DEMONI E DEI

DEMONI E DEI

“Inter Deos Galli Mercurium maxime colunt.”
Cesare, De bello gallico
“Tra gli Dei i Galli venerano soprattutto Mercurio.”Cesare, La guerra gallica

Già i Romani erano soliti trovare equivalenze tra le proprie divinità e quelle dei popoli stranieri da loro sottomessi, e Cesare stesso, durante la conquista della Gallia, racconta delle credenze religiose del luogo, e come è solito fare uno storico latino, equipara il Mercurio romano ad una particolare divinità del luogo, molto probabilmente Lùg. Secoli dopo, uno storico di età imperiale, fondamentale per conoscere il passato, Tacito, descrive i costumi, le usanze, e la religione dei Germani, anche lui riporta:

“Deorum maxime Mercurium colunt, cui certis diebus humanis quoque hostis litare fas habent. Herculem et Martem concessis animalibus placant”

Tacito, De origine et situ Germanorum

“Tra gli Dei venerano in modo particolare Mercurio, al quale in certi giorni propizi sono offerti sacrifici umani. Placano Ercole e Marte con sacrifici di animali consentiti.”
Tacito, La Germania

Usando, molto probabilmente, come fonte lo stesso dittatore, qui l’autore rimanda a Wotan, Thor, e Tyr. Tipico del popolo romano avere sempre una forte curiosità per le usanze altrui, non solo in ambito religioso, ma anche in campo poetico e filosofico, tanto che ben presto la cultura tradizionale decade sotto l’influenza dei costumi Greci. Ma se questa curiosità aveva anche il suo risvolto politico: la ricerca di mantenimento di un impero universale, oggi questo sincretismo procede sfrenato senza ragioni e senza una base di fondo. Non è affatto raro vedere continue commistioni tra Dei di popoli vissuti ai poli opposti della Terra, ma ancor peggio, questo avviene in misura maggiore, in ambito satanico, tra i Demoni della Goetia e gli Dei pagani. Ci si riferisce con il termine “sincretismo” a quell’associazione tra figure divine e non, provenienti da pantheon di culture diverse l’una dall’altra. Ora, è certamente vero che tutte le religioni e le filosofie metafisiche hanno un comune scheletro di fondo, per il quale le stesse domande hanno le stesse risposte in termini diversi, ma tuttavia, se vogliamo limitarci al “solo” campo d’azione del ceppo indoeuropeo, sono passati millenni dalla diffusione del popolo in questione in tutta l’Europa e gran parte dell’Asia. Ovviamente, in tutto questo tempo, ogni popolo è andato perfezionando una propria cultura, lingua, e, quello che interessa a noi, religione. Proprio per questo motivo, a meno che non si sia uno studioso con preparazione accademica, e si riportino delle prove di fondo, è inconcepibile, e rischioso, avanzare sincretismi sfacciati tra divinità di pantheon differenti. Riportando un esempio tristemente noto, si afferma spesso che Odino equivalga a Shiva, e che entrambi siano Satana; ma anche più nota è l’equiparazione tra quest’ultimo ed Enki. Tutto ciò è portano avanti senza un minimo di criterio, seguendo la linea di pensiero americana del JoS che per primo ha coniato questa equivalenza poggiandosi su niente. E’ certamente vero che, di fondo, l’etnia germanica e quella indiana siano la stessa, ma d’altro canto esiste anche il principio della stratificazione, per il quale ormai il fondo è veramente in fondo, veramente lontano addirittura dai tempi in cui nelle foreste del nord si adorava Odino, e da quando la complessissima figura di Shiva ha preso definitivamente autonomia. Anche peggio, Satana, un nome semitico, precisamente ebraico, e davvero di rado utilizzato nella Bibbia come un nome proprio, antropologicamente
