quanto l’occultismo, indaga l’esistenza, con metodi certamente diversi e basati il più delle volte sulla logica e la razionalità. Anche rimanendo nel “settore” razionale della mente, qualcosa non quadra, e una domanda nasce spontaneamente, o almeno dovrebbe, “Qual è l’origine di tutto?”. Ora, i concetti di “Essere” ed “Universo” non sono certamente la stessa cosa, e per semplificare la questione cercherò di disfare la matassa che si viene creando quando si parla di metafisica:

Essere= esistenza, tutto ciò che esiste, non solo a livello materiale, la mente, i pensieri, la logica, eventuali Divinità per chi voglia.
Universo= 1- “Un qualsiasi tutto: per es., “U. del discorso” o “U. delle stelle”, o “U. visibile.” 2- Il tutto della natura fisica, a prescindere dal suo ordine. Questo è il significato che al termine dettero Aristotele (Met., V, 26, 1024 a 1) e gli Stoici (Stobeo, Ecl., I, 21, pag. 442 sgg.). 3- Lo stesso che mondo. Questo uso prevale presso i moderni.”

                                               Dizionario filosofico Nicola Abbagnano

Vi è un ampio dibattito filosofico tutt’ora acceso, poiché se da un lato le cose sono nel mio pensiero, non è detto che in realtà esse siano veramente, ad es. io posso pensare ad un unicorno, il quale esiste nella mia mente, ma non sul piano materiale, ma d’altro canto non sarebbe possibile pensare a qualcosa che non è, o questa, almeno sul piano mentale, già sarebbe, ma qui cadiamo in ampi dibattiti che richiederebbero letture, logica, e una minima conoscenza della storia della filosofia.
E’ abbastanza facile notare come tutto questo si ricolleghi al nostro discorso: se l’essere è, esso non può aver avuto origine dal nulla, e quindi si aprono due ipotesi:

1. L’essere è sempre esistito
2. L’essere è stato creato da qualcosa che già precedentemente esisteva

Parmenide risponderebbe argomentando dalla prima ipotesi, proprio perché un passaggio dal non essere all’essere è inconcepibile, la scienza ha una risposta limitata, poiché essa è riuscita a costruire, sempre parlando in via ipotetica, vista la fragilità dell’argomento, la teoria del Big Bang. Tuttavia, i due orizzonti dapprima proposti non sono affatto inconciliabili, poiché comunque entrambi presuppongono che qualcosa vi fosse davvero prima che tutto ciò ebbe inizio, e quindi il Big Bang degli scienziati e il “Fiat lux” degli occultisti non sarebbero idee completamente agli antipodi, sempre comunque ribadendo che né la scienza, né la filosofia, né l’occultismo può spiegare completamente come effettivamente l’universo abbia avuto origine.
«L’essenza della teoria del Big Bang sta nel fatto che l’Universo si sta espandendo e raffreddando. […] non ho detto nulla riguardo ad una “esplosione”. La teoria del Big Bang descrive come il nostro universo evolve, non come esso iniziò»
                                                                    (P. J. E. Peebles, 2001)

