Introduzione al Daimon nella Storia Antica

All’interno della Tradizione Satanica vi è una vasta rete di divinità che costituiscono quel che potremmo definire il Pantheon Demoniaco del Culto Satanico. Il Satanismo, infatti, non è strutturato solo su un unico Dio, ossia Satana, bensì ne fanno parte anche la sua Consorte Lilith ed una fitta gerarchia di altre entità fondamentali al loro servizio, chiamati Demoni: dal greco antico δαίμων, dáimōn, «essere divino» il Demone è, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediario tra queste due dimensioni.

Secondo la filosofia greca, infatti, in Esiodo, Le opere e i giorni, si legge quanto segue:

«Poi, dopo che la terra questa stirpe ebbe coperto,

essi sono, per volere del grande Zeus, dèmoni

propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali,

e osservando le sentenze della giustizia e le azioni scellerate,

vestiti di aria nebbiosa, ovunque aggirandosi sulla terra,

dispensatori di ricchezze: questo privilegio regale posseggono».

In Platone il demone Eros, figlio di Penia e di Poro, è quella forza demonica che consente all’uomo di elevarsi verso il sovrasensibile:

«Eros è un gran demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo.»

È interessante notare come i greci ponessero sulla figura del Demone un accento positivo e divino, spesso accostato all’identità stessa dell’Uomo. Fu solo successivamente che l’immagine del Demone assunse un significato distorto e negativizzato; con l’avvento delle tradizioni di Mano Destra tali esseri divini furono sostituiti dallo stereotipo maligno ed accostati ad entità nefande nemiche dell’Uomo. È infatti da sottolineare come in nessuna tradizione e linguaggio mediorientale, esistesse il termine Demone inteso con il significato attribuito in Occidente; anche nell’Ebraismo non vi è traccia di tale termine, bensì è da considerare la trasformazione delle entità preesistenti in spiriti terribili: questi Demoni ben più antichi – considerati “Dèi stranieri” – nell’Ebraismo vengono chiamati shèdim. Sono molte le popolazioni cui è attribuita una fede nell’esistenza dei Demoni: tutte le civiltà del Vicino Oriente Antico, gli Egizi, i Greci, i Romani. Nel mondo egizio non è testimoniata una differenza ontologica tra dio e demone, esistono tuttavia degli spiriti che sono divisi in due tipi: guardiani e spiriti vaganti, esecutori della volontà divina specialmente laddove sia prevista una diffusione del chaos.

Demonizzazione del Demone: da divinità ad essere malefico

La trasformazione del significato di Demone risiede nell’applicazione della connotazione negativa del termine, diffusa a partire dal primo Cristianesimo, a civiltà in cui essa non esiste: non ovunque i Demoni erano considerati malvagi. Come accade molto spesso – quando l’avvento di una nuova religione prevarica su quella vecchia – l’assorbimento delle antiche divinità comporta il bisogno di renderle negative e nemiche del nuovo dio; si nota, infatti, perfino nella Bibbia la menzione di curiosi nomi di presunti spiriti diabolici, molti dei quali è possibile ritrovarli nella forma di divinità nei culti pre-cristiani. La demonizzazione – intesa nel suo senso moderno – assume dunque un ruolo di rilievo nel tentativo di spazzare via la memoria di quegli antichi Dèi pagani in virtù di un unico dio onnipotente. Ci si riferisce in particolare agli Dèi dei popoli confinanti al popolo ebraico che vennero, da quest’ultimo, reinterpretati come Demoni intesi nel loro aspetto malvagio. Più precisamente ci si riferisce agli Elohim, Dèi, che per gli ebrei diventarono Elilim, privi di valore, che nella versione pre-cristiana dell’antico testamento fu tradotto in greco con Daimonia (Sal., 96, 5). La varietà di Dèi stranieri si ripercuote poi nella demonologia ebraica: vi è uno “sterminatore” (Es. 12, 23) che entra nelle case per colpire gli ebrei; un “accusatore”, “Satana, ritto alla sua destra per accusarlo” (Zac. 3, 1); “il dragone, il serpente perverso” che viene colpito con la spada pesante e forte (Is. 27, 1); e vi è infine tutto il libro di Giobbe che attesta del potere del diavolo sul suo corpo, sui suoi beni e sui suoi figli.