parlando, non ha nulla a che vedere con un Dio delle acque di un popolo la cui origine è tutt’oggi dibattuta. Sulla stessa base si sono fatte altre numerose equiparazioni, quali Anubis ed Ipos per esempio, e così via fino ad arrivare ad affermare che ogni Demone della Goetia corrisponda in tutto e per tutto ad un precedente Dio pagano, quest’ultimo già affiancato ad una decina di divinità diverse. Faremo bene a precisare questo, se è vero che i confini terrestri esistono, certamente non ne esistono di “superiori”, indi per cui, uno stesso Dio potrebbe essersi rivelato sotto forme diverse a popoli diversi; quello che però interessa a noi non sono queste supposizioni, che comunque lasciano il tempo che trovano, e poiché in una discussione non è possibile dimostrare né le proprie esperienze, né queste congetture, al praticante servono dati obiettivi e incontrovertibili per poter affermare qualcosa, che siano fonti letterarie, archeologiche, che sia l’autorevolezza di un particolare studioso, la somiglianza di alcune festività, di alcuni riti… Anche in questo caso però, bisogna prestare intuito e buon senso, poiché, di norma, a livello storico, nessun Dio è perfettamente uguale ad un altro, causa le diverse culture, la diversa visione del mondo, e tutto quanto possa influire sul pensiero di una società antica. E’ però possibile ricorrere a dei parallelismi, per i quali una figura può essere facilmente accostata ad un’altra per le somiglianze che queste due presentano, ma certamente, insieme alle somiglianze vi sono le differenze, il che comporta necessariamente che le due figure non sono esattamente la stessa cosa. Ad esempio, è possibile dire che il Lucifero gnostico, inteso come divinità della conoscenza, è accostabile allo Shiva distruttore di illusioni, come magari Satana può essere avvicinato a Dioniso nel suo aspetto liberatorio dal pregiudizio sociale e espressivo della bestialità umana, ma mai dire che questi siano esattamente la stessa cosa. Faremo un ulteriore esempio per spiegarci meglio: Inanna è la Dea sumera della bellezza e della fecondità; per una serie di ragioni vi è un’assimilazione ad un’altra Dea fondamentale nel pantheon mesopotamico: Ishtar, Dea dell’amore, dell’erotismo, e della guerra; connessa con Ishtar è la figura di Astarte, la quale si diffonde in Egitto durante la XVIII dinastia, e qui viene identificata con Iside, Dea della vita, della magia, Hathor, Patrona della fecondità e della bellezza, e con Sekhmet, la violenta, l’aspetto più crudo della Dea, che presiede alle epidemie e alla furia del deserto. A sua volta quest’ultima è considerata l’aspetto più feroce di Bastet, la Dea Gatto. Il gatto è poi associato anche ad Artemide, chiamata Diana a Roma, e Artume dagli Etruschi. In Grecia poi, è Afrodite a ricollegarsi con Inanna, per vie traverse, e a Roma, Venere. Infine, nella demonologia si ritrova il nome di Astaroth, che è addirittura un Demone maschio. Certo, stiamo parlando sempre della stessa Dea, tranne in alcuni passaggi, e le evidenze sono chiare, ma è bene notare quanto ce ne passa da una figura all’altra, già nel passaggio da Inanna a Ishtar la Dea acquista l’attributo guerresco, che prima non aveva. Viceversa, azzardare equiparazioni sfacciate come quello tra Enki e Satana, non solo è antistorico, ma denota una mancanza di curiosità e di spirito critico, di pigrizia nel voler andare a verificare quanto questa affermazione abbia fondamento, e che satanisti siamo se ci manca il dubbio, il desiderio, e viceversa prendiamo per buono ciò che per primo ci giunge all’orecchio? Qualora si voglia tracciare una linea sincretica bisogna prendere in analisi anzitutto gli attributi di una data figura, ma non solo. Poiché ciò che per un popolo possiede caratteri positivi può essere visto negativamente dal popolo rivale, sono necessarie anche somiglianze tra i miti, assonanze di nomi od epiteti, oltre che un eventuale importazione