Quindi, è doveroso ricorrere ad esempi illustri se, almeno, si vuole avere un minimo di autorevolezza in questi casi, poiché la teoria pseudo-satanica secondo la quale l’Uno (per Uno si intende l’origine di tutto in filosofia, cosa costoro vogliano effettivamente dire però mi è ignoto) sarebbe un qualcosa “del nemico/di Geova” è del tutto risibile e priva di fondamenti, ancor più che essi giustificano questi deliri semplicemente basandosi su qualche presunta rivelazione da parte di Satana a qualche adepto.
Ora, è pur si vero che l’occultismo rappresenta una rivoluzione in ambito filosofico, e che tante teorie filosoficamente invalide potrebbero essere riabilitate alla luce dell’esperienza, tuttavia, filosofia e ricerca occulta non sono antitetiche, sono complementari, sono intrinsecamente collegate e collegabili, sono aristocratiche e raffinate, e non possono essere svendute o ridicolizzate da nessuno.
Il primo ad utilizzare il termine “Uno” fu uno dei massimi pensatori della storia, Plotino.
Prendendo le mosse dalla molteplicità, Plotino riconosce come condizione della stessa, l’unità, anzi, sarebbe impensabile presupporre la pluralità senza un’unità di fondo: anche a livello numerico, il due presuppone l’uno, ed ogni cosa per il filosofo costituisce un’unità, tant’è che tolta la stessa viene meno anche lo stesso ente. Tuttavia, se per Platone l’unità base era il pensiero, ad es. tutte le razze di cavalli sono riconducibili all’idea di “cavallinità”, Plotino va oltre, poiché il pensiero implica una dualità tra essere pensante e pensato, e quindi rimanda ad una separazione, è pertanto necessario risalire a un’unità che stia oltre il sensibile, l’intelligenza e l’intellegibile, ciò che egli chiama “Uno in sé”, che è fondamento del mondo sensibile ed intellegibile, ma allo stesso tempo li trascende e li supera.
L’uno è infinito, supera ogni riserva mentale circa il concetto di infinitezza, è privo di forma e di figura, e visto che dove non c’è forma non c’è neanche sostanza, egli è oltre ogni determinazione quantitativa e spazio-temporale.
“[…] appunto perché l’essenza dell’Uno è la generatrice di tute le cose, essa non è nessuna di quelle: pertanto, essa non è “qualcosa”, né è qualità, né quantità, né Spirito, né Anima; non è neppure in movimento o in quiete, non è in uno spazio né in un tempo, […] è invece l’Ideale solitario, tutto chiuso in se stesso, o meglio, l’Informe che esiste prima di ogni ideale, prima del moto, prima della quiete […].
                                                                                   Enneadi, VI 9, 6

Ma come da questo uno discendono i molti? Plotino risponde con i concetti-metafore di irradiazione e emanazione, che si concretizza in una serie di ipostasi, cioè di realtà sostanziali per sé sussistenti:

