23 giugno 2020

Cosa è successo al mio articolo? Vi racconto perché è stato rimosso.

Venerdì scorso avevo anticipato l’uscita di un articolo molto forte per lunedì, sul giornale La Critica, un articolo di denuncia nei confronti di un oscurantismo mediatico che, di fatto, ignora l’esistenza dell’Acidismo. Questo grido di denuncia, come previsto, ha fatto rumore. Ad un’ora dalla pubblicazione l’articolo ha raggiunto centinaia di like – numeri fondamentali per un giornale online – ed ha inevitabilmente attirato l’attenzione. Tutto questo ha portato alla rimozione dell’articolo dopo appena un’ora dalla sua pubblicazione, una vera e propria censura che puzza di scandalo. “Telefonate”, questo è tutto ciò che mi è stato detto come giustificazione. Personalmente ero pronta ad una reazione di questo tipo, ero piuttosto sicura che sarebbe accaduto perché quando si toccano certi temi (a maggior ragione su un giornale) si smuovono acque che tante persone vorrebbero mantenere più che calme.

Reputo comunque quanto successo una vittoria: se le mie parole hanno suscitato una reazione così grave, evidentemente qualcosa di giusto e di scomodo devo averla detta. La verità in un modo o nell’altro salta fuori ugualmente e penso che il mestiere del giornalista e lo scopo di un giornale debba essere quello di sbattere in faccia alla gente tutte quelle verità scomode che generalmente si tende ad insabbiare.

Dopo l’oscuramento dell’articolo mi sono state proposte delle modifiche a partire da titolo ed immagine perché, a quanto pare, erano troppo forti. Ho rifiutato categoricamente, preferendo la rimozione totale anziché offrire una verità mozzata. Per questo motivo ho preferito pubblicare l’articolo qui sul mio sito, integralmente, perché è inaccettabile scrivere una denuncia nei confronti della censura per poi accettare una pubblicazione su misura. Ho troppo amore per i miei ideali per accettare compromessi.

Oltre a quanto appena descritto, la Redazione – il 25 giugno –  ha pensato bene di terminare qui la collaborazione con la sottoscritta, dimostrando chiaramente un’etica professionale piuttosto instabile ma, soprattutto, una grande incoerenza di fondo. Ricordate: se la verità è comoda, non è verità. La serietà di un giornale si vede proprio da quello che decide di non mostrare.

“Censurare la critica vuol dire mettere a tacere la libertà.” Sidney Hook. 

 

Quello che chiedo a coloro che stanno leggendo questo articolo è: condividetelo il più possibile! Se ha creato tanto scompiglio, è evidente che siamo sulla buona strada.

Ecco l’Articolo “Le sette (non) sataniche: figlie illegittime dell’ignoranza. Il grido di denuncia dei Satanisti.”

Da sempre sull’Italia aleggia l’oscura ombra del Satanismo e delle sette sataniche. Molto spesso i media hanno raccontato storie terribili basate su omicidi di stampo rituale, droga e violenze di ogni sorta. Protagonisti indiscussi di queste atrocità sono – secondo i giornali e l’opinione pubblica – i seguaci di Satana. Un eclatante esempio della criminalità messa in atto ad opera delle sette sataniche è senza dubbio il celebre caso delle Bestie di Satana ma, in Italia, il fenomeno delle sette è, oltre ogni ragionevole dubbio, decisamente abusato.

A denunciare la totale dissociazione nei confronti di coloro che ingiustamente si fregiano del nome di Satana per giustificare i propri crimini, sono proprio i Satanisti. Da diversi anni il Satanismo ha fatto valere il proprio diritto alla libertà di culto manifestando – specialmente attraverso il web – la totale estraneità nei riguardi di coloro che vengono definiti Acidi. Il Satanismo, infatti, non sarebbe frutto di retaggi cristiani né avvezzo a qualsivoglia tipo di illegalità. Questo netto distinguo che separa il reale Satanismo da una forma deviata di religiosità rovesciata, ha finalmente permesso ai Satanisti di far conoscere la verità di un Culto che l’Acidismo da sempre ha corrotto.