del culto qualora i popoli fossero l’uno originario dell’altro (si veda l’importazione di molte divinità greche, e non solo, nel pantheon romano). Soltanto qualora tutte le analisi sopra menzionate coincidano si può affermare con certezza che una figura che per un popolo era X, e per l’altro era Y, è sempre la stessa in due forme diverse. Il pantheon infernale non fa eccezione. E’ bene ricordare che l’elenco dei demoni non si limita soltanto ai 72 della Goethia, ce ne sono molti di più (parecchi trattati su questo stesso sito). In secondo luogo è vero che nel caso di molte figure (già citato il caso Astaroth – Astarte, ma anche Baal, Lucifero, Amon) ci si trova dinnanzi a delle “demonizzazioni” di figure estranee alla cultura ebraica,
come numerosi testi storici spiegano riguardo la genesi del di tali demoni, ma è altresì vero che altre associazioni sono del tutto prive di fondamento: di nuovo, Satana – Enki, Haagenti – Bastet, Sytry – Seth, addirittura qualcuno è arrivato ad associare Mammon a Zeus). Tale tendenza è stata certamente imposta dalla mala informazione presente nel panorama satanico, e non solo, internazionale, in special modo di quella corrente satanica il cui reale nome è Teista, ma che, sempre a causa di tale disinformazione spacciata per verità, viene definita Spirituale. Eppure moltissime persone danno ancora credito a tali voci sostenendo siano fondate. Perché? Il principio è molto semplice e per gli amanti dei complotti è lo stesso adottato dalle agenzie di intelligence (ma anche qui, alcuni complotti sono fondati, mentre altri campati totalmente per aria da chi riuscirebbe a scorgere puzzo di inganno pure nella propria ombra riflessa su un muro). Si prendono delle nozioni realmente camuffate storicamente (gli esempi riscontrabili di sincretismo sopra citati), documentate tramite delle fonti, dopodiché basta unire ciò che invece è privo di documentazione, ma è interpretazione del singolo, ed ecco che tutto appare credibile, indistinguibile la verità dal delirio. Ecco come il Dio degli Dei Elleni è divenuto, senza un fondo di prova Mammon, il demone delle ricchezze, e sempre per questa ragione ci si ritrova a dover illudere le aspettative di quanti identificano Satana (il ribelle, il serpente, il Principe delle Tenebre, l’oscuro tentatore che attraverso la sua azione nel mondo conduce l’uomo alla scoperta del proprio vero IO e ad abbracciarne l’ego) con il Dio delle acque sotterranee della mitologia sumera, Enki. Due connessioni prive di qualunque riscontro, quando sarebbe sufficiente studiare i miti mesopotamici per capirlo da soli. Questi sono esempi di sincretismi forzati, poiché fondati su intuizioni personali e non sugli elementi indispensabili ad un reale riscontro sopra descritti. Con ciò non si vuole sminuire nè le proprie intuizioni nè le proprie esperienze personali. Se da un lato è errato basare una dottrina unicamente sul proprio “sentire”, è altresì enormemente sbagliato fondarla solo sui testi senza aver mai avuto un contatto personale con l’ignoto, poiché sarebbe solo limitante, tutt’altro, si intende invece fare riferimento a quelle dottrine che in fin dei conti sono fondate unicamente sul “sentire”, spacciandolo per verità assoluta arrivando addirittura ad artificiare delle prove. Il proprio sentire è e deve essere verità del singolo (un’entità che con me è ostile potrebbe rivelarsi favorevole per altri), mai delle masse al fine di non diventare dogma. Ed è proprio con l’invito a non accontentarsi, né delle sole fonti, né del solo sentire, che chiudiamo questo articolo, con un invito a fare di più, a voler vedere la verità anche se questo comporta la distruzione delle proprie idee passate, ma per quanto questo sia brutale, è necessario.

 

Lucius Wagner