1. La prima è l’Uno stesso
2. L’intelleto
3. L’Anima
4. La Materia

Di questa divisione, le prime tre emanazioni costituiscono il mondo intellegibile ed eterno, i cui simboli sono rispettivamente: la luce, il Sole e la Luna, la simbologia è di ovvio significato. Il mondo della materia è l’ultimo grado, soggetto alla temporalità e alla sensibilità, rappresentato dall’oscurità.
Ma proprio come in altri sistemi di cui tratterò più avanti, vi è una doppia via di percorrenza: se l’Uno emana, l’uomo contempla, e il ciclo iniziato dall’origine ritorna all’origine stessa, i molti risalgono all’Uno. Le anime sono collocate tra l’Uno e la materia, e se certamente sono attirate dal gorgo corporale e materialistico, dall’altro non possono fare a meno di avvertire “il richiamo dell’“Essere donde nacquero” (Enneadi, IV, 8, 4), tanto che questa nostalgia, questa contemplazione dei mondi superiori si ritrova come linea guida di tutto il Plotinismo.
Il ritorno “a casa” consiste con la contemplazione della bellezza. Questa consente di ricondurre la molteplicità all’unità, eleva lo spirito e la mente, e Plotino la paragona alla luce definendola come il bagliore dell’idea che risiede nei fenomeni sensibili. Ma questa bellezza non ha a che fare i tratti sensibili (si intende dei sensi, e quindi materiali) già trattati dai filosofi precedenti, bensì questa ricerca del bello è da intendersi come ricerca dell’anima che vivifica l’oggetto, cioè quell’idea di bellezza che fa sì che le cose siano effettivamente belle, è quindi qualcosa di più del semplice “bello” inteso in canoni classici, e dovrebbe essere indicata con un altro termine, “sublime”, quasi nel senso datogli successivamente dal Romanticismo. “Sublime” indica l’incarnazione sensibile di ciò che è senza forma, e quindi è una bellezza che trascende la sua forma, è ultra-materialistica, quando invece il “bello” classico per i Greci riguardava i canoni di simmetria e proporzione fisica.
Processi analoghi sono quelli passanti attraverso: l’arte, l’amore, la filosofia e l’estasi; se già di per sé l’arte è qualcosa di più della sua mera forma, ossia, l’arte non si esaurisce nella sua rappresentazione, ma rimanda a qualcosa di più alto, l’amore, sempre in senso platonico, fa contemplare la bellezza incorporea quale immagine o riflesso dell’Uno. La filosofia ugualmente prevede una ricerca che sia condotta secondo un metodo ascendente.
Ciò che è più interessante però è la strada dell’estasi. Se l’Uno trascende l’intelletto stesso, esso non può essere compreso tramite la semplice razionalità, e quindi, ripetendo che il pensare presuppone una dualità, l’uomo può raggiungere l’unità tramite una sovrarazionale immedesimazione con l’Ineffabile, un’“uscita da sé”, e quindi “estasi” (“estasi” secondo l’etimologia greca significa proprio “stare fuori”).
Giamblico, altro filosofo della scuola neoplatonica, sosteneva inoltre che la conversione dell’anima verso le realtà superiori non può attuarsi più, come per Plotino e Porfirio, semplicemente con le forze umane attraverso la dialettica e l’indagine filosofica, diventa quindi necessaria la pratica di rituali magici che permettono la comunicazione con gli esseri divini, ordinati gerarchicamente tra l’individuo terreno e il cosmo superiore. La teurgia si attuava attraverso operazioni rituali di carattere cerimoniale, gesti ineffabili condotti con precisione e solennità che utilizzavano simboli, e formule che, in senso analogico, erano adeguate ad attirare la divinità desiderata. Quanto veniva condotto non doveva essere comprensibile e in alcuna maniera conoscibile in senso razionale. Gli stessi nomi delle divinità evocate erano in “lingue barbare” antiche o comunque sconosciute ai partecipanti. L’efficacia del rito dipendeva dalla sospensione della razionalità umana per consentire l’attivazione degli elementi psichici superiori che ricevevano l’energia divina o daimonica.
Non saranno sfuggite evidenti similitudini con le filosofie orientali, in particolar modo l’Induismo, che presuppone l’unità di tutte le cose come emanazione del Brahman, e lo stesso come motivo di fondo di tutta la molteplicità, tanto che tutto è Brahman, e Brahman è tutto, e questa unione con l’Assoluto, che lo si voglia chiamare Visnu, Shiva, o quel che sia, passa attraverso la strada della meditazione e dei vari sistemi di yoga, tutti improntati a una via che trascenda la razionalità e la logica stringente, quella che Heidegger ha definito “socratica”, anche se tra le scuole induiste vi sono molte varianti, la più grande è quella tra i due principali rami: vamamarga, e dakshinamarga, le quali, seppur con approccio diverso, puntano entrambe alla Moksha, ossia alla liberazione dal ciclo delle rinascite e il ricongiungimento con l’Assoluto. Alla mistica indiana si è ispirata in parte la Teosofia per la creazione dei concetti occidentali di “via della mano sinistra” e “della mano destra”.
Altro parallelo è quello certamente più famoso della Cabala, la quale descrive la creazione attraverso le sephiroth, strada che è anche qui, a doppio senso, l’uomo l’ha discesa e adesso per tornare in contatto con Dio deve ripercorrere la via inversa.
Certamente molto è stato trattato in modo molto ma molto semplicistico per ovvie ragioni di spazio e di complicatezza dell’argomento trattato, il quale trova riscontro in tutte le culture mondiali, che descrivono come alla base dell’esistenza vi sia un principio originario, sia che si parli di un Caos informe, sia di un’entità con il suo “intelletto”. Questo è dunque l’Uno, l’origine di tutto, il disegno di fondo rintracciabile in ogni cosa dell’essere, il filo rosso che collega tutto e tutti e che trascende l’ingannevole ego divisorio.
Non è mio volere risolvere in questa sede il mistero dei misteri alla base della creazione, ma è mio dovere far sì che la serietà delle tradizioni non venga distrutta dall’ultimo arrivato sulla base di assurde supposizioni fatte stravolgendo millenni di storia.
“L’atto di offrire è Brahman, l’offerta è Brahman, colui che offre nel fuoco è Brahman, il fuoco è Brahman, il risultato dell’offerta è Brahman.”
                                                                                 Bhagavadgita

“Quello è l’Assoluto, questo è l’Assoluto, dall’Assoluto sorge l’Assoluto, se dall’Assoluto togli l’Assoluto, l’Assoluto rimane.”

                                                                                      Upanishad

 

Lucius Wagner