Tra i nomi di questi antichi Dèi tramutati in orribili bestie vi è Baal-Fegor (Num. 25, 3), Azazel, spirito immondo del deserto (Lev. 16, 10) e molti altri. Ma chi erano questi Demoni? Al principio sono le figure silvestri della mitologia classica: fauni, silvani, satiri, abitatori della foresta che gli antichi avvertirono come estraneità di natura non ancora dominata dall’uomo; entità legate tanto alla natura quanto all’essere umano. Divinità antiche troppo libere ed opposte per essere accettate dalla Nuova Religione e, per questo, ridotte ad essere feccia immonda da combattere senza pietà.

Il Culto dei Demoni nella Storia Antica

Il culto ai Demoni attestato dal papiro di Derveni è una delle rarissime testimonianze di una tale forma di religiosità proveniente dalla Grecia: non esistono, apparentemente, luoghi sacri o riti in onore dei Demoni, se non quello descritto nel papiro e quello attestato a Stratonice di Caria per il Demone Leros, così come non ne esistono rappresentazioni grafiche. Detienne osserva che i Demoni, a differenza non solo degli Dèi, ma anche degli eroi, non sono figure della mentalità religiosa legati a feste, leggende o mitologia, quanto meno nella Grecia arcaica e classica: essi rappresentano una forma del divino che non si lega al pensiero culturale, alla liturgia civile e alla rappresentazione cultuale. Il legame del papiro con la tradizione pitagorica si collega all’interpretazione secondo cui questa forma indefinibile di sovrannaturale non avrebbe avuto fortuna all’interno della religione ufficiale delle città, ma ottenne invece un ruolo centrale nel pensiero pitagorico. Proprio la narrazione esiodea sarebbe la base della concezione demonologica greca successiva, in gran parte di derivazione pitagorica: i Pitagorici onoravano, oltre a Dèi ed eroi, anche altre potenze e vista l’importanza, nella loro tradizione – della scala gerarchica che vede la successione ordinata di Dèi, Demoni ed eroi – il riferimento non può che essere ai Demoni.

Per Empedocle il Demone è il frammento di divinità presente in ogni uomo, un concetto che mette in discussione l’opposizione tra mondo divino e realtà umana: il Demone è una scheggia di divinità destinata a trasformarsi fino al suo rientro nel divino. L’idea esiodea dei Demoni come custodi dell’umanità ritornerà, peraltro, in Platone, nei miti del Politico e delle Leggi, in cui Platone racconta che Crono pose a guida degli uomini una razza superiore, i Demoni, migliori rispetto agli uomini perché più divini. Avvertito come uno strumento del divino di presentarsi all’uomo, il Demone viene rappresentato sotto sembianze materiali, come se si trattasse di un essere che appartiene in parte ad una realtà e in parte all’altra: questo determina, in parte, la fortuna del Demone inteso come intermediario. Nel momento in cui il concetto di divinità trascendente impedisce al Dio di essere percepito con sensi materiali, esso si rivela all’uomo attraverso un suo emissario, che i pagani intendono come il Demone ed i Cristiani come l’angelo. Il Demone, quindi, è in grado di intendere le volontà divine per trasmetterle all’ambito di sua competenza: l’Uomo. A differenza degli Dèi, che possono essere indifferenti al mondo umano, i Demoni hanno una partecipazione molto attiva alla vita materiale, e questo merita loro un culto, ma anche – per esempio – il disprezzo di Empedocle, che si chiede il motivo per cui un principio divino debba essere allontanato dal divino stesso: riflessione che, in definitiva, procede fino a Filone e da qui al mondo Cristiano.

Il Demone, dunque, inteso nelle sue diverse accezioni, ma soprattutto in quanto elemento divino posto in un contesto materiale, non può che generare paura. È proprio questo l’elemento di discrimine tra demonologia cristiana e pagana: il concetto di intermediario, infatti, è comune all’uno quanto all’altro sistema di pensiero, ma per il mondo giudaico prima e cristiano dopo è impossibile tollerare il concetto di un intermediario che impone un culto, che solo la divinità superiore e trascendente merita. Solo Filone riesce a vedere la parità di dignità degli angeli ebraici e dei demoni pagani e ad equipararli. I Cristiani non possono interpretare il senso di Demone come accade in Grecia, tuttavia il Demone rimane in ogni tradizione un elemento mediano tra due piani distinti, quello umano e quello divino.

Il Culto dei Demoni nella Storia Contemporanea: la Demonolatria

La Demonolatria è letteralmente il culto dei demoni. Da non confondere con la demonologia, la Demonolatria è di per sé una religione a sé stante ed è la pratica del culto religioso e della magia rituale a favore degli esseri divini noti come Demoni. Come è stato evidenziato nei capitoli precedenti in questo articolo, il Culto dei Demoni era presente tanto nel passato quanto ai giorni nostri, rivestendo un ruolo molto importante; nella Demonolatria, così come nel Satanismo moderno, i Demoni non vengono affatto considerati come creature malvagie nemiche dell’umanità, bensì riprendono la concezione di Daimon nella sua accezione divina e mediana. All’interno della pratica rituale dedicata ai Demoni, vi è una ricca letteratura curata da uno degli esponenti più rilevanti del Culto: Stephanie Connolly, che ha riportato in auge quella pratica esorcizzata da sempre dalla Nuova Religione. Satanismo e Demonolatria hanno molto in comune, poiché si riferiscono entrambi alla stessa concezione di Demone, nonostante nel primo il ruolo centrale lo abbia perlopiù la figura di Satana. In realtà, se il Pantheon Satanico vede Satana come Dio principale, i Demoni continuano a rivestire il ruolo di entità ad esso collegate, partecipando consistentemente alla vita umana attraverso la competenza di intermediario in entrambi i casi.

Esattamente come accedeva nelle civiltà pre-cristiane, i Demoni non erano visti come entità negative, ruolo affidato loro dalle religioni successive; Demonolatria e Satanismo hanno rievocato l’antico Sapere ereditato da coloro che prima di Geova e di Yhaweh, avevano conosciuto l’ancestrale significato di divinità. Il Culto dei Demoni, infatti, non è da considerare un capovolgimento banale delle religioni di Mano Destra, bensì il vero “verso” originale. Come è stato ben descritto in precedenza, il concetto di entità guardiana è largamente più antica rispetto al più moderno concetto di angelo custode: 72 sono i Demoni principali nel Pantheon di Satana, esattamente come 72 sono gli angeli di Dio; questo paradossale specchio riflettente, evidenzia come il reale rovesciamento della verità non sia stato fatto ad opera dei Satanisti o dei pagani dell’epoca, bensì proprio per mano di coloro che desideravano estirpare le divinità preesistenti affinché divenissero temibili all’Uomo. Il Daimon, creatura divina ed intermediaria tra gli Antichi Dèi e gli uomini, assunse nel passato l’incarico di portare la Parola degli Dèi sulla Terra, molto tempo prima che i Figli del Giudaismo rovesciassero lo stesso concetto a loro favore. Quello che oggi viene definito Demone Guardiano, altro non è che la definizione corretta della mansione che – fin dal principio – esso incarnava; non si tratta quindi di uno sciocco e sterile ribaltamento dei ruoli – da angelo custode e Demone custode – da parte dei Figli di Satana, ma di una più che legittima volontà di ristabilire tutte quelle verità celate sotto il muro delle bugie, portato avanti da religioni egoiste e prive di identità. Non è questa la sede opportuna ove evidenziare in maniera ancor più dettagliata il “furto di identità” ad opera di tali religioni nei confronti di Culti e tradizioni ben più lontani, ma sembra già molto chiaro il modo in cui riemergano – con forza – dettagli ben poco velati di tale mancanza di “originalità”.

Il Culto dei Demoni nella Storia Contemporanea: la Demonolatria

La dimora dei Demoni: dall’inferno cristiano al mondo divino

Giunto al Cristianesimo, il problema dei Demoni restò sempre estremamente confuso, senza venire mai definito in modo chiaro. I cristiani gnostici li chiamano Archontes, mentre San Paolo, scrivendo agli Efesini, li chiama Kosmokratores. I cristiani definiscono le azioni dei Demoni in molte maniere diverse: sono definiti astuti, malvagi, immondi, maligni e nemici di Dio, coloro che ispirano i pensieri degli uomini. Il concilio Laterano del 1215 definì i Demoni come esseri puramente spirituali, privi di corpo e ciò andava in contraddizione con il concilio di Nicea del 787 che aveva dichiarato invece per i Demoni un’esistenza più materiale. Da tutte queste e da altre rappresentazioni cristiane, viene definito il luogo ove questi esseri orribili avrebbero scontato le loro pene; nasce quindi l’inferno cristiano. Nel libro di Giovanni si legge che Satana sia stato incatenato e gettato nell’abisso (20, 2); questo abisso è uno stagno di fuoco e zolfo (20, 10), luogo di pena ove non potrà più sedurre le genti (20, 3). Sembra che l’inferno cristiano sia il più profondo ed ardente di tutti gli inferni dell’antichità: l’Averno gli ha fornito il suo abisso senza fondo; il Flegetonte il suo zolfo per torturare e la Bibbia il modo di bruciare come si brucia una siepe (Is 5, 5) mentre le torture invece restano quelle dei Celti, degli Ebrei, dei Persiani. Tertulliano credeva ad un luogo di pena per i Demoni strutturato in modo così materializzato da ritenerlo come un luogo nel quale erano seduti i santi ed i martiri della Chiesa, per assistere a quello spettacolo di tortura e di sofferenze fisiche dei dannati, che trovavano quindi sollievo e compensazione delle sofferenze che essi avevano patito (De Spect, 30). L’inferno cristiano dunque è un coagulo di tutti gli inferni non cristiani, l’ennesima dimostrazione di come le religioni successive abbiano attinto dai culti precedenti al punto di far propri quei dettagli che mai gli sono appartenuti, con l’unico intento di relegare le “divinità infere” in una sorta di dimenticatoio, sotto la costante minaccia della punizione eterna.

Se i cristiani hanno trasformato l’inferno in un luogo materiale e sotterraneo, fautore di atrocità, dannazione e sofferenza, è possibile altresì ricondurre l’accezione spirituale dei Demoni ad uno o più luoghi altrettanto sottili; ci si riferisce in particolar modo a quella dimensione già trattata in altri articoli: il Piano Astrale. Esso può essere considerato un universo “parallelo”, un universo composto da diversi strati di coscienza e dimensioni impercettibili all’occhio umano; molti sono gli autori che hanno trattato la sua esplorazione definendo, tra i suoi abitanti, la dimora degli Spiriti. È infatti qui che possiamo trovare facilmente contatto con il Daimon, oggetto dell’articolo: in queste lande – spesso selvagge – è possibile incontrare quelle entità che la mistica di Mano Destra ha definito “spirito guida”. Se è vero che il concetto di entità mediana ha visto le sue origini nel Paganesimo e solo successivamente nell’Ebraismo e nel Cristianesimo, avviene con estrema logica il collegamento tra spirito guida e Demone Guardiano all’interno del Piano Astrale; un filo logico che non può essere paragonato al classico concetto di rovesciamento – come già esaminato precedentemente. In questi luoghi – i mondi astrali – la comunicazione con i Demoni avviene quasi spontaneamente ed ancora oggi il ruolo che essi assumono continua ad essere quello di Messaggeri Divini, nel Satanismo odierno così come in alcune tradizioni pagane. Il Piano Astrale, dunque, resta una terra di mezzo tra l’Uomo e Dio, popolato da quegli esseri divini a metà tra le due razze; ne conviene, perciò, che l’astrale sia il confine sottile che permette ai Demoni di comunicare con gli uomini e viceversa, un luogo noto agli Antichi quanto ai moderni Iniziati.

Vi è infine un’altra interpretazione che è possibile adottare nei confronti del Piano Astrale e della Residenza Demoniaca, interpretazione piuttosto impopolare tra i Satanisti contemporanei ma che, nonostante ciò, merita di essere discussa: la Cabala. Sviluppatasi in Europa, la Cabala affonda le sue radici nel pensiero greco, dove sono nate correnti come lo Gnosticismo e l’Ermetismo. Lo scrittore americano Flowers, nel suo libro Hermetic Magic, sostiene l’esistenza di una Kabbalah originale greca e pagana, tesi sostenuta anche da K. Berry nel libro The Greek Qabalah. Sembrerebbe infatti che l’origine della Cabala non provenga dalla classica concezione ebraica, bensì da un sistema ben più lontano; alcune fonti sostengono anche che la sua origine derivi dalla Tradizione Egizia ma una cosa è certa: Ebrei e Cristiani, anche in questo caso, hanno operato affinché tale sistema divenisse proprio, adattando il codice cabalistico – da ritenersi universale, nel senso del suo essere scollegato dalle religioni – ad entità e credenze posteriori. Alla luce di questo, perciò, non è da considerare inusuale o fuori luogo per un Satanista approcciarsi alla Cabala, uscendo dagli schemi religiosi di Mano Destra. Come già ampiamente discusso negli articolo di competenza, gran parte della Cabala si sviluppa sulla simbologia dell’Albero; tale figura viene rappresentata in duplice maniera: fronde e radici. Come è ovvio che sia, l’Ebraismo ed il Cristianesimo successivamente, affrontarono tale simbologia creando un ennesimo riflesso rovesciato: le fronde avrebbero rappresentato le Sfere Divine di Dio, mentre le radici sarebbero state relegate ad essere gli scarti demoniaci di quest’ultime.

72 sono i Demoni dell’inferno, così come 72 sono gli angeli di Dio”, una frase che rimbomba ancora con forza ogni qualvolta ci si ritrovi ad evidenziare questo onnipresente dualismo. Se le Sephiroth sono considerate emanazioni di Dio, le Qliphoth sono altresì concepite come mondi satanici. Andando a sviscerare il significato profondo di questi ultimi mondi, Thomas Karlsson nel suo celebre La Kabbala e la Magia Goetica, ricorda in maniera netta e cristallina un concetto che dovrebbe essere chiaro ai più: per un praticante della Kabbala, la sua origine ha un’importanza minore, poiché ciò che gli interessa è constatare se il metodo si è rivelato adattabile al proprio personale percorso spirituale. Quanto riportato da Karlsson, infatti, riassume il significato stesso del valore dell’Occultismo come dello stesso Ermetismo: l’insegnamento, raramente è visibile ad una prima occhiata, bensì è da ricercare scavando in profondità, aldilà della percezione semplicistica di una lettura, tra le righe e non nelle righe.

I mondi Qliphotici, quindi, possono rappresentare uno spiraglio esemplare di quello che finora abbiamo chiamato Piano Astrale; entrambi sottostanno alle medesime Leggi ed offrono al Praticante gli stessi insegnamenti: l’Iniziazione attraverso gli Dèi ed i loro emissari, i Demoni.

 

Ahsife Oscura

Fonti

Il libro del diavolo: le origini, la cultura, l’immagine, Anna Maria Crispino, Fabio Giovannini, Marco Zatterin

I mostri dell’Apocalisse, Mario Bacchiega

Questioni di demonologia, Chiara Crosignani

The Complete Book Of Demonolatry, S. Connolly

La Kabbala e la Magia Goetica, Thomas Karlsson

Iniziazione all’Ermetica, Franz Bardon

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