Ma nonostante vi sia questo forte distaccamento nei confronti di un “Satanismo” malato, giornali, televisione e più in generale l’opinione pubblica, di commettere reati ed abomini nel nome del diavolo vengono sempre accusati i Satanisti. Sembrerebbe, infatti, che il fenomeno dell’Acidismo non sia minimamente menzionato davanti a casi mediatici di tipo occulto, ma resti unicamente un’informazione scritta in letteratura e nel web. A fare i conti con l’ignoranza del popolo italiano non sono solo i Satanisti bensì tutti coloro che si occupano di esoterismo; sarebbe chiedere troppo l’ipotesi di istruire le persone a riconoscere almeno i simboli basilari dei vari Culti – esattamente come ognuno di noi sa riconoscere l’iconografia tipica delle religioni classiche – ma sarebbe già un enorme successo far comprendere all’Italia l’abissale differenza tra un Acido – ossia un mostro creato attraverso lo spauracchio cristiano – ed un Satanista che, contrariamente agli stereotipi, celebra la vita e non un cadavere appeso ad una croce.

Se è vero che la Costituzione Italiana, mediante l’art. 19 delibera la libertà di culto, è altresì vero che, nel pratico, questo non succeda. Nel nostro bigotto Paese sarebbe obbiettivamente impossibile convivere ed accettare l’esistenza di un Satanismo che non sia criminale, specialmente quando il “corpo del reato” è ciò che maggiormente sorregge la religione di Stato: se il diavolo non fosse davvero così maligno e malvagio, come predicato nel corso dei millenni, come potrebbe il buon Dio (soprav)vivere? Quale altra antica divinità diverrebbe fautore del male assoluto?

Concretamente, il Satanismo ed i Satanisti vivono una costante discriminazione che si riversa in ogni ambito della vita: da quello famigliare a quello lavorativo, passando da limitazioni quotidiane con conseguenze a dir poco agghiaccianti se si pensa che ci troviamo nel XXI secolo.

Ci si riferisce in particolar modo a Satanisti disconosciuti dalle famiglie, licenziamenti dal lavoro (o addirittura come motivazione per non essere assunti), negazione di adozione di animali domestici e, nella maggior parte dei casi, di un vero e proprio assalto fatto di diffamazioni di ogni genere. Tutto questo sulla base di un orientamento religioso non convenzionale e ritenuto – dalla Chiesa – sbagliato.

Una battaglia, quella dei Satanisti, verosimilmente vicina alla lotta ai diritti LGBT che – con non poca fatica – sta ottenendo i primi traguardi. Cosa chiedono i Satanisti? Giustizia e nulla più. Giustizia per i propri diritti, giustizia per la libera scelta di vivere il proprio Culto senza il timore di essere perseguitati da quella che è, a tutti gli effetti, una moderna Inquisizione.

Il perpetuo accostamento dei Satanisti alla criminalità acida non può, certamente, essere più tollerata. Il grido satanista si alza a gran voce da troppo tempo per restare ancora inascoltato: ignorare che vi sia un marcato confine tra Acidismo e Satanismo è da considerarsi come atto diffamatorio concreto al pari di un’accusa di omicidio. Giornali e trasmissioni televisive dovrebbero imparare, per primi, il significato di correttezza e di onestà anziché sguazzare, come porci nel fango, in situazioni che con il Satanismo non hanno niente a che fare. Parlare di Satanismo e di intrighi correlati alle cosiddette sette sataniche, da sempre desta una certa curiosità ma questo non può essere un valido motivo per rendere il Satanismo un capro espiatorio su cui arrampicarsi pur di fare notizia.

I Satanisti, dunque, non sono più disposti a lasciarsi insudiciare da false notizie ed inappropriate accuse a causa dell’ignoranza di chi, invece, dovrebbe dare spazio alla Voce della Verità: colei che non ha bandiera politica, colore della pelle né orientamento sessuale o religioso.

Se è vero che la Legge non ammette ignoranza, forse le Forze dell’Ordine e gli stessi media dovrebbero iniziare ad offrire un’adeguata informazione.

 

Ahsife